venerdì 29 febbraio 2008

PDL: CIRCOLI IN PIAZZA PER LE PRIMARIE SUL PROGRAMMA





Anche i Circoli della Libertà si mobilitano per le primarie sul programma del Popolo della Libertà.


Sabato 1 e Domenica 2 Marzo, infatti, nelle piazze di tutta Italia, verranno allestiti gazebo e banchetti dove i cittadini potranno dire quali sono le priorità che il Pdl dovrà affrontare in caso di vittoria alle prossime elezioni.

Alle primarie saranno dunque distribuite tre schede: una sul lavoro, una sulla famiglia e l’ultima sulla sicurezza.

Su ciascuna saranno indicati cinque punti: di ognuno di questi gli italiani potranno dire se lo ritengono più o meno urgente, dandogli una valutazione da 1 a 5.


In basso a ognuna delle tre schede, ci sarà poi uno spazio per commenti, proposte e suggerimenti.

Partecipando alle primarie, dunque, i cittadini avranno la possibilità di dare il loro personale contributo alla definizione del programma del Popolo della Libertà, che verrà presto presentato dal presidente Berlusconi.

Fonte: http://www.circolodellaliberta.it


mercoledì 27 febbraio 2008

I Difensori del voto




Quella che citiamo per intero sul blog di Trentino Azzurro e' una lettera pervenuta a un quotidiano nazionale, un illustre quotidiano nazionale, che invita i cittadini a diventare dei Difensori del voto.



Per chi dubitasse della indispensabile funzione di un difensore del voto sono elencati via - via i motivi validissimi per cui, invece, questa figura, che in passato era sempre presente nei seggi elettorali, al momento dello scrutinio, ed era riconosciuta col nome di Rappresentante di lista, e' necessaria.

Ora piu' di prima.

Segue la lettera:


" Carissimo direttore questa vorrebbe essere una lettera ma potrebbe benissimo essere anche una specie di "manuale del broglio perfetto"…
Sì perchè, se nessuno ancora l'ha informata, esiste un piccolo dettaglio introdotto nelle procedure di voto, anzi sarebbe meglio dire eliminato dagli incarichi di scrutatori e presidenti dei seggi elettorali italiani, che rende le votazioni italiane "a rischio".
Non mi crede?
Ascolti…
C'era una volta il tagliandino elettorale, se lo ricorda?
Era quel piccolo pezzettino di carta composto da due parti staccabili che accompagnava l'elettore al seggio; metà veniva timbrata dalla sezione elettorale e restituita alla persona che aveva votato, l'altra metà restava agli scrutatori a dimostrazione che QUELLA persona aveva votato e veniva poi inviata alla corte d'appello competente che poteva così controllare quanti e quali elettori si fossero recati alle urne.
C'era una volta il tagliandino elettorale, ma OGGI?
Oggi è stato sostituito dalla famigerata "tessera elettorale" che al di là di eventuali violazioni dell'altrettanto famigerata legge sulla privacy, genera un pericoloso VUOTO nella burocrazia dei seggi elettorali!
Sono stati infatti aggiunti ai verbali due "registri" (uno maschile ed uno femminile) per l'annotazione del numero della tessera elettorale (come indicato sulla copertina degli stessi).



In questi registri ci sono infatti due semplici colonne nelle quali vanno riportati per tutti i votanti il numero della tessera e quello di iscrizione dell'elettore nella lista di sezione.
Tali registri vanno poi inviati alle corti d'appello competenti perchè possano controllare il numero dei votanti e (suppongo) la corrispondenza dei due numeri…
Perchè, vede, è proprio qui che, come si dice, casca l'asino!
Non esiste più una prova fisica che il nostro Mario Rossi si sia recato alle urne, viene semplicemente verbalizzato il numero della sua tessera elettorale e quello a lui assegnato dal comune di residenza.

Faccio alcune osservazioni:
Se qualche componente del seggio si prende diciamo 10 schede le vota e poi a seggi chiusi riempie i suddetti registri scegliendo tra le liste di sezione i numeri di 10 persone che non hanno votato e mette semplicemente a caso i 10 numeri delle tessere elettorali…
Se dicevo, qualche delinquente dovesse comportarsi in questo modo è veritiero aspettarsi che TUTTI i registri in questione vengano esaminati controllando l'esatta corrispondenza tra numero di lista e numero di tessera di CIASCUN VOTANTE d'Italia??
Non verrà mica fatto a mano da qualche sfortunato impiegato?
Ora che abbiamo capito il problema, capiamo l'importanza della segretezza del numero della tessera elettorale:
Basta che al nostro seggio lo conoscano per votare in vece nostra se noi decidiamo di disertare le urne. E chi mai potrebbe scoprirlo?
Bisognerebbe inviare diciamo un carabiniere a casa di tutti gli italiani che hanno votato per controllare se sulla loro tessera c'è il timbro della sezione elettorale…

Fantascienza!

A proposito di fantascienza, qualcuno conosce la corrispondenza numero di tessera-numero di lista, sicuramente più di qualcuno in Italia, al ministero, nei vari comuni…
Uno di questi potrebbe stampare una lista a due colonne molto simile ai famosi registri.
Basterebbe fornirla a qualche presidente di seggio compiacente…(il nostro delinquente di prima)
Ma questa è fantascienza vero direttore?
Come se non bastasse qualche presidente potrebbe fotocopiarsi i registri di questa elezione ed USARLI nelle prossime, tanto i numeri non cambiano.

Ma anche questa è fantascienza, vero?
Mah…
Io non credo che tutto questo che ho cercato di spiegarle (spero a proposito di essere stato abbastanza chiaro) sia una gran bella cosa; in ogni caso anche questa volta, in un modo o nell'altro, andremo a votare e… speriamo bene!
La ringrazio del tempo che ha voluto dedicarmi e del giornale che ogni giorno ci regala.

Cordiali saluti da un presidente di seggio"

lunedì 18 febbraio 2008

ALLEANZE E LEGGE ELETTORALE: Per chiarirsi le idee




La legge elettorale vigente, con la quale si tornerà al voto, prevede un sistema, che riprende alcune caratteristiche del sistema proporzionale (in particolare il voto di lista per il partito) ma le subordina al principio fondamentale del sistema maggioritario (chi prende un voto in più ha vinto). Approvato a dicembre 2005 nella precedente legislatura a maggioranza di centrodestra, il sistema elettorale è definito spesso ‘‘Porcellum’’ perchè il suo stesso ideatore, il leghista Roberto Calderoli, parlando della sua legge a Matrix nel marzo 2006, dichiarò: ‘‘si dovrà riscrivere. Glielo dico francamente, l’ho scritta io ma è una porcata’’. In seguito, tuttavia, Caldaroli sostiene che la definizione si riferiva alle modifiche apportate alla legge, su intervento del Capo dello Stato, riguardo al premio di maggioranza.
Il Capo della coalizione - Le coalizioni sono identificate dal nome del loro capo (che nel 2006 erano Romano Prodi per l’Unione, Silvio Berlusconi per la Cdl). Il fine della legge è, infatti, quello di aggregare le coalizioni prima del voto, e di indicare al Capo dello Stato la persona da nominare Presidente del Consiglio, assieme alla maggioranza di governo che lo dovrà sostenere. Nel 2006 le liste collegate a Prodi, per la Camera, ebbero circa 25.000 voti in più di quelle collegate a Berlusconi, determinando la vittoria dell’Unione.
Partiti e coalizioni - L’elettore vota per il partito che sceglie; in questo modo, però, indica implicitamente anche la coalizione di governo preferita e la persona che dovrà guidare il governo. Non è ammessa la possibilità di votare per un partito e scegliere una coalizione diversa (come accade invece per i sindaci, i presidenti di provincia e delle regioni).
Premi di maggioranza - La coalizione che ha ricevuto più voti ha diritto al premio di maggioranza, pari al 55 per cento dei seggi (se non abbia già diritto, in base ai voti ricevuti, ad una percentuale più alta). Il premio è applicato su base nazionale alla Camera (con esclusione della Val d’Aosta), ed equivale a 340 seggi su 630, che vengono ripartiti fra i partiti in proporzione ai voti ottenuti (mentre i partiti sconfitti si dividono gli altri). Per il Senato, il premio di maggioranza è assegnato regione per regione: la coalizione che vince prende il 55 per cento dei seggi. Non è prevista alcuna soglia minima da raggiungere per avere diritto al premio: è su questo punto che la Corte ha segnalato al Parlamento l’esigenza di considerare con attenzione gli aspetti problematici di una legislazione che non subordina l’attribuzione del premio di maggioranza al raggiungimento di una soglia minima di voti e/o di seggi. È da notare che, secondo la legge vigente, il premio di maggioranza può essere assegnato sia alla lista sia alla coalizione: è sbagliato credere che venga assegnato solo alla coalizione. Ciò è stato ricordato esplicitamente nella sentenza della Corte Costituzionale del 30 gennaio scorso.
Sbarramenti - Alla ripartizione dei seggi sono ammessi solo i partiti che abbiano superato gli sbarramenti previsti; questi non sono uguali per tutti, perchè concepiti in maniera da premiare i partiti che si coalizzano a discapito di quelli che si presentano al di fuori delle coalizioni principali.
Alla Camera - I partiti coalizzati sono ammessi alla ripartizione dei seggi se hanno avuto almeno il 2 per cento dei voti; ma è previsto anche il ripescaggio del partito più votato fra gli esclusi di ciascuna coalizione. Cosi, ad esempio, nel 2006, nell’Unione fu ripescata l’Udeur, che aveva avuto l’1,4 per cento; mentre nella Cdl fu ripescata la lista comune fra Nuovo Psi e Dca, che aveva avuto solo lo 0,7 per cento. Per i partiti non coalizzati, la soglia di sbarramento sale al 4 per cento. Se tuttavia una coalizione non raggiunge il 10 per cento, i suoi partiti sono esclusi comunque.
Al Senato - valgono principi analoghi, ma le soglie sono diverse, e sono sempre considerate su base regionale: 3 per cento per i partiti coalizzati (senza ripescaggi); 8 per cento per i non coalizzati; 20 per cento per le coalizioni.
Eletti all’estero Nella Circoscrizione Estero sono eletti i 12 deputati e 6 senatori riservati agli italiani residenti all’estero, ma i relativi voti non entrano nel calcolo dei premi di maggioranza.
Quote rosa - La legge elettorale non prevede alcuna riserva di candidature né altri meccanismi per promuovere la presenza di donne in parlamento.
Preferenze - Non è ammessa la possibilità di indicare la preferenza fra i candidati (cosiddette liste bloccate): i candidati vengono eletti in base all’ordine di presentazione.


forzaitalia.it

Il Cavaliere al «Giornale»: «L’Italia non ha bisogno di giri di pullman. È evidente che la sinistra non può e non sa governare.


Abbiamo raggiunto Silvio Berlusconi al telefono, nell’unico pomeriggio di riposo della settimana. Non era prevista un’intervista, diciamo che non è un’intervista di quelle ufficiali e tradizionali. Però è stato un colloquio sapido e divertente. Siccome con il consenso del presidente l’avevamo registrato, osiamo senza il suo consenso proporlo ai lettori. Presidente Berlusconi, ha visto? Il pullman di Veltroni è partito. E il suo?«Il mio è rimasto e rimarrà in garage. Auguro a Veltroni di non prendere troppo freddo e di non stancarsi troppo, anche se poi, all'opposizione, avrà molto tempo per riposarsi. Davvero penso, “pacatamente, serenamente”, che oggi in Italia ci sia bisogno non di giri di valzer e di pullman ma di serietà, di competenza, di coerenza fra ciò che si promette e ciò che poi concretamente si mantiene».La ritiene possibile la vittoria del Pd?«No. Perché gli italiani hanno capito che la sinistra italiana non può e non sa governare».Ma perché il progetto di Veltroni è irrealizzabile?«Perché si potrebbe dire che nel programma che ha illustrato c'è del buono e del nuovo: peccato però che il buono non sia nuovo e il nuovo non sia buono. Quei dodici punti che ha presentato sono proposte per metà copiate dal centrodestra, a cominciare dal “meno tasse per tutti”».E per l'altra metà?«L'altra metà stava già nelle 281 pagine del programma di Prodi. Alcune di quelle proposte le hanno sbandierate a lungo ma poi sono finite nel cestino. Il programma, per la sinistra, è sempre stato uno specchietto per le allodole, cioè per gli elettori, da usare solo in campagna elettorale».A che cosa si riferisce?«Per esempio ai contributi per gli asili nido e ai sussidi per i figli. Anzi hanno abolito anche il nostro bonus bebé. Ma si potrebbe andare avanti punto per punto: hanno presentato agli elettori un programma di 281 pagine. Poi l'hanno sostituito con i dodici punti di Prodi e non hanno realizzato nemmeno quelli. Adesso spuntano altri dodici punti di Veltroni. Come si fa a credere che non li dimenticheranno anche stavolta?».

Ci sono anche novità come il salario minimo a 1000 euro.«Buona questa. Sarà un incentivo per artigiani e piccoli imprenditori a non assumere più o ad assumere in nero».La sinistra però ostenta grande sicurezza. «Gli italiani ormai l'hanno capito che per la sinistra i programmi non contano nulla. Per la sinistra l'unica cosa che conta è la conquista del potere. Vogliono il potere per il potere, non per cambiare l'Italia. Non per il bene del Paese. Sono al massimo bravi facitori di parole, bravi ideatori di slogan, mentre io mi considero, al contrario, un costruttore di realtà, di realizzazioni concrete, con la capacità di amministrare e di governare un Paese che per responsabilità della sinistra e di Prodi è oggi in declino».Però Veltroni ha avuto coraggio, ha scelto di correre da solo...«Così aveva detto. Ma poi si è coniugato con l'uomo delle manette, quel Di Pietro campione del giustizialismo più efferato, pervicace nel fare del male agli altri. Noi invece abbiamo deciso e realizzato una scelta di assoluta chiarezza: con grande cortesia abbiamo detto “no” a Storace, a Mastella e a Casini. Ci siamo alleati soltanto al Nord con la Lega, cioè con il tradizionale partito del Nord».A proposito di cortesia: Casini ha detto che non tutti sono in vendita.«E chi lo voleva comprare? Loro sono quelli che fra il 2001 e il 2006 non ci hanno lasciato realizzare pienamente il nostro programma. E ci hanno impedito di vincere, due anni fa, opponendosi tra l'altro al cambiamento di quella legge liberticida che è la “par condicio”. L'adesione dell'Udc al Pdl, che è la costola italiana del Partito Popolare Europeo, sarebbe stata l'approdo naturale e coerente di uno dei partiti fondatori della Casa delle Libertà. Credo non sia stato giusto e lungimirante arroccarsi in un'identità senza prospettiva invece di dare una prospettiva politica e storica alla propria identità».Non teme senza Casini che aumenti il rischio di perdere?«Io penso che l'addio di Casini sia come l'addio di Follini: non sposta nulla. Gli elettori dell'Udc rimarranno in gran numero con il Popolo della Libertà».

Dicono che l'Udc sarebbe al 7 per cento...«A noi risulta molto meno. Bisogna stare attenti perché si stanno artatamente diffondendo dati fasulli. Non è vero che il Partito Democratico sia al 35 per cento e non è neanche vero che Di Pietro sia al 6 per cento, i sondaggi di cui disponiamo lo danno sotto il 3 per cento».D'Alema dice che è iniziata la rimonta. Dice che hanno recuperato già due punti di distacco.«È la tecnica già adottata in passato. Diffondono dati che non esistono. Ma noi abbiamo fiducia nel buon senso degli italiani. Da una parte c'è una sinistra che ha governato male e che non ha realizzato nulla di ciò che aveva promesso, dall'altra ci siamo noi, che siamo guidati dal buon senso e che non abbiamo mai tradito gli impegni presi. Dopo l'esperienza con Prodi, che è ancora il presidente del Partito Democratico, gli elettori in buona fede non possono avere dubbi, non credo siano disposti a farsi prendere in giro un’altra volta».Lei avrà già pensato sicuramente alla squadra di governo. Si parla di nomi eccellenti. Corrado Passera, per esempio...«Per fare nomi è ancora presto. Di sicuro penso a un esecutivo formato da ministri di grande qualità e di sicure capacità operative».Veltroni dice che il suo è un progetto superato.«Da che cosa, dal loro? Il nostro è il progetto liberale che ha funzionato in tutte le democrazie dell'Occidente. Quello che prevede meno tasse sulle famiglie, sul lavoro, sulle imprese. Con la conseguenza di avere più consumi, più produzione, più sviluppo e quindi maggiori introiti dell'erario per aiutare chi ha bisogno, per costruire le infrastrutture, per ridurre il debito pubblico. Un progetto assolutamente concreto che cominceremo a realizzare fin dal primo Consiglio dei ministri, dove ci presenteremo con disegni di legge già pronti: il taglio dell'Ici, la detassazione degli straordinari, il bonus “bebé” e via dicendo. Sia chiaro: il momento è difficile e nessuno ha la bacchetta magica. Ma gli italiani sanno che il Popolo della Libertà rispetterà tutti gli impegni presi per far rialzare l'Italia. Mi chiedo: com'è possibile dare ancora fiducia a quella sinistra che finora, l'Italia, è stata solo capace di metterla in ginocchio?».

IlGiornale.it

venerdì 15 febbraio 2008

CASINI : Domani Decido


Roma - La "telenovela" con Silvio Berlusconi non è ancora arrivata all’epilogo ma il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, già parla da candidato premier, pronto quindi alla corsa solitaria del suo partito alle elezioni del 13 aprile.
Intervenendo ad una iniziativa elettorale a Benevento, l’ex presidente della Camera assicura che domani mattina metterà la parola fine al braccio di ferro con il Cavaliere al quale però ribadisce per l’ennesima volta "la disponibilità" a collaborare in un’alleanza mantenendo il simbolo dello scudo crociato. Se questo non fosse possibile l’Udc correrà da sola. L’ex presidente della Camera parla di oggi come di una "giornata decisiva" e ribadisce: "Noi siamo sempre stati interpreti dell’area dei moderati per cui i valori non sono un optional, non sono comprabili. Ci apprestiamo alla corsa solitaria, ci apprestiamo a rischiare perché oggi non scegliamo possibili poltrone ma scegliamo le idee".
Il leader Udc ha praticamente già pronti i suoi cavalli di battaglia per la campagna elettorale da candidato premier, "una battaglia difficile e dura" ma dove, assicura, "non faremo sconti". Casini conferma di avere tutte le intenzioni di mettere in chiaro nei prossimi due mesi che "la responsabilità della rottura" non è stata la sua, ma di Berlusconi. Quindi, sceglie tre temi sui quali chiederà la fiducia dei cittadini: l’identità cristiana, la modernizzazione e il merito. Gli avversari dell’ex presidente della Camera sono due: da un lato Veltroni, dall’altro Berlusconi.
Casini li attacca sulla legge elettorale, sui temi etici, sulle tasse. "Veltroni e Berlusconi hanno spiegato che i temi di natura etica non devono entrare in campagna elettorale, io credo il contrario perché fare le leggi è compito dei politici. Su questo non avremo esitazioni". E propone di "estendere ai conviventi dei diritti sulla base di contratti privatistici" ribadendo "il no a qualsiasi parificazione con il matrimonio". Infine, il leader Udc chiude la porta a Clemente Mastella e ad un possibile apparentamento con l’Udeur in vista delle prossime elezioni. "La mia gente non capirebbe", motiva l’ex presidente della Camera, e lo fa, ironia della sorte, proprio a 10 anni da quel 16 febbraio del 1998 quando proprio a Benevento fu sancita la divisione tra lui e Mastella che decise di aiutare il Governo D’Alema. "Io rimasi fedele al centrodestra. Sono passati 10 anni e sono sempre dalla stessa parte...".

IlGiornale.it

lunedì 11 febbraio 2008

domenica 10 febbraio 2008

ANDATE E SIATE MISSIONARI DI LIBERTA'


La sinistra ha messo in ginocchio l'Italia.

ITALIA RIALZATI

Milano - La campagna elettorale del centrodestra parte da San Babila, nel cuore di Milano: la piazza dove, il 18 novembre scorso, Silvio Berlusconi pronunciò il famoso «discorso del predellino» in cui annunciava il nuovo Partito della libertà; la piazza cara anche alla destra italiana. In questo simbolo della nuova formazione politica del Popolo della libertà, in un teatro Nuovo stipato all’inverosimile, i Circoli della libertà di Michela Vittoria Brambilla hanno convocato un meeting. E Silvio Berlusconi ha lanciato il suo manifesto elettorale.Il leader del centrodestra ha attaccato il governo Prodi, ne ha elencato «i lasciti tremendi»; ha smascherato il presunto «nuovismo» del neonato partito democratico («il leader è in politica da oltre 33 anni e il presidente si chiama Prodi»). Ma ha anche fatto gli auguri al Pd: «Finalmente la sinistra ha cominciato a capire qualcosa e, sia pure con un ritardo di decenni, si è sottratta all’abbraccio mortale della sinistra radicale e antagonista». E ha invitato gli elettori a «non votare al di fuori dei due pilastri del bipolarismo, perché i partiti piccoli possono ostacolare i progetti che le due forze maggiori realizzeranno dopo le elezioni per il bene del Paese».I valori del centrodestra non sono cambiati: Berlusconi ha riletto alcuni passi del primo discorso politico del 1994 consegnandone poi la copia alla Brambilla. «Il nostro governo ha ben operato e ci apprestiamo a completare l’opera nei prossimi cinque anni». Fatto l’accordo con Alleanza nazionale per le liste uniche («la vera novità di questo voto è il nostro grande partito moderato»), il Cavaliere ha annunciato che la Lega Nord presenterà liste proprie soltanto nelle regioni in cui ha un consistente peso elettorale e non altrove. E ha tirato le orecchie a chi fischiava Mastella: «Se non c’era lui, Prodi stava ancora al governo. Dobbiamo ringraziarlo, e la riconoscenza è uno dei valori che abbiamo anche in politica».


IlGiornale.it

giovedì 7 febbraio 2008

Ecco perchè si Vota


Si vota perchè questa maggioranza fantasma uscita dalle urne del 2006 è andata in frantumi. Un'implosione che ha avuto come punta dell'iceberg il voto contrario di alcune componenti moderate, ma che era già stata segnata dalle differenze di Dna delle sue componenti, dalla nascita del Partito democratico, dalla volontà espressa poche settimane fa da Veltroni di andare da solo in caso di ricorso alle urne, certificando così l'impossibilità di convivenza con l'ala estrema della coalizione.
Si vota perchè, è bene ricordarlo, nel dibattito in Senato sulla fiducia-sfiducia, il de profundis del Governo Prodi è venuto da più parti della maggioranza e non solo dai gruppi di Dini e Mastella.
Si vota non perchè qualcuno ha impedito la nascita di un governo che facesse una riforma elettorale, ma per il fatto che questa riforma era impossibile ieri come oggi, e che qualunque tentativo mirato allo scopo era evidentemente strumentale, finalizzato a prendere tempo, a eludere i nodi veri che l'Italia si trova oggi a dover sciogliere.
Si vota perchè il Paese ha sulle spalle, dopo due anni di Governo Prodi, un fardello enorme di problemi da risolvere. Le tasse, le tariffe, il costo della vita, la sicurezza, il controllo dell'immigrazione clandestina e della criminalità. Questi, e non il sistema elettorale, gli sbarramenti e altri tecnicismi del genere, sono i problemi della gente, quelli a cui la campagna elettorale, i programmi dei partiti e gli impegni dei leader dovranno dare risposte.
Si vota perchè questo Paese ha già perso due anni per l'arroganza di Prodi e della sua maggioranza, incapaci di riconoscere nella primavera del 2006 di non aver vinto le elezioni, di avere di fronte un Paese spaccato in due, ingovernabile con una delle due Camere appesa a una maggioranza precaria. Due anni in cui si sarebbero potute fare quelle riforme che oggi vengono invocate come la manna dal cielo, e la cui mancata attuazione si cerca di far ricadere su chi, come il Presidente Berlusconi, proprio due anni fa propose invano uno sforzo di unità nazionale per riscrivere le regole istituzionali.
Si vota per dare al Paese un Governo diverso da quello che ha "sgovernato" in questi due anni, il governo delle tasse, delle emergenze rifiuti, dell'incapacità a emettere persino un decreto in tema di sicurezza. Si vota per avere cinque anni di stabilità, come quelli in cui ha governato il centrodestra, a differenza di un centro sinistra che ha confermato l'incapacità a tenere un assetto decente per più di due anni. Ma si vota anche per costruire nella prossima legislatura un assetto diverso, migliore, più moderno delle istituzioni del Paese. Assetto che, a differenza di quanto fece il centrosinistra con la riforma del titolo quinto della costituzione, le forze liberaldemocratiche vogliono condividere con chi, sull'altra sponda politica, ha a cuore le sorti nazionali.
Si vota, non per fare inciuci, assolutamente. Anzi, per fare chiarezza, quella che è a mancata in questi due anni di babele politica. Ma proprio dalla chiarezza si deve costruire un confronto senza equivoci per portare la "macchina-Italia" a livello degli altri Paesi che viaggiano ad andature e con un confort infinitamente superiori.
La parola torna agli elettori, come vogliono la Costituzione e il buon senso in un sano sistema democratico. La dissoluzione della maggioranza politica emersa nel 2006 non lasciava alternative. Diamo atto al Presidente della Repubblica di avere agito in fretta e nel più rigoroso rispetto formale e sostanziale della Costituzione. Abbiamo compreso che, per senso di dovere istituzionale, abbia affidato un incarico esplorativo al Presidente del Senato, e al senatore Franco Marini riconosciamo di averlo svolto in modo limpido e chiaro, portando le conclusioni delle sue consultazioni al Capo dello Stato senza dilazioni o travisamenti. È un bene prezioso che, nei momenti delle decisioni fondamentali della vita politica di un Paese democratico, le più alte Istituzioni seguano la via della legge e della coscienza senza ascoltare richiami di parte. Vediamo in questi comportamenti un contributo importante al riavvicinamento tra cittadini e istituzioni.
La conclusione anticipata della Legislatura non indebolisce ma rafforza la democrazia. Questa convinzione deve essere condivisa sia da chi, come noi, giudicò fin da subito che una efficace governabilità non poteva essere fondata su una ridottissima maggioranza numerica sia da chi, sbagliando, la riteneva possibile. La democrazia, infatti, non si fonda solo sui numeri, ma anche sui valori che danno un senso e una direzione alle scelte politiche. Dove queste non sono espressione di una visione omogenea, i risultati vanno a danno di tutti. Siamo convinti che dalle urne uscirà, dopo questa esperienza, una volontà chiara del corpo elettorale, che una classe politica più matura saprà interpretare, ponendo gli interessi dell'Italia al di sopra di quelli dei partiti. È con questo spirito che dovrà essere condotta la campagna elettorale: non per la conquista del potere, ma per fare gli interessi a lungo termine del nostro Paese.
La maggioranza uscente non ha saputo trovare in modo tempestivo e convincente una posizione comune sulle riforme indispensabili al buon funzionamento delle istituzioni e questo ha reso impossibile, nella Legislatura che ormai abbiamo alle spalle, un dialogo costruttivo con l'opposizione. Dialogo appena abbozzato, e da noi assecondato, ma tardivo e fondato più sul valore positivo del dialogo stesso che non sui contenuti. Su questo spirito di dialogo dobbiamo costruire il futuro. Questo non significa che la campagna elettorale sarà meno aspra. Vogliamo, e da parte nostra seguiremo questa linea, considerare i nostri avversari come tali sul piano dei principi, dei valori e degli obiettivi, e non come dei nemici con cui, dopo il voto, non si possa dialogare. Siamo restati fermi sul principio "prima il voto e poi le riforme fondate sul dialogo". Anche perché le riforme devono avere il sostegno dell'opinione pubblica e non possono essere calate dall'alto per accordi tra i vertici delle forze politiche.
La saggia decisione di procedere allo scioglimento anticipato delle Camere riporta la democrazia alla sua natura, che non è lotta per il potere ma rispetto primario per la volontà popolare. Non vogliamo credere che chi si opponeva alle elezioni anticipate lo facesse solo per il desiderio di conservare il potere. Allo stesso modo escludiamo con convinzione che chi, come noi, le ha chieste, fosse mosso da desiderio di rivincita. Tutti dobbiamo guardare all'interesse del Paese, ma tutti dobbiamo anzitutto rispettare la volontà popolare che, attraverso la società civile, aveva manifestato in maniera crescente la propria insoddisfazione verso un governo che non riusciva a dare risposte alle gravi difficoltà del Paese non perché avesse una ridottissima maggioranza numerica al Senato, ma perché cercava di tenere insieme forze politiche troppo distanti tra loro per obiettivi e cultura politica.
Affrontiamo le elezioni anticipate, che abbiamo chiesto avendo predetto che la maggioranza di centrosinistra del 2006 sarebbe implosa per le proprie contraddizioni, con il preciso obiettivo di dare al Paese un Governo che rapidamente, con pochi e mirati provvedimenti, restituisca alla gente il valore fondamentale della speranza e della fiducia nel lavoro e nei suoi frutti. La breve congiuntura economica favorevole, di cui il governo Prodi ha goduto ma di cui non ha saputo approfittare, è già finita. È quindi tempo di rimboccarsi tutti le maniche, di lavorare di più e con rinnovata determinazione. In tutti deve prevalere il senso di responsabilità: i diritti si rafforzano nel quotidiano svolgimento dei propri doveri e non nella loro semplice e rumorosa rivendicazione. La prossima legislatura, nelle nostre intenzioni, sarà la legislatura del fare, non la Legislatura del dire.
Con lo scioglimento delle Camere il governo Prodi, da molti considerato il peggiore della stagione repubblicana, passa all'archivio storico. Il Paese respira, la stragrande maggioranza degli italiani aspetta soltanto di votare, con la consapevolezza di poter aprire una fase realmente nuova.
C'è la percezione diffusa che l'Italia ha di fronte a sé problemi rilevanti, dalla pressione fiscale alla sicurezza, dall'esigenza di un piano straordinario per la casa alla tutela della privacy. Il sistema ha bisogno, inoltre, di uno scatto riformatore che lo faccia uscire dalla palude in cui l'ha condotto l'unico governo occidentale del quale facevano parte anche i comunisti. Ma la gravità dei problemi non esclude la speranza: il Paese ha le risorse e l'energia per riprendere il cammino.
La maggioranza degli italiani - maggioranza ampia, netta - punta sul centrodestra per voltare pagina. Per le forze moderate e riformiste sostenute dal popolo della libertà questo orientamento costituisce un'investitura e un impegno. Già in campagna elettorale queste forze dovranno dimostrare la capacità di realizzare ciò che gli italiani si attendono, parlando chiaro, con la passione e gli argomenti concreti, col cuore e con la ragione.
Il governo di Romano Prodi di fatto ha lavorato per approfondire la spaccatura. Le formazioni dell'Unione sono state divise su tutto, ma concordi nella demonizzazione dell'avversario, nell'occupazione sistematica di tutti i posti di potere e di sottogoverno, nel disprezzo delle ragioni dell'"altro". Noi non seguiremo questo schema improntato all'odio. Il rilancio del Paese passa per il rafforzamento della coesione sociale e politica sui valori fondamentali.
La campagna elettorale delle forze che s'ispirano alla libertà non seguirà la bussola della vendetta e non sarà improntata alla negazione dell'avversario. Puntiamo a vincere convincendo, parlando a tutti, con la forza degli argomenti e dei programmi, senza che la dialettica propria dei sistemi dell'alternanza diventi velenosa o violenta.
Agli italiani non proporremo un libro dei sogni impossibili composto di 283 pagine, ma un programma chiaro, comprensibile che indichi innanzitutto poche cose da fare per scongiurare il declassamento dell'Italia, per rilanciare il Paese verso gli importanti obiettivi di benessere e di coesione civile che sono alla sua portata.
Il dato sull'inflazione, che sfiora ormai il 3 per cento, dimostra quanto sia peggiorata la condizione economica degli italiani negli ultimi due anni. Il ceto medio è stato impoverito e il ceto operaio è stato reso più fragile, milioni di famiglie stentano ad arrivare alla fine del mese e tante piccole e medie imprese annaspano. Dobbiamo spiegare subito, con chiarezza, quel che intendiamo fare: innanzitutto, ridurre le tasse per ridare potere d'acquisto a salari e pensioni, quindi una politica seria per i giovani, perché possano affrontare il futuro con casa e lavoro.
Una campagna elettorale, dunque, rigorosa, comprensibile, efficace, ma dialogante, senza asprezze e forzature odiose. Siamo consapevoli che dopo il voto, quando sarà chiaro chi governa e chi deve svolgere il ruolo dell'opposizione, bisognerà dialogare, trovare un'intesa sulle riforme che i meccanismi istituzionali e l'azienda Italia richiedono. Senza pasticci, nella massima trasparenza, nel superiore interesse del Paese.
Con la decisione di Napolitano di sciogliere le Camere si chiude la legislatura più breve della storia repubblicana. Il Colle ha dato avvio alla procedura prescritta dall'articolo 88 della Costituzione secondo il quale il Capo dello Stato prima di chiudere la legislatura interpella i presidenti di Camera e Senato.
Le elezioni anticipate pongono fine, per ora, ai tormenti riformisti, ma aprono in entrambi i poli un nuovo fronte: quello delle alleanze.
Mentre il centrodestra può contare su dei valori condivisi, il centrosinistra, e, nello specifico il Pd ha un problema non trascurabile ossia quello di svincolarsi dalla sinistra estrema antagonista. Per questo motivo Veltroni ha dichiarato, in più frangenti, di voler correre da solo, col simbolo del Pd, in modo da non dover subire veti e ricatti della sinistra radicale.
In ogni caso, a prescindere dalle alleanze e dagli apparentamenti la casa delle Libertà, secondo tutti i sondaggi, è in netto vantaggio. Cosa che le permetterà di ottenere una netta maggioranza sia alla Camera che al Senato. Una maggioranza ampia che possa garantire la tanto sospirata stabilità e aprire una nuova, grande stagione per l'Italia e gli italiani.

mercoledì 6 febbraio 2008

13 - 14 APRILE : La Parola finalmente al Popolo


Napolitano scioglie le Camere: "Scelta anomala, ma obbligata"


Roma - Quindicesima legislatura al capolinea. Romano Prodi ha lasciato Palazzo Chigi poco prima delle 11,30 per recarsi al Quirinale. Il capo dello Stato Giorgio Napolitano ha firmato il decreto di scioglimento delle Camere sancendo la fine della legislatura. Come previsto dalla prassi costituzionale, il decreto è stato controfirmato dal premier dimissionario. Rientrato a palazzo Chigi, il Professore terrà una riunione del consiglio dei ministri, quella che indirà ufficialmente le elezioni, con la data (sembra ormai certo il 13-14 aprile). La riunione del cdm è stata convocata alle 13, secondo quanto riferito da fonti ministeriali.
Lo stesso presidente della Repubblica conferma lo scioglimento. "Una decisione obbligata - spiega Napolitano - non c'erano le condizioni per proseguire visto l’esito negativo degli sforzi che ho doverosamente compiuto, nella convinzione che elezioni così fortemente anticipate costituiscano un'anomalia rispetto al normale succedersi delle legislature parlamenti e non senza conseguenze sulla governabilità del Paese. Mi rammarico per il mancato raggiungimento di una maggioranza per un'intesa minima sulla legge elettorale. Ora le forze politiche devono dimostrare senso di responsabilità. Il dialogo resta un’esigenza ineludibile per il futuro del Paese. Mi auguro che la prossima campagna elettorale si svolga in un clima corrispondente a questa esigenza".
IlGiornale.it

martedì 5 febbraio 2008

SI VA A VOTARE : Napolitano convoca per le 18 di stasera i Presidenti delle Camere


Roma - La soluzione della crisi è vicina. Si va a votare. Il Capo dello Stato riceverà questa sera il presidente del Senato Marini e il presidente della Camera Bertinotti. Si tratta di un "atto dovuto" (previsto dall'articolo 88 della Costituzione) per procedere allo scioglimento del parlamento. Secondo una fonte del Quirinale il decreto di sciolgimento dovrebbe essere firmato domani mattina.
IlGiornale.it

lunedì 4 febbraio 2008

MARINI " Ho rimesso l'incarico"



Roma - Marini getta la spugna. Il presidente del Senato, dopo cinque giorni, fa il punto davanti al presidente della Repubblica. "E' diffusa tra le forze politiche la consapevolezza della necessità di modificare la legge elettorale. Ma non ho riscontrato una maggioranza su una precisa legge elettorale. Mi rammarico per non aver raggiunto l'obiettivo. Per quetso rimetto l'incarico".
IlGiornale.it

MICHELA BRAMBILLA «TUTTI CAPI CDL FIRMINO DAVANTI A VESPA»


Le elezioni sembrano ormai incombere, signora Brambilla. Lei è già al lavoro? «Vediamo. Io me lo auguro di cuore. Al paese serve un governo coi pieni poteri. Per affrontare la montagna di problemi, dai rifiuti della Campania in su, che questa maggioranza ha creato in meno di due anni. E per mettere in campo strategie per affrontare la recessione economica che, partita dagli Stati Uniti, ormai incombe pesantemente sull'Europa».Strategie anche politiche, come le «grandi intese» che si ipotizzano per fare le riforme istituzionali?«Sicuramente Veltroni è l'interlocutore principale, il migliore, ma bisogna poi vedere in quanti sono d'accordo con lui. In ogni caso, io credo che il centrodestra debba dare dei segnali chiari di un netto cambiamento nei modi di fare politica. Perché grandi pezzi di società hanno mostrato chiaramente di non credere più a questo sistema». Già. Lei che idee ha in proposito? «Dobbiamo mettere subito dei paletti che certifichino la volontà di dare un taglio col passato. In concreto: è importante presentare ai cittadini un programma fatto di proposte concrete e dettagliate, per riformare le istituzioni, la pubblica amministrazione, l'apparato politico arrivato ormai al capolinea».Un programma non è un gran novità. Berlusconi aveva firmato da Vespa il contratto con gli italiani.«Questa volta dovranno firmare tutti quelli che aderiranno alla Casa delle Libertà».Casa delle Libertà o Partito delle libertà? «Vedremo. Non è ancora deciso. L'importate è che quelli d'accordo sottoscrivano. Da Vespa o altrove. E non basta ancora». Che altro?«E' indispensabile inarcare la differenza col passato, e la campagna elettorale io la immagino come una sorta di "primarie sul programma", che prima del voto dovrà essere pronto per diventare operativo». E cioè?«I cittadini devono poter dire la loro sulle cose che il governo deve fare. La politica fiscale, la sicurezza, per esempio. O la sanità. Noi sulla sicurezza li abbiamo già consultati coi gazebo. Sulla sanità, dalle migliaia di telefonate che ci arrivano, la politica dovrà starne fuori. E fuori anche dagli enti». I circoli scriveranno il programma della Cdl?«Per carità. Non abbiamo certo questa ambizione. Però siamo al lavoro da un bel po' di tempo e porteremo le nostre proposte al presidente Berlusconi».
(da La Stampa, 04/02/08)

Berlusconi e Fini: "Ora al voto. Il patto con il Pd? Un'utopia"


Roma - Giornata decisiva per l'esploratore Franco Marini. Con le delegazioni dei tre partiti maggiori si chiudono le consultazioni del presidente del Senato per la formazione di un nuovo governo. E sul tavolo irrompe la tentazione del Cavaliere: un accordo di 15 punti con Veltroni e il Pd per un esecutivo di larghe intese.
Bettini: "Patto? Non esiste" "Non esiste". È la secca risposta di Goffredo Bettini, coordinatore del Pd, che lasciando la riunione dei vertici del partito in corso al loft viene fermato dai cronisti che gli chiedono un commento sull’ipotesi di un accordo tra Forza Italia e Partito democratico.
Prodi: "No ai giochini" "Le parole di Berlusconi sono finora nettamente diverse da quello che dice Il Giornale. Non ricominciamo con i giochi, basta che emergano posizioni chiare poi si può essere critici in un senso o nell’altro". Così il premier dimissionario Romano Prodi commenta il retroscena svelato da Mario Giordano.
Fini: "Non ci sono le condizioni" Il leader di An Gianfranco Fini è arrivato a Palazzo Giustiniani per incontrare il presidente del Senato Marini nel quarto giorno di consultazioni per la crisi di governo. "Non esistono le condizioni per trovare una maggioranza che scriva una nuova legge elettorale. Per questo abbiamo chiesto a Marini di andare subito alle urne. E' impossibile trovare i numeri in parlamento per stilare un programma di governo. Abbiamo invitato Marini a prendere atto dell’impossibilità di dar corso positivamente al mandato ricevuto e riferire al Capo dello Stato". Marini, subito dopo, incontrerà il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi e poi il segretario del Pd Walter Veltroni.
Berlusconi, niente sorprese "La cosa migliore sia dare un governo al Paese legittimato dal voto popolare. Abbiamo confermato la disponibilità al dialogo con le persone di buonsenso dell'altra parte. E' un sentimento che anche dopo le elezioni potrà trovare conferma. La legge elettorale? Nelle passate elezioni ha dato un buon risultato. Nessuna legge avrebeb potuto dare governabilità sicura a una parte che ha perso con 250mila voti la battaglia al Senato. Inoltre lascia libertà agli schieramenti: oggi la distanza tra i due schieramenti va dai 10 ai 16 punti, si possono fare allenza con chi si vuole". Il Cavaliere indica anche i tempi: "Speriamo Napolitano indica le elezioni subito dopo le consultazioni, il Paese ne ha bisogno. Il voto non sarebbe né un salto nel buio né una tragedia". Berlusconi commenta anche le indiscrezioni sul patto elettorale con il Pd: "Noi non abbiamo mai voluto delegittimare l'altra parte, non come qualcuno ha fatto con noi. E' un'ipotesi non realistica, è un'utopia. Io sono sempre aperto al dialogo: pronto a trovare posizioni comuni con le persone di buon senso. In questo senso - aggiunge - sarebbe un'ipotesi praticabile dare la presidenza di una Camera all'opposizione". Il leader di Fi boccia così un'ipotesi di esecutivo per il referendum: "Sarebbe un'inutile, incomprensibile e dannosa perdita di tempo".
ilgiornale.it - Lunedì 4 Febbraio 2008

domenica 3 febbraio 2008

Addio Mamma Rosa


Ti siamo vicini Presidente....
Si è spenta nella sua casa di Milano Rosa Bossi Berlusconi, 97 anni, madre di Silvio Berlusconi. Lo hanno annunciato i congiunti. Accanto alla madre i tre figli Silvio, Paolo e Maria Antonietta, la prima moglie di Paolo Berlusconi e alcuni nipoti oltre alla assistente che in questi anni le ha tenuto compagnia.
Chi era "Mamma Rosa"
Rosa Bossi Berlusconi, più comunemente nota come mamma Rosa, era nata a Milano il 25 gennaio 1911. Impiegata come segretaria del gruppo Pirelli, la signora Bossi sposa Luigi Berlusconi, impiegato di Saronno presso la banca Rasini dove lavorò fino a diventarne procuratore generale. Dal matrimonio con Luigi Berlusconi nascono tre figli. Il primogenito, Silvio, ex presidente del Consiglio e leader fondatore di Forza Italia, nasce a Milano nel 1936 in un'abitazione al numero 60 di via Volturno. Nel 1943 nasce Maria Antonietta e nel 1949 l'ultimogenito Paolo. Dopo il matrimonio, Rosa Bossi lascia il posto di segretaria per dedicarsi alla famiglia. Una dedizione, quella per la famiglia, di cui è andato sempre fiero il figlio Silvio, fortemente legato alla madre. Vedova dal 1989, Rosa Berlusconi ha sempre sostenuto la carriera, prima imprenditoriale e poi politica, del figlio. Proprio in occasione della sua "discesa in campo" alla guida di Forza Italia nel 1994, mamma Rosa gli conferma tutta la sua fiducia, nonostante la rischiosità della scelta: "Se pensi che sia la cosa giusta - aveva poi raccontato il figlio della madre - falla". La presenza al fianco del primogenito è anche immortalata in molte immagini pubbliche. Tra le ultime apparizioni in pubblico, quella al seggio della scuola media milanese Dante Aligheri per le politiche del 2006, quando è stata al centro di una piccola boutade: il leader di Forza Italia, raggiunto il suo seggio sotto braccio alla madre Rosa, prima di lasciare entrare la madre in cabina le raccomanda di "mettere una croce sul simbolo di Forza Italia senza aggiungere altri segni", guadagnandosi un richiamo da parte del rappresentante di lista dell'Ulivo.Della vita di mamma Rosa molti aneddoti sono noti attraverso i racconti dello stesso figlio Silvio. Non ultimo con il ritratto che fa di lei nel paragrafo "Una mamma come amico", del volume "Una storia italiana", inviato a tutti gli italiani in occasione delle politiche del 2001. All'ingresso della abitazione di viale San Gimignano c'è una bassorilievo di Pietro Canonica raffigurante una Vergine con un bambino che le porge una rosa. E' il regalo che Silvio Berlusconi, come scrive nel libretto, fa alla madre per i suoi 70 anni. "Quando ho compiuto 70 anni - ricorda la madre - Silvio era a Parigi e mi ha mandato 70 rose alte come me. Poi a mezzanotte sento suonare il campanello: era lui. Si è scusato per l'ora, mi ha riempito di baci e mi ha portato in casa questa Madonna aiutato dall'autista. E' stata scolpita nel 1936, l'anno in cui è nato lui. Per questo me l'ha donata". Venticinque anni dopo, per le sue novantacinque primavere, il figlio Silvio organizza una sontuosa festa: nella cornice della sala delle Cariatidi, a Palazzo Reale a Milano, raccoglie 400 invitati e davanti ad una gigantesca torta a forma di cuore, sulle note de "La vie en rose", le rende omaggio con un bouquet di 95 rose gialle. Il legame che unisce Silvio Berlusconi a mamma Rosa lo porta per anni a ritagliarsi una trasferta milanese ogni lunedì quando ha appuntamento fisso per il pranzo con la madre nella casa di viale San Gimignano a Milano. D'estate, invece, è mamma Rosa a seguire il figlio Silvio in Sardegna, nella sua villa. L'ultima volta ci è andata nell'estate del 2006. Lo scorso anno, infatti, una polmonite la costrinse a rinunciare alla vacanza sarda. Ma non a vedere il figlio che continua a fare la spola tra gli impegni politici nella Capitale e il capoluogo lombardo per starle accanto. La ripresa è stata lenta ma sembrava avercela fatta. Fino a giovedì 17 gennaio quando le sue condizioni precipitavono improvvisamente alla vigilia del suo novantasettesimo compleanno.

Il centrodestra non molla: «Al voto»


Lunedì Marini conclude il suo giro di consultazioni

Forza Italia: «Tornare alle urne per dare vita a un governo efficiente». Giovanardi: «Elezioni inevitabili»

ROMA - Per Franco Marini «esiste ancora uno spiraglio». Se c'è davvero, il presidente del Senato lo verificherà lunedì, quando sono in programma - nell'ultimo giorno di consultazioni - gli incontri con i leader di Forza Italia, An e Partito Democratico. Ma nonostante gli appelli di Confindustria e dei sindacati (concordi nel ritenere che sarebbe preferibile trovare un accordo per la riforma elettorale prima di andare al voto), il centrodestra ribadisce la sua richiesta di elezioni. Paolo Bonaiuti, portavoce del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, afferma che «bisogna tornare alle urne per dare vita ad un governo efficiente, serio, concreto. Un governo che faccia quelle cose di cui il Paese ha bisogno». «L'abbiamo detto più volte - spiega - faremo anche le riforme costituzionali, se gli elettori ci daranno la maggioranza nella prossima legislatura. Ovviamente chiameremo a partecipare l'opposizione, non ci comporteremo certo come hanno fatto loro con noi».AN E UDC - Sulla stessa lunghezza d'onda è Maurizio Gaparri, di An. «La smettano - afferma l'ex ministro - di fronte ai problemi immani che sovrastano l'Italia ogni perdita di tempo è un danno per il Paese. Noi diciamo da due anni che Prodi deve andare a casa. La maggior parte delle persone la pensa come noi. Tentare, come sta facendo la sinistra, di buttare responsabilità sul centrodestra è ridicolo e sterile. Anche per Carlo Giovanardi, dell'Udc, «non c'è nessuno spiraglio e l'unica soluzione è ormai evidente a tutti. Le elezioni anticipate sono inevitabili. Marini deve riferire al Capo dello Stato che non c'è nessuna maggioranza parlamentare in grado di fare la legge elettorale e che quindi l'unica soluzione è lo scioglimento delle Camere che immagino avverrà a metà settimana». Ma il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, pur concordando sulla richiesta di andare al voto, avverte Berlusconi: «Non c'è nessuno in grado di stravincere le elezioni - afferma l'ex presidente della Camera in un'intervista alla Stampa - e quindi ha ragione Luca di Montezemolo: se si andrà al voto, come io credo, poi ci vorrà una legislatura costituente». BIANCO - Dopo le scintille tra Veltroni e Fini, è il presidente della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, Enzo Bianco, ad attaccare il leader di An: «Si dovrebbe guardare allo specchio: appena due mesi fa, e gli italiani lo ricordano bene, parlava male di Berlusconi e diceva che era finita la stagione della Casa delle libertà. Non solo: era il più grande sostenitore del referendum per cambiare la legge elettorale e oggi, invece, non vuole andare alla consultazione popolare né cambiare la legge elettorale perché sente il profumo di potere». Visto il quadro politico, però, le elezioni sembrano davvero inevitabili. Lo stesso Bianco chiarisce che «l''intenzione di Marini, è di chiudere rapidamente il mandato esplorativo. Se ci sono le condizioni di raggiungere un'intesa su una legge elettorale buona, che risolva i problemi del Paese - aggiunge il parlamentare del Pd - si va avanti; se non ci sono, l'intendimento del presidente del Senato è quello di rimettere il mandato nelle mani del Capo dello Stato, con un atteggiamento di grande serietà che è apprezzato da tutti».


03 febbraio 2008 - corriere della sera.it


Per il Senato: Divina, Malossini e Santini
Il centrodestra trentino è già proiettato mente e corpo verso le elezioni politiche, che ormai sembrano sempre più inevitabili. Marcello Carli bocciato sia da Forza Italia sia dalla Lega. Malossini dovrebbe candidare nel collegio di Rovereto, Divina in quello di Trento e Santini in Valsugana

L'ADIGE 03/02/2008 09:43

Il centrodestra trentino è già proiettato mente e corpo verso le elezioni politiche, che ormai sembrano sempre più inevitabili, anche se solo all'inizio della settimana Franco Marini deciderà se ci sono le condizioni per un Governo o getterà la spugna. Ieri, in un mini-vertice tra Forza Italia e la Lega nord, si è infatti già sostanzialmente concordato come la Casa delle libertà si presenterà al Senato, visto che in Trentino ci sono ancora i collegi uninominali e conviene stare uniti per vincere (alla Camera invece ciascun partito sarà presente con la sua lista, seppur collegata allo stesso candidato presidente). Mario Malossini, Ettore Zampiccoli e Giorgio Manuali, per Forza Italia, e il senatore Sergio Divina con il deputato e segretario del partito, Maurizio Fugatti, per la Lega nord, si sono incontrati ieri per fare il punto della situazione, sia per quanto riguarda le imminenti elezioni politiche, che per le provinciali d'autunno, riaffermando in entrambi i casi l'asse privilegiato tra Forza Italia e Lega rispetto agli altri partiti della Cdl, ovvero An e soprattutto Udc. «C'è una perfetta unità di intenti - commenta al termine Maurizio Fugatti - tra noi e Forza Italia. Per quanto riguarda i tre collegi del Senato riteniamo che non ci sia motivo per non riconfermare i senatori uscenti Giacomo Santini in Valsugana e Sergio Divina a Trento. Mentre per il collegio di Rovereto, poiché riteniamo che ci siano buone possibilità di vincere anche qui, si deve schierare un candidato forte. E riteniamo che sia legittimo che Forza Italia possa rivendicare più di un candidato al Senato, anche perché può mettere in gioco i candidati migliori». Fugatti non lo dichiara ufficialmente ma il candidato considerato migliore per il collegio di Rovereto-Riva dalla Lega è proprio il leader azzurro Mario Malossini, che per giunta è di Riva e se la vedrebbe vis à vis con il senatore uscente e sindaco Claudio Molinari. L'ex presidente della Provincia, che non ha mai nascosto le sue ambizioni romane, non si tira indietro, anche perché sulla lista di Forza Italia per la Camera può sempre spuntare qualche candidato paracadutato da Roma all'ultimo momento, vedi Franco Frattini, che rischia di scalzarlo dalle prime posizioni, come accadde nel 2006. E addio elezione. Malossini però è cauto: «Dobbiamo prima sentire An e Udc». Riguardo all'Udc, ieri la Lega è stata tranchant . «L'unica cosa certa e che abbiamo deliberato con Forza Italia - dice infatti Fugatti - è che Marcello Carli non sarà mai il candidato presidente della Provincia del centrodestra. Se vuole presentarsi si presenti da solo. Del resto l'Udc da un anno e mezzo sta dicendo che la Cdl è finita. Vuole ravvedersi per le politiche? Va bene, allora ammettano di avere sbagliato, ma non possono rivendicare niente, né per le elezioni provinciali né per quelle politiche».
Luisa Maria Patruno

sabato 2 febbraio 2008

2007 - Buon Natale Forza Italia

Le Immagini delle cene di Natale a Bolzano e Trento

Elezioni Subito


venerdì 1 febbraio 2008



Visitate il sito del Giornale della Libertà il cui ultimo numero è uscito in edicola oggi assieme a "Il Giornale"

www.ilgiornaledellaliberta.it

BAGET BOZZO: Al centrodestra il compito di ricostruire il Paese

"Se il centrodestra vincera’ le elezioni, si trovera’ di fronte un paese sinistrato dal governo Prodi su temi fondamentali quali la legalita’ e l’ambiente, come il caso napoletano ha messo in evidenza. Sara’ un governo che nasce nella crisi dello Stato e quindi avra’ il carattere di emergenza: non saranno possibili scelte diverse, perche’ la sinistra ha perso, con il fallimento del suo governo, quella capacita’ di legittimazione totale che aveva acquisito, dopo i processi del 1993, con la distruzione dei partiti occidentali italiani".
Lo afferma don Gianni Baget Bozzo, in un’intervista al Giornale della Liberta’ in edicola vnerdì 1° febbraio con Il Giornale, parlando degli scenari possibili nella politica italiana all’indomani della crisi di governo.
A giudizio di don Gianni, una volta al governo, il centrodestra "dovra’ ricostruire il paese, partendo dai bisogni immediati, come la riduzione della spesa pubblica anche locale; la difesa della legalita’; un maggiore controllo dell’immigrazione, visto che il nostro paese e’ l’unico ad applicare la strategia della ’porta aperta’ per tutti. Il governo che nascera’ dalle prossime elezioni sara’ un governo di emergenza, che porra’ anche alle forze di sinistra un problema di responsabilita’. Con il governo Prodi, la sinistra ha creato la crisi dello Stato e quindi e’ chiamata a contribuire a risolverla". Alla domanda su quali consigli darebbe a Berlusconi una volta vinte le elezioni, Bozzo risponde: "Berlusconi aveva proposto, all’inizio della legislatura, un governo di larghe intese. Questo non si e’ realizzato e ora il degrado dello Stato in Italia richiede programmi di emergenza. La sinistra, che ha reso con il governo Prodi incerta la liberta’, ha finito col rendere incerto lo Stato e degradata la politica. Il governo di centrodestra dovra’ rispondere a questi problemi che la sua politica non ha creato, ma che si trova ora ad affrontare a causa del governo Prodi. È certo che il governo Berlusconi aumentera’ lo spazio di liberta’ del cittadino, ma questo compito oggi consiste nel garantire la legalita’ in ogni parte del territorio. La liberta’ presuppone la legge e la legge garantisce la liberta’".