lunedì 31 marzo 2008

Famiglie Numerose: la proposta di Legge



La denatalità è un grave problema per il presente e soprattutto per il futuro della nostra Italia.


Intervenire per "invogliare" gli italiani a fare figli richiede una serie di misure legislative, economiche, sociali e culturali e un'azione che duri per parecchi anni e una volontà politica forte, condivisa e diffusa in tutte le istituzioni, nazionali e locali.

FIRMA IN FAVORE DELLA PROPOSTA DI LEGGE


In attesa di questa comune mobilitazione e di una legge-quadro a sostegno della famiglia, questa proposta di legge propone un intervento mirato, attuabile subito, a sostegno di coloro che hanno avuto la possibilità e hanno scelto di fare molti figli o di accoglierne con l'affido e con l'adozione.

Oltre che a sostenere concretamente le famiglie numerose, l'insieme di misure di carattere fiscale e pensionistico proposte mirano a incoraggiare altre famiglie a seguirne l'esempio e a riconoscere la funzone sociale che in generale la famiglia svolge allevando ed educando i figli.


Si tratta di una "proposta di legge" e dunque per sua natura chiede contributi, critiche, correzioni, miglioramenti. Si tratta di una proposta di legge nata da Forza Italia ma aperta a tutti i deputati, a tutte le forze politiche, al governo.


Infine, questa è anche una proposta di legge popolare, perchè ha a cuore il presente e il futuro della nostra gente e perchè chiede di essere sostenuta dal popolo. Per questo motivo chiedo anche la tua adesione a questa proposta di legge, compilando il modulo che trovi in questo sito e promuovendo questa iniziativa tra i tuoi amici.

Fonte: Comunicazione Forza Italia

Italiani, liberisti a meta'


Gli italiani sembrano protezionisti, ma non lo sono.

Lo rivela un sondaggio realizzato da Ferrari Nasi & Grisantelli per "Il Giornale della Libertà"
in edicola venerdì 28 marzo con Il Giornale.

I nostri connazionali mostrano una generale tendenza a far sì che lo Stato protegga le attività economiche del Paese (68,9%) e, sempre a maggioranza (52,4%), chiedono che si tratti di una protezione tout-court soprattutto quando i Paesi asiatici aggrediscono i mercati europei con merci a basso costo.

Ma, di fronte alla strada da prendere fra la creazione di un mercato europeo protetto (da un lato) e la necessità di creare migliori condizioni per favorire gli scambi commerciali, scelgono (77,1%) la seconda ipotesi.

E alla proposta di istituire dei dazi danno una valenza temporanea, limitata a una difesa di certi settori in momenti di crisi (34,9%), ad azioni di antidumping (31,2%) e allo sviluppo di iniziative utili per limitare la dipendenza dall'estero (29,1%).

Circolo della Liberta'

sabato 29 marzo 2008

Donne e Politica

Domani alle 16 al Palazzo dei Congressi dell’EUR, in Viale della Pittura 50 Roma, Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini chiuderanno i lavori di "Donne per l’Italia, protagoniste del cambiamento".

Organizzato da Azzurro Donna e dal Dipartimento pari opportunità di AN, nel corso dell’assemblea pubblica saranno presentate le proposte del Popolo della Libertà per valorizzare le donne sul lavoro, in famiglia, nella vita pubblica, valorizzando le differenze rispetto agli uomini e rispettando la specificità del genio femminile.

Ne parleranno Giorgia Meloni, Barbara Saltamartini, Beatrice Lorenzin e Mara Carfagna e potrai seguire la diretta on line dalle 16 su www.votaberlusconi.it.

domenica 23 marzo 2008

Il rischio del credit crunch

di Fabrizio Goria - 21 marzo 2008

Trema il mondo economico internazionale. Il crollo continuo delle borse finanziarie non può essere ignorato dalle istituzioni italiane. Il pericolo è quello di sottostimare la crisi, che non ha ancora mostrato tutta la sua reale pericolosità. Bear Stearns, Northern Rock, Morgan Stanley, Lehman Brothers, Goldman Sachs, Ubs, Credit Suisse. Sono alcuni dei nomi delle banche coinvolte nella crisi epidemica dei mutui subprime, quelli concessi ai clienti coi peggiori coefficienti di solvibilità.


Il mercato americano ha visto in pochi giorni, per l'ennesima volta dall'inizio del default della scorsa estate, un crollo improvviso, in seguito alle svalutazioni finanziarie della quinta banca americana, Bear Stearns, rilevata in fretta e furia da Jp Morgan.


Ma è solo la punta dell'iceberg. Infatti, nel giorno di San Patrizio le borse europee hanno bruciato, in una sola seduta, circa 300 miliardi di euro di capitalizzazione. Il peggio, purtroppo, deve ancora arrivare. Lo stesso governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha recentemente annunciato che è possibile il fallimento di alcuni istituti di credito d'oltreoceano. Non contento, ha tagliato nuovamente i tassi di sconto di 75 punti base, uno dei tagli maggiori degli ultimi anni, portando il tasso a quota 2,25%. I mercati hanno reagito al crollo di lunedì scorso con un rimbalzo positivo, approvando la manovra della Fed, ma ignorando gli sviluppi futuri delle mosse della banca centrale. Con i tassi tagliati del 2% in un singolo trimestre, la tendenza è quindi quella di continuare a gettare benzina su un incendio di sconfinate proporzioni. Incrementando la base monetaria con costanti sforbiciate ai tassi, il pericolo è quello di far crescere in maniera notevole l'inflazione, anche se il fine ultimo è alimentare la crescita economica, ormai in recessione. Ma in una situazione come quella statunitense, per non dire mondiale, l'urgenza è quella di mantenere la calma, come sta facendo da sei mesi a questa parte la Bce, la banca centrale europea, guidata da Jean-Claude Trichet.

Il rischio della politica monetaria ed economica portata avanti dalla Fed è quello di un'escalation del credit crunch nelle maggiori banche americane. Questo fenomeno consiste nella chiusura dell'accesso al credito da parte delle banche, alzando i tassi d'interesse, per arginare la crisi di liquidità ed il fallimento dell'istituto stesso. Una procedura simile è quella che si è verificata in séguito alla crisi del 1929, sempre negli Stati Uniti. Questo, però, è quello che si prospetta all'orizzonte, data la tendenza al ribasso dei bilanci dei maggiori gruppi bancari d'oltreoceano. Una crisi sistemica unita ad una crisi di liquidità, dovuta anche al regime bancario di riserva frazionaria, che costringe gli istituti di credito al collasso, di fronte alle svalutazioni che devono affrontare. Ogni giorno, il rischio è che non si possa frenare la caduta dovuta ai debiti contratti con la cartolarizzazione dei crediti subprime. Questo in parte è dovuto alla tendenza dei consumi del cittadino yankee, diviso fra un tenore di vita al di sopra delle reali possibilità ed un indebitamento medio in costante crescita. Ma in larga misura, il default del settore immobiliare è dovuto ai meccanismi di speculazione selvaggia delle stesse banche, quasi costrette dallo stesso mercato a cercare nuove prospettive di guadagno in ogni angolo, lontano da qualsiasi etica. Si sa, secondo il principale modello economico attualmente adottato, che il mercato cura da sé i propri virus, ma qui siamo di fronte ad una malattia, i cui sintomi si sono manifestati già un paio d'anni fa, ma sono stati ignorati. Com'erano state ignorate le sirene d'allarme lanciate nella scorsa estate, nel giorno in cui le borse crollarono drasticamente, il 14 agosto.

La supponenza di molti e lo scarso coraggio di altri hanno portato una situazione che poteva essere ancora circoscrivibile ad essere incontrollabile. Non per nulla, il crollo delle borse finanziarie di San Patrizio è iniziato in Asia ed è continuato in Europa, per giungere in America, benché siano partite da quest'ultima le prime voci negative della giornata. La mossa, peraltro largamente annunciata, di un nuovo taglio dei tassi il 18 marzo, da parte di Bernanke, è solo l'ennesima prova che la crisi economica non è finita, ma è solo una fase, probabilmente la quarta, da quando è esplosa la bolla. Dopo lo stupore di agosto, i timori di novembre e la consapevolezza di gennaio siamo giunti alla misura estrema, il drastico tentativo di arginare ciò che ormai non si più fermare. Ma le fasi non sono finite, dato che una nuova ondata di svalutazioni è prevista per il prossimo giugno, quando giungeranno i bilanci consolidati relativi al 2007 delle maggiori holding targate Usa. E siamo sempre in tempo per poter osservare, in questa primavera, l'arrivo del cambio euro-dollaro a quota 1,80 e la benzina oltre 1,50 euro per litro, con un pareggio psicologico con il gasolio. Tutto ciò senza dimenticare di vivere in Italia, la nazione con il fisco più oppressivo di tutta l'Ue e con le maggiori barriere burocratiche per l'imprenditorialità. Con il sistema economico mondiale in subbuglio, i primi che ci rimettono sono proprio quelli che hanno forti incertezze interne, tante piccole falle che contribuiscono alle imperfezioni del mercato interno. Imperfezioni che sono di carattere sociale, politico, amministrativo, ma che hanno fortissime ripercussioni sull'economia reale, dato che le crepe sono intrinseche nei settori economici istituzionali.

L'Italia non ha ancora trovato un equilibrio in questo sistema economico fallato, sta svendendo i suoi pezzi all'estero e non ha ancora manifestato i sintomi principali della crisi mondiale. L'Italia è divisa su ogni cosa e non riesce ad osservare con lucidità la strada da percorrere. Il pragmatismo di Berlusconi sarà capace di vincere contro i sogni decantati da Veltroni? Si, perché con i sogni elettorali non si può curare una crisi economica.

Fabrizio Goria su Ragion Politica

Il diritto alla rianimazione per i prematuri

di Vito Di Lernia - 21 marzo 2008

«L'assistenza ai prematuri deve essere identica a quella prestata a qualsiasi persona, bambino o adulto che si trova in pericolo di vita, senza limiti fissati dall'età gestazionale.» Le relazioni del Consiglio Superiore di Sanità e del Comitato Nazionale di Bioetica si esprimono a favore della tutela della vita e vanno nella direzione opposta a quella tracciata dal ministro Livia Turco.


E' un intervento chiaro, a difesa della vita, la raccomandazione che il Consiglio Superiore di Sanità ha emanato all'unanimità in risposta alle questioni sulla rianimazione dei prematuri poste dal ministro della Salute. Il documento ha sancito il dovere del medico di provare a rianimare sempre il neonato prematuro analogamente a quanto si farebbe per qualsiasi persona.



E' una risoluzione storica, che riconosce il principio fondamentale secondo cui nessun limite temporale e nessun vincolo può essere posto al diritto alla vita nascente del prematuro e che nega il ricorso a rigidi schematismi in funzione delle settimane di gestazione. Il medico deve decidere caso per caso e soprattutto mettere in atto sempre la rianimazione, proprio per consentire un'appropriata valutazione delle capacità vitali del neonato e verificare quindi successivamente la necessità o l'inefficacia dell'intervento. Dalla relazione sono state eliminate le parti più discutibili del precedente parere, in particolare il vincolo alla volontà dei genitori e la valutazione della possibile disabilità futura.

Dalla parte della vita, quindi, senza però ricorrere a cure inutili e soprattutto nessuno spazio all'accanimento terapeutico. La raccomandazione del Consiglio Superiore di Sanità si inserisce lungo il percorso tracciato pochi giorni prima dal documento intitolato «I grandi prematuri: note bioetiche», approvato a maggioranza dagli esperti del Comitato Nazionale di Bioetica. Il principio della necessità di rianimare il prematuro trova il suo fondamento nell'art. 3 della Costituzione e si basa sue due nodi cruciali. Il primo è il momento della rianimazione: non può esistere nessun riferimento all'epoca della gestazione per stabilire quando diventi opportuno o obbligatorio l'obbligo della rianimazione, per cui l'unico riferimento è la vitalità del neonato. Il secondo è il peso della volontà dei genitori nella decisione dell'attuazione dell'intervento rianimatorio: non c'è alcun vincolo, quindi; in caso di disarmonia tra parenti e medici, saranno questi ultimi a decidere se e come intervenire senza condizionamento della scelta. I genitori dovranno essere informati ed ascoltati e ad essi andrà fornito il massimo supporto psicologico; insieme a loro andrà cercata una soluzione condivisa, ma in caso di conflitto tra richieste dei genitori e valutazioni dei medici, a prevalere sarà la tutela della vita e della salute del neonato. Il limite all'intervento rimane l'accanimento terapeutico, ovvero quello sproporzionato ed inutile, e la terapia sperimentale, per la quale è sempre necessario il consenso dei genitori. La rinuncia alle cure insomma sarà determinata dalla consapevolezza da parte del medico dell'inutilità delle stesse o dall'azzeramento delle possibilità di sopravvivenza, e non dall'ipotesi di una futura disabilità.

E' un brutto colpo per una larga parte dei maggiorenti del Partito Democratico, che in tempi di campagna elettorale si sono ben guardati dal commentare le raccomandazioni dei due organismi, che vanno nella direzione opposta a quella indicata dal ministro della Salute Livia Turco, la quale solo poche settimane prima aveva definito una crudeltà la rianimazione di un prematuro senza il consenso dei genitori. I documenti elaborati dal Consiglio Superiore di Sanità e dal Comitato Nazionale di Bioetica, affermando che i bambini pretermine nati vivi vanno tutti rianimati indistintamente dall'età gestazionale, a prescindere dalla volontà dei genitori, ribaltano la famosa «Carta di Firenze». Questo documento fu elaborato nel 2006 da un gruppo di medici e bioeticisti che, avvalendosi di uno studio inglese pubblicato nel 2000 su dati del 1995, suggeriva ai medici di non rianimare mai i neonati di 22 e 23 settimane e solamente nel caso di segni obiettivi di ripresa quelli di 24 settimane, agendo comunque «in armonia» con i genitori.

Sono state ribaltate anche le conclusioni del gruppo di esperti istituito dal ministro Livia Turco per redigere raccomandazioni «rivolte agli operatori sanitari coinvolti nell'assistenza alla gravidanza, al parto e al neonato estremamente pretermine», che subordinavano ancora una volta la rianimazione all'età gestazionale. I sensibili progressi diagnostico-terapeutici della medicina perinatale hanno determinato un incremento dei nati prematuri negli ultimi anni del 20%. Nonostante l'età gestazionale sia considerata il parametro più indicativo della maturazione del feto, questa può dipendere da altri fattori, per cui il comportamento medico, nell'incertezza della situazione, richiede di individualizzare le condizioni cliniche del neonato prematuro evitando il ricorso ad un limite rigido al di sotto del quale non sia indicata la rianimazione. Risulta infatti dimostrato che la sopravvivenza e la mortalità cambiano con gli atteggiamenti iniziali del medico: oggi sappiamo che un atteggiamento «attivo» è in grado di ottenere un aumento dei nati vivi ed un numero minore di disabilità.

Fonte: Vota Berlusconi .it

Intervista a Walter Viola


Domenica la rivolta contro il declassamento di Supermario al sesto posto in lista. Posizione disperata per l'elezione, tuonavano i vertici di Forza Italia. Sono passati tre giorni e Walter Viola, consigliere provinciale azzurro, papabile candidato del centrodestra alle provinciali di ottobre, sfodera invece un inaspettato ottimismo: «La partita è aperta e Malossini ce la può fare». Il primo tempo si gioca il 13 aprile, il secondo ad ottobre: «Per le provinciali - incalza Viola - bisogna lavorare a un'alleanza di tutte le forze alternative a Dellai».

SITO INTERNET DI WALTER VIOLA

Consigliere Viola, Zampiccoli ha detto che le candidature del Pdl sono un grosso regalo a Dellai.
Un conto sono le reazioni a caldo. Si pensava che Malossini fosse candidato al 3º posto, questo non è accaduto, c'è stato uno stravolgimento totale e oggettivamente la sua elezione sembrava a rischio.

Tutti concordano. Invece non è più così?
No, non lo è. Per com'è fatta questa legge la partita è assolutamente giocabile. Malossini non è in un posto sicuro, ma altamente probabile. Alla Camera, il ramo più politico del parlamento, la Margherita non sarà rappresentata, forse ci sarà un Ds, la Froner, quindi è probabile che l'unica persona di peso insieme a Fugatti sia proprio Malossini.
Avete rifatto i calcoli?
Due dati: nel 2006 la Svp con 180 mila voti ha mandato a Roma quattro parlamentari, l'Unione tre con 130 mila voti. Forza Italia più An hanno preso 160 mila voti. Si commenta da sola la possibilità di eleggere un quarto candidato se il Pdl non perde consensi ma anzi ne guadagna. Anche perché con molti più contendenti si abbassa il quorum per entrare in parlamento.

Le candidature imposte da Roma non rischiano comunque di penalizzare il Pdl di fronte a un centrosinistra che punta sull'alleanza autonomista? Non c'è l'esigenza per il centrodestra di radicarsi di più sul territorio?

Assolutamente sì, questo è il percorso che a livello locale abbiamo fatto in questi anni. Noi non pensiamo di rescindere il rapporto con Roma, anche perché con tutta la stima per gli autonomisti l'autonomia è stata fatta dalla Dc che era un partito centralista. E c'è poi un altro aspetto da considerare.

Quale?
Nell'ultimo anno si è registrata una certa insofferenza verso la nostra autonomia e i suoi presunti o reali privilegi. E a questo non possiamo rispondere semplicemente barricandoci in una torre d'avorio trentina dicendo "Noi l'autonomia ce l'abbiamo e ce la teniamo". Occorre guardare ad alleanze territoriali, sull'asta dell'Adige ma non solo, verificando un modo diverso di porsi sullo scacchiere nazionale ed europeo.

Non è che in queste elezioni paga di più puntare sul livello nazionale e sull'antitesi Berlusconi-Veltroni?
In effetti al bar la mattina si parla più che altro dei dibattiti a Porta a Porta e a Matrix.

Tra sette mesi si vota per le provinciali. Lì il discorso cambierà? Che possibilità di dialogo con l'Udc?
Sono convinto che bisogna aprire un percorso. Ci sarà il Pdl...

Lo dà per sicuro?
Non lo do per assodato, ma sicuramente bisogna andare con più coraggio verso il Partito popolare europeo. La situazione è di estremo movimento ma mi auguro ci sia la possibilità di una sintesi delle forze alternative a Dellai, recuperando anche il mondo autonomista.

A proposito di autonomisti. Non è che Bezzi ha fatto la fine di Mastella?
Non so quali fossero gli accordi romani con Bezzi, ma la possibilità di una ricucitura positiva c'è. Il problema è mettere il progetto per il Trentino davanti a certi bisticci personalistici che oggettivamente non portano da nessuna parte.

I sondaggi danno il Pd in rimonta.
Ma quale rimonta... è finita da una settimana. Veltroni è un abile comunicatore, ma gli elettori hanno sotto gli occhi gli effetti del governo Prodi.


(13 marzo 2008 - TRENTINO)

mercoledì 19 marzo 2008

Attivita' Politica dei nostri rappresentanti






Il Consigliere Provinciale il Dott. Mauro Delladio periodicamente ci invia il materiale da lui discusso in sede di Consiglio Provinciale della Provincia Autonoma di Trento.


Di seguito segnaliamo i link degli interventi piu' recenti


In tema di apicoltura:

In tema di quote rosa:
http://www.delladio.com/verbali_provincia/2008/27_febbraio_2008.htm

Per ulteriori approfondimenti scegli di navigare nel sito www.delladio.com


Con l'Augurio di una Felice Pasqua.


Al voto con passione e convinzione


Vittoria Brambilla scrive agli elettori:



Ci sono le liste, c'è il programma, c'è un mese di tempo per una campagna elettorale da vivere con passione e convinzione. Ecco, sì: convinzione e passione. A leggere molti giornali, in questi giorni, sembra che si tratti di un confronto al cloroformio. Acceso solo da trite banalità d'occasione. Come se tutto ruotasse attorno alla candidatura di Ciarrapico nel Popolo della Libertà. Intendiamoci, la compilazione delle liste alla vigilia di un appuntamento elettorale ha qualcosa di estenuante. Un rito oscuro a chi, come me e come molti miei amici, si avvicina per la prima volta al Palazzo. Ma siamo sicuri che sia il caso di fare tante prediche su chi è entrato o chi è rimasto fuori? Ci sono tre cose che mi infastidiscono di questi borbottii del giorno dopo.

La prima riguarda chi rinfocola questo gusto dell'antipolitica (questa sì è antipolitica). C'è anche chi si rammarica sinceramente. Ma costoro sanno che l'impegno non è un interruttore: acceso o spento? Decidere di occuparsi della cosa pubblica è una scelta che non può nutrirsi solo di gratificazioni episodiche o immediate. Bisogna combattere. E noi, gli amici dei Circoli della Libertà nel grande movimento del Popolo della Libertà, combatteremo. Ve lo assicuro. Chi invece rimesta nel torbido è spesso chi non se lo può permettere. Gli eredi dei cattocomunisti di Pci e Dc - che oggi sotto la presidenza di Romano Prodi si sono arruolati nel Pd - vagheggiano ancora la politica riservata ai "migliori". La presunta aristocrazia di chi vanta patenti di eticità, ma sempre autoassegnate.


Salvo poi compilare elenchi di candidati sullo stile degli album di figurine Panini: l'impiegata, il precario, l'imprenditore cattivo, l'operaio buono, il fustigatore di fannulloni...Un elenco dove c'è proprio tutto. Tranne la politica, che è fatta di sangue e qualcos'altro che una signora forse è meglio che lasci solo immaginare.

La seconda insofferenza mi viene da quella presunta uguaglianza di programmi e intenzioni di governo. Ma non è così. Così come non è vero che la situazione in cui versa il Paese non è colpa di nessuno. I salari sono i più bassi in Europa, la tassazione è la più alta, i consumi sono al lumicino, la crescita è quasi a zero, i rifiuti hanno sepolto un'intera regione e l'immagine di tutto il Paese, ma non è più colpa di nessuno. Come se dal 2006 ad oggi il Paese non avesse avuto un Governo. E forse è drammaticamente vero: l'Italia da due anni non è stata governata. Ma a Palazzo Chigi c'è ancora un inquilino che si chiama Romano Prodi, presidente di quel partito - il Pd - che oggi, con le magìe e bugìe di Veltroni, vorrebbe scaricare i propri insuccessi solo sui suoi alleati. Ma come? E tutti quei ministri? Tutti quei sottosegretari? Tutti quei parlamentari? Nulla, tutti innocenti. È in questo riflesso che si vede che i programmi non sono tutti uguali. C'è chi ostenta continuità con il Governo Prodi - guai a criticarlo, se n'è accorto anche Massimo Calearo, che ha dovuto fare marcia indietro - e poi dice di voler cambiare pagina. Ma come? A colpi di statalismo e di assistenzialismo: il salario minimo uguale per tutti che cos'è? La dote fiscale indistinta per i figli che cos'è?

La terza ragione del mio disappunto nasce proprio dalla crisi in atto, che sembra impedire la forza del sogno. Il Governo Prodi ci consegna un Paese sfinito. Sfiduciato. L'Italia di oggi è quella che non sa nemmeno sottoscrivere i titoli di Stato a media lunga scadenza, perché guarda solo al breve e brevissimo termine. Non c'è più nemmeno un angolo della nostra Penisola che possa essere considerato un lembo di paradiso. In questi giorni sto frequentando un territorio che mi è caro, l'Emilia Romagna, dove sono candidata per il Pdl. Qui è nata mia madre. Qui da tanti anni trascorro le mie vacanze estive. Chi incontro mi dice che la situazione è cambiata. I problemi della sicurezza sono drammatici, anche grazie alla politica sconsiderata condotta dal Pd sul fronte dell'immigrazione. Bologna è la città dove l'ordine pubblico è meno garantito. Peggio di Napoli o di Palermo, per intenderci. Ma anche le condizioni economiche non sono più quelle di una volta.

Insomma, quando Silvio Berlusconi esorta con il suo "Rialzati, Italia!" si riferisce a tutto il Paese. E allora è opportuno ricordare che occorre serietà e responsabilità. È giusto ripetere che ci aspetta un tempo di sacrifici e di doveri. È necessario non coltivare illusioni miracolistiche. Ma è altrettanto giusto e opportuno coltivare il sogno di un futuro migliore. Sì, dobbiamo comunque saper sognare. Non vuol dire credere alle false promesse, ma occorre avere il coraggio di ripartire da sé, dal proprio orgoglio, dalle proprie capacità e dal proprio merito. Per questo ho detto che la campagna elettorale che abbiamo di fronte deve essere vissuta con passione e convinzione.

Il Popolo della Libertà sa coltivare il buon senso e vuole costruire il futuro del Paese. Vogliamo tornare a sognare con i piedi ben piantati per terra. I nostri sogni non si nutrono con le illusioni dell'ideologia, ma con la volontà di chi vuole migliorare e migliorarsi. Anche quando è difficile. Soprattutto quando è difficile. Per questo occorre anche il tuo impegno. Ci conto.

Fini attacca Veltroni




ROMA - La questione sembrava passata sotto silenzio. Ma il giorno dopo la proposta di Walter Veltroni di ridurre gli stipendi dei parlamentari, Gianfranco Fini alza il tiro in mezzo al polverone che, nel corso di tutta la giornata, da destra, dal centro e da sinistra, già aveva travolto l'ipotesi del segretario del Pd. Veltroni è un'ipocrita perchè prende 5.216 euro di pensione, tuona il leader di An. A stretto giro la risposta del leader democratico, «con quei soldi ho fatto del bene al prossimo».

Ma Fini non molla: «L'ho preso col sorcio in bocca». E il Pd controreplica: «Proprio lui, che guadagna il doppio di Veltroni...». Alla fine della sua prima giornata in Piemonte, il candidato premier del Pd aveva lanciato l'idea di dare un taglio all'indennità dei parlamentari, come segno «di sobrietà». «Se dobbiamo tirare la cinghia - ha detto - dobbiamo farlo tutti insieme. Non va bene che in Italia ci siano i salari più bassi e gli stipendi dei parlamentari più alti d'Europa».

Tagliente la risposta di Fini, da «Porta a Porta»: «Mi indigno, e vado fuori dal politically correct, se penso che Veltroni è un pensionato di 52 anni che prende 5.216 euro netti di pensione». Magari «dirà che li manda in Africa - ironizza il leader di An - ma non può dichiarare cose così, ipocrite. Il suo è un caso emblematico di faccia tosta». A metà del suo tour elettorale nelle province italiane, Veltroni risponde immediatamente, venendo meno alla linea di non replicare agli attacchi: «Ho usato i soldi delle mie pensioni per fare del bene al prossimo».
Il leader del Pd afferma di aver cercato di rinunciare al vitalizio, «ma non si poteva. Allora ho fatto una cosa: ho speso i soldi delle mie pensioni per le cause in cui credo». Il numero uno di An, dice insomma, «ha perso un'occasione per stare zitto». Poi Veltroni rientra nel clima di «fair play» politico e chiosa: «Potrei dire molte cose sullo stile di vita di molti leader del centrodestra, ma non lo farò. Dico soltanto che quei soldi li ho usati per fare del bene al prossimo».

Spiegazione tardiva, insiste Fini: «Se Veltroni, prima di avanzare la sua proposta, avesse premesso di essere un cinquantaduenne che percepisce 5.216 euro di pensione nette, non avrei detto nulla. Ma questa sua risposta dimostra che l'ho preso col sorcio in bocca».

Durissimo l'attacco dell'ex ministro Maurizio Gasparri di An: «Veltroni è il capo del partito degli scrocconi. Mentre tanti romani soffrono lucra una lauta pensione. È inutile - aggiunge - che menta sulla beneficienza che dice di fare. È anche il re dei bugiardi. Aveva detto che si ritirava dalla politica per andare in Africa. E invece insegue poltrone stipendi e pensioni. Ora - prosegue Gasparri - esibirà false prove su false carità. È una persona falsa che merita una solenne bocciatura nelle urne».

Ma le bordate contro la proposta di Veltroni sono arrivate per tutta la giornata, dai «nemici» e dagli ex alleati. Solo propaganda, demagogia da campagna elettorale, è la linea della Sinistra Arcobaleno. «Meglio tardi che mai», dice Cesare Salvi, di Sinistra democratica, mentre Giovanni Russo Spena invita Veltroni a non usare la questione come «una bandiera populista.

I costi della politica sono un problema serio su cui abbiamo incontrato l'opposizione ferrea di esponenti dell'attuale Pd». Il no dei parlamentari del Pd a ritoccare gli stipendi è anche il cavallo di battaglia della critica di Pier Ferdinando Casini che liquida la proposta come «una colossale presa in giro». Per il candidato premier dell'Udc, «i parlamentari del centrosinistra evidentemente erano distratti» quando «difesero l'indennità».

Di proposta ridicola parla anche Daniela Santanchè, in corsa per Palazzo Chigi per La Destra. «Se vogliamo giocare al ribasso, allora equipariamo l'indennità allo stipendio medio degli italiani, 1.000-1.200 euro al mese». Fanno quadrato intorno al loro leader i parlamentari del Pd, che rivendicano i risultati ottenuti dal governo Prodi e a Fini replicano che, contando anche lo stipendio da sindaco di Roma, Veltroni guadagna comunque «circa la metà di quanto ha percepito per anni Fini come parlamentare, vicepremier e ministro».

Fonte: L'Adige
Immagini: Google

sabato 15 marzo 2008

Famiglia - Donne - Omogeneita' Culturale

Rilanciare l’attenzione della politica nei confronti della famiglia e delle donne dopo due anni di governo del centrosinistra in cui questi elementi insostituibili della societa’ sono stati dimenticati. E’ il messaggio che Mara Carfagna (Forza Italia), Barbara Saltamartini (An), Giorgia Meloni (Vice Presidente della Camera ed esponente di An), Beatrice Lorenzin (Coordinatrice nazionale di Forza Italia Giovani) ed Eugenia Roccella (gia’ portavoce del ’Family Day’ e candidata nel Popolo dela Libertà) hanno lanciato alla vigilia del fine settimana di gazebo dedicati proprio al tema della famiglia, in cui i cittadini potranno indicare quelle che ritengono le loro priorita’.



"Siamo l’unico soggetto politico titolato a parlare di famiglia che ha la credibilita’ per farlo" ha sottolineato la Carfagna. "Nel Pd convivono infatti forzosamente radicali e cattolici; mentre ogni voto dato all’Udc e’ un favore che viene fatto al Pd e cioe’ a chi non e’ in condizione di tutelare la famiglia". Al contrario, ha proseguito, nel Pdl su questo tema c’e’ una "omogeneita’ culturale" che permettera’ di difendere i valori della famiglia in un Paese in cui "si e’ fatta strada una cultura sessantottina" ed in cui "fare un figlio e’ diventata un’impresa eroica".

"C’e’ un’obiettiva convergenza" fra il popolo del Family day e il Pdl, ha invece osservato la Roccella, testimoniata anche dal fatto che Berlusconi e Fini "hanno firmato la petizione del Forum delle famiglie per un fisco piu’ giusto", perche’ "la famiglia e’ il luogo del marxismo spontaneo, in cui si da’ secondo i bisogni e non secondo i meriti.

I Gazebo del Popolo della Liberta'



La politica sotto i Gazebo:
Nelle immagini pubblicate sono ritratti i militanti del PDL al lavoro nei Gazebo organizzati a Trento centro e in Piazza General Cantore.



Da un sondaggio riassunto e pubblicato da Manheimer sul Corriere della Sera apprendiamo chi sono gli amici del Popolo della Liberta', un partito nato, a dirla con le parole di certi, come risposta al profondo bisogno espresso dal Paese di una forza da mettere a risposta del PD di Veltroni.

Berlusconi ci tiene invece a dichiarare che il suo partito da anni era pronto, nel cassetto, in attesa del momento giusto per nascere. Sperava in una super coalizione che riassumesse tutte le forze della destra, che al momento solo parzialmente hanno accolto l'intuizione.



Che cosa dice il giornale:
LE CARATTERISTICHE DEGLI ELETTORI DEL PDL - Dal punto di vista dei connotati socio-economici, il Popolo delle Libertà si caratterizza con un elettorato tendenzialmente più maschile che femminile e distribuito quasi uniformemente in tutte le classi di età. Similmente a quanto accadeva per Forza Italia, esso si connota con una presenza assai più accentuata di persone con titolo di studio medio-basso e, di converso, una minore incidenza di laureati. Buona parte degli elettori del PDL si dichiara cattolica praticante, sebbene in misura moderata: vanno infatti a Messa grossomodo due volte al mese.


Fonte: Corriere della Sera
Immagini: Marizza

Come si vota






Il presidente Berlusconi fin dall'inizio della campagna elettorale sta spiegando le tecniche da sapere, relativamente al sistema di voto, utili ai grandi partiti rispetto al voto dato alle piccole formazioni politiche.



Oltre alle evidenti motivazioni politiche - ricerca del consenso, semplificazione della politica, attacco agli avversari, ecc. - la sua insistenza è dovuta alla necessità di far comprende a tutti il reale funzionamento della legge elettorale.



Con lo sbarrammento nazionale del 4% alla Camera e quello regionale dell'8% al Senato, un voto dato a formazioni che non hanno la possibilità di superare la soglia prevista è davvero sprecato, perchè non ha alcun effetto, non elegge parlamentari e di fatto porta consenso alla parte avversa, perchè toglie inutilmente voti (nel nostro caso) allo schieramento di centrodestra.



Berlusconi lo ha spiegato chiaramente sabato scorso al Palalido di Milano, in un passaggio del suo intervento che ti invito a rivedere su www.forzaitalia.it/notizie/arc_12867.htm .



Questa settimana sara' inoltre disponibile, per completare e approfondire l'argomento, abbinato a Libero, il libro "Come si vota. Tutto quello che avreste voluto sapere su come si vota e che nessuno vi ha mai spiegato" a cura di Renato Brunetta e Vittorio Feltri.







Fonte: Comunicazione Forza Italia - Roma
Immagini: Panorama

giovedì 13 marzo 2008

La candidatura di Malossini



Walter Viola, consigliere provinciale di Forza Italia molto vicino a Mario Malossini, fa un esplicito invito agli elettori della Margherita a sostenere per la Camera la lista del Popolo delle libertà, in modo da contribuire a mandare Mario Malossini, che occupa il sesto posto in lista (quarto posto tolti Fini e Berlusconi), a Roma. Si deve anche a Viola e ai suoi rapporti con Formigoni e la Compagnia delle Opere, se sabato scorso la mediazione con i vertici romani per fare rientrare Malossini in lista è andata in porto.

«Sono dispiaciuto - spiega Walter Viola - per il fatto che non sia stata valorizzata a pieno la componente trentina nella lista per la Camera del Pdl, ma sono convinto che per Mario Malossini la partita sia giocabile con buone possibilità di essere eletto e questo vuol dire che sarà l'unico deputato trentino di peso a Roma, perché nella lista del Pd ai primi posti non c'è nessuno dell'area Margherita. Per questo invito i margheritini a tenerne conto». Viola ricorda infatti che nella testa di lista del Pd c'è il bellunese Bressa e ci sono due esponenti degli ex Ds, Laura Froner e l'altoatesina Luisa Gnecchi, che secondo il consigliere provinciale azzurro non possono essere definiti «di peso» per quanto riguarda la capacità di difendere le istanze dell'autonomia trentina, come potrebbe fare l'ex presidente della Provincia. «Lunelli agita lo spettro del centrodestra contro l'autonomia - continua Viola - ben sapendo che la realtà è che con il governo Berlusconi c'erano meno ricorsi alla Corte costituzionali da parte della Provincia che con i governi di centrosinistra e che non è mai stata tolta una lira alle autonomie speciali».


Anche Ettore Zampiccoli , Coordinatore provinciale di Forza Italia, non nasconde l'amarezza per il trattamento riservato da Roma ma osserva: «Forse non abbiamo curato abbastanza i rapporti con il vertice nazionale del partito. La politica è relazioni e lobbing e dovremmo potenziare i canali con la capitale, ma penso che sia ingeneroso dire che Forza Italia del Trentino non c'è perché a parte Santini non ha parlamentari mentre la Lega ne ha due. È vero che alle elezioni politiche abbiamo donato molto sangue agli alleati, come l'Udc, ma questo non vuol dire che il partito in Trentino sia in crisi». «Noi - continua Zampiccoli - abbiamo i voti, anche alle ultime politiche ne abbiamo raccolti 70 mila, e molti amministratori comunali, sindaci, e ci siamo radicati negli ultimi anni. Certo, siamo pur sempre un partito giovane e in Trentino c'è un controllo politico legato alla distribuzione delle risorse dell'autonomia speciale che rende difficile per un partito che si trova all'opposizione trovare persone disposte a uscire allo scoperto e impegnarsi contro chi oggi governa in Provincia. Molti hanno paura di esprimersi». Il coordinatore provinciale conta molto per tutte queste ragioni che Mario Malossini riesca ad essere eletto: «Con il premio di maggioranza, se vinciamo le elezioni, il quarto seggio con i resti è realistico. Noi ci crediamo».

Fonte: L'Adige

mercoledì 12 marzo 2008

Il programma elettorale



L’Europa e il Sud America hanno un brivido lungo la schiena. Ieri Romano Prodi ha scandito: “Ho chiuso con la politica italiana”.





Un sospiro di sollievo per noi. Una minaccia per chi? Dove vuole ricomparire il prodotto scaduto della politica dei boiardi? Accontentiamoci dei fatti nostri. E dopo la gioia dell’annuncio, qualche preoccupazione è lecita, anche in casa nostra.

La dichiarazione di Prodi è un ottimo spot elettorale per Veltroni. Può ringalluzzire il mago Walter, ridando fiato al suo tormentone: il Pd vuol cambiare pagina all’Italia.

Che cosa di meglio che annunciare l’addio a Romano? E allora si affaccia il timore che gli italiani più distratti credano che il difetto del Governo dell’Unione fosse proprio lui, l’ineffabile Prodi. Vero a metà.

Il super-burocrate all’italiana ci ha messo del suo. Ma era l’interprete di una cultura politica che resta assai fedele a se stessa. Credete di no?

Parliamo di primarie: Prodi vantava 4 milioni di consensi, Veltroni ne esibisce con orgoglio un milione in meno. Resta il fatto che l’uno e l’altro hanno gareggiato da soli. Come nel migliore dei soviet possibili. Incoerenze: l’arte di coniugare l’impossibile è la stessa. Prodi si esercita come un eroe di Vinavil per incollare tredici partiti; Veltroni è gommoso quanto il suo presidente nel mettere insieme Di Pietro e i radicali; Ichino e il leader della Cgil della funzione pubblica; Calearo e l’operaio della Thyssen. Insomma, l’addio alle armi di Romano Prodi non deve illuderci.

Le tasse da tagliare e il programma

Trentino Elezioni

Basta Frottole: al Governo per Governare


La lunga ed inqualificabile vicenda Bassolino è diventata il paradigma di quello che è oggi la sinistra italiana, sia essa sedicente riformista, sia essa autoproclamata radicale.

Il governatore della Campania, che in questi mesi era sparito dalla scena pubblica per la vergogna di dover dar conto al mondo intero dei milioni di tonnellate di spazzatura per le strade della sua regione, è oggi un elemento centrale della campagna elettorale e bene ha fatto anche ieri Berlusconi a Torino a dedicargli qualche riflessione. Perché don Antonio rappresenta il fallimento e la pochezza di quel progetto di ammodernamento della politica che ancora oggi Veltroni va vendendo per le contrade d’Italia.

E’ la negazione del buon amministratore ed è anche l’immagine di come un’ottima campagna mediatica riesca, fino a quando la spazzatura non copre tutto, a fare di un mediocre politico un eroe addirittura del Rinascimento. Quelli che negli anni Novanta tessevano le lodi di Don Antonio che aveva fatto rinascere Napoli, adesso tacciono mortificati davanti al disastro campano. Ma la questione è un’altra e tutta politica.



Una questione che sta danneggiando fortemente il Partito Democratico, che sta mandando a rotoli la presunta novità propagandata da Veltroni e che dimostra per l’ennesima volta quanto l’ipocrisia della sinistra sia radicata nella sua essenza.

Intanto perché l’unica cosa che ha saputo dire e fare Veltroni, dopo il rinvio a giudizio di Bassolino e non prima, è stato un appello alla sua coscienza: “Sono sicuro - ha detto il segretario del Pd – che, conoscendolo, farà la cosa giusta”. Ed infatti Bassolino ha fatto la cosa giusta. È rimasto al suo posto giustificandosi con il fatto che adesso più che mai c’è bisogno della sua presenza. A far da contraltare all’imbarazzato Veltroni ci ha pensato Di Pietro che, dopo la notizia del rinvio a giudizio del governatore, ha chiesto immediatamente le sue dimissioni.



Come se il farsi da parte di Bassolino fosse automaticamente legato all’iniziativa di qualche giudice e non, invece, al disastro politico che in questi anni ha trasformato la Campania in un feudo personale ed in una poco chiara corte medievale.

Quale credibilità allora può avere il discorso politico di Veltroni se cade miseramente davanti a Bassolino, di cui lo stesso segretario ha tessuto gli elogi, prima di invitarlo ad un esame di coscienza? E’ normale che un leader che imposta la sua campagna elettorale sulla novità, sull’efficienza, sulla discontinuità, sul buon governo, sulla moralità si fermi poi davanti al caso Campania, auspicando tutt’al più una crisi di coscienza nel governatore che possa indurlo a firmare le dimissioni?



Il problema del governatore campano, ha ricordato Berlusconi, non è il suo rinvio a giudizio; sono le tonnellate di spazzatura per le strade di Napoli ad accusarlo, è la sua fallimentare azione politica su uno dei più elementari doveri di un’amministrazione: quello di garantire la pulizia e la salute dei cittadini.



Bassolino da 14 anni è il re assoluto di Napoli e della Campania ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti e non bisogna certo aspettare le conclusioni del Gip.



Fonte: Non si dimentica Prodi

L'entusiasmo e' alle stelle

Nessuna differenza dal primo giorno, la verve e' quella di sempre, complimenti Cavaliere!

L'entusiasmo è quello di sempre. La storia sembra tornata indietro di 14 anni quando nacque Forza Italia e il Polo delle Libertà. Ne è passato di tempo ma l'energia del Cavaliere pare aumentata. Per capirne la ragione non occorre scomodare esperti di comunicazione o psicologia.




E' sufficiente tenere conto di un dettaglio: Berlusconi è riuscito a dare corpo al suo grande sogno, creare un unico grande partito che unisca gli elettori moderati che si ispirano al Partito popolare europeo. Mettere insieme la concretezza di un programma di governo ai comuni ideali e valori. In un giorno così importante il Cavaliere sente anche il peso della responsabilità.




"Sono un po' preoccupato - ammette il leader del Pdl iniziando a parlare al Palalido di Milano - perché, da come siamo accolti quando andiamo in giro per l’Italia, si vede che c’è una grandissima aspettativa della gente perché pensano che noi possiamo fare moltissimo per rimediare ai disastri fatti dalla sinistra in questi 20 mesi. La mia preoccupazione però, nasce dal fatto che non abbiamo la bacchetta magica, nessuno ha la bacchetta magica".




Fatta questa premessa, fugata ogni possibile accusa di aver fatto promesse da marinaio, il leader del Pdl dà una grande iniezione di fiducia al suo popolo. Snocciola dati, programmi, idee. Diffonde ottimismo. E non mancano, ovviamente, le stoccate a chi ha governato negli ultimi due anni e tenta oggi di riproporsi come "nuovo"."Per governare bene due legislature"




"Per governare bene un paese una legislatura non basta, ne servono almeno due. La stessa signora Thatcher - rivela il Cavaliere - mi disse che la sua prima legislatura era servita per capire i problemi del paese e solo con la seconda ha potuto realizzare i programmi che si era prefissata. Noi siamo stati ancor più bravi perchè abbiamo fatto di più grazie anche al programma che avevamo già preparato quando eravamo all’opposizione".




Più poliziotti e carabinieri nelle città: "Aumenteremo i poliziotti e i carabinieri di quartiere per averli in tutte le città italiane dai 15 mila abitanti in su. La sinistra invece - afferma - non ha saputo mai sottrarsi al suo convincimento di considerare poliziotti e carabinieri traditori della loro classe, che per soldi si sono venduti allo stato borghese fondato sulla proprietà. E per questo hanno sempre bloccato i fondi".Meno tasse su famiglia, lavoro e imprese. "Meno tasse sulla famiglia, sul lavoro, sulle imprese".




Il Cavaliere ribadisce la sua "ricetta liberale". Dopo aver confermato l’intenzione di aumentare le pensioni minime e la volontà di eliminare gli enti inutili, l’ex premier parla della campagna elettorale della sinistra. "La campagna elettorale della sinistra si è quasi esaurita. Sono terminati i fuochi di artificio di Veltroni", osserva l’ex premier.




Nelle liste del Pd gli stessi di sempre: "Nelle liste del Partito democratico - accusa il leader del Pdl - ci sono sempre gli stessi e ci sono tutti: Prodi, in politica da 45 anni; D’Alema, da 45 anni in politica, primo in lista a Napoli per coprire Bassolino; Veltroni, l’innovatore, il sindaco moderno, da 40 anni in politica; poi ci sono due giovani, Rutelli e Franceschini, in politica da soli 30 anni". Berlusconi ha fatto i conti e rivela che nel Partito democratico è candidato "il 70 per cento dei ministri, dei viceministri e dei sottosegretari che ci hanno portato questa eredità, a partire dai rifiuti della Campania. Sono sempre loro".




Appello al voto utile. Ad un certo punto più che un comizio il discorso di Berlusconi sembra una piccola lezione di diritto costituzionale. Facendo riferimento all’attuale legge elettorale e alle soglie di sbarramento alla Camera e Senato, "di fatto le uniche due forze politiche che possono ottenere la maggioranza sono il Pdl o il Pd, con le forze apparentate". Per questo "se si vuole impedire la vittoria del Pd - è l’appello del Cavaliere - l’unica via efficace è votare Popolo delle Libertà. È chiaro? Altri voti non sono efficaci, vanno dispersi e fanno il gioco dell’altra parte politica". Fini: "Nascerà un grande partito comune": "Il Popolo delle Libertà non è un cartello elettorale, ci saranno gruppi e parlamentari comuni e poi in autunno nascerà un grande partito comune legato al Partito Popolare Europeo". Lo ha detto Gianfranco Fini, intervenendo sul palco del Palalido. All’inizio del suo discorso il leader di An rende omaggio a Berlusconi "che è un grande innovatore della politica, ha creato il bipolarismo in Italia e ha fatto fare un passo avanti a questo Paese verso un aspetto politico europeo".




"Guardiamo al futuro": "Abbiamo deciso di mettere da parte il simbolo di un partito, ma certamente non la nostra storia. Abbiamo deciso di guardare al futuro. Ci sono momenti - ha aggiunto Fini - in cui c’è bisogno di coraggio, momenti in cui una classe dirigente è tale se accende una speranza e non si limita a difendere ciò che è stato acquisito". Fini ha quindi precisato che "il Pdl è nato per la volontà di andare avanti". Rivoluzione conservatrice: Fini promette una "rivoluzione conservatrice" in caso di vittoria. "L’Italia ha la possibilità di dar vita alla rivoluzione dei meriti". Al Paese, ha proseguito, serve una "moderna rivoluzione conservatrice che ci impegnamo a realizzare quando torneremo al governo. Quello che ci chiedono, dal Nord al Sud, è una società in cui va avanti chi è bravo, chi si impegna". Fini ha citato i valori "dell’identità nazionale" e quelli della "meritocrazia".




Uniti a Palazzo Chigi: "A Palazzo Chigi non ci saranno uomini e donne di questo o quel partito, ma uomini e donne del Partito della Libertà, e con te sottoscriveremo un patto perchè con te si vince, si governa e si cambia l’Italia. Se ha un senso ciò che abbiamo fatto - ha concluso Fini - anche dopo il 13 aprile dovremo continuare a collaborare". Palalido strapieno: Il Palalido di Milano, dove ha preso il via la campagna elettorale del Popolo della Libertà con gli interventi di Berlusconi e Fini, era completamente esaurito. I due leader sono tornati insieme su un palco come non facevano dal 2 dicembre 2006, a Roma, nella celebre manifestazione di piazza San Giovanni.Entusiasmo alle stelle: I militanti, sia di Forza Italia che di An, per l’occasione dell’inizio della campagna elettorale del Pdl avrebbero preferito una struttura molto più grande.




L'entusiasmo è alle stelle. Dalle gradinate e nel parterre sventolano le bandiere con il logo del nuovo partito e solo i giovani di An hanno affisso alcuni striscioni. In attesa che inizi la manifestazione è stata predisposta una colonna sonora da discoteca, con un gruppo musicale che, incita, su musica anni Ottanta: "Su le mani, su le mani. Su le bandiere, su le bandiere".
Fonte: Silvio Berlusconi Fan Club Foto: Sebastiani

sabato 8 marzo 2008

8 marzo: Diretta on line Berlusconi e Fini al Palalido di Milano

Pieno ritmo nella campagna elettorale: di seguito sono elencati gli appuntamenti dei prossimi giorni, organizzati dalla Sede nazionale del partito.



a) Sabato 8 marzo diretta on line su http://www.votaberlusconi.it/ della grande manifestazione del Palalido di Milano, nel corso della quale Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini daranno il via "ufficiale" alla campagna elettorale del Popolo della Libertà.

b) I nostri gazebo continuano la loro azione di presenza nelle piazze, per dialogare con gli italiani in merito ai punti principali del nostro programma di governo. "Più sicurezza, più giustizia" sarà il tema per l’8 e il 9 marzo.

E' possibile dare il proprio contributo direttamente da internet semplicemente cliccando qui: http://prioritaprogramma.votaberlusconi.it/

Grazie a tutti i militanti del Popolo della Libertà che animano i gazebo: l'invito sempre aperto e' quello di partecipare, con tutto l'impegno possibile.

Le segnalazioni che sono giunte ai gazebo saranno via - via tutte pubblicate anche su internet, per vedere quali sono i quesiti e le obiezioni fino al momento arrivate e' sufficiente cliccare qui: http://prioritaprogramma.votaberlusconi.it/suggerimenti.php


Fonte: Comunicazione - On. Antonio Palmieri

venerdì 7 marzo 2008

SCEGLI LE PRIORITA': In 2,5 milioni ai gazebo, continua nei weekend l'ascolto degli elettori

E’ stata di circa 2,5 milioni, per un terzo rappresentata da giovani, l’affluenza agli oltre 10 mila gazebo per indicare le priorita’ del programma allestiti dal Popolo della Libertà in tutta Italia nello scorso weekend. I risultati dell’operazione di "ascolto" del Pdl, che proseguira’ a livello tematico anche nei prossimi fine settimana, stono stati presentati in una conferenza stampa a Montecitorio, ed evidenziano che, in tema di sicurezza, la priorita’ assoluta per gli elettori del Pdl e’ rappresentata dalla certezza della pena e dalla lotta all’immigrazione clandestina.
In tema di famiglia, spopola la proposta di abolizione immediata dell’Ici ma anche quella di introdurre di detrarre fiscalmente le spese mediche; omogenee, poi, le richieste in tema di sviluppo e lavoro: il Popolo delle liberta’ vuole le grandi opere, la detassazione degli straordinari e della tredicesima e il versamento dell’Iva dopo il pagamento.
L’esperienza dei gazebo verra’ replicata ogni fine settimana da qui al voto, tranne che in quello di Pasqua: il 9 marzo si parlera’ di sicurezza, il 16 di famiglia, il 30 di sviluppo e lavoro e il 6 aprile ci sara’ un appello al voto giovanile, con una mobilitazione cui prenderanno parte personalmente Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini.
La campagna elettorale del Pdl, hanno annunciato i portavoce Paolo Bonaiuti e Andrea Ronchi, sara’ caratterizzata da due grandi manifestazioni nazionali: la prima il 28 marzo sulle donne a Roma e la seconda, sui giovani, il 6 aprile.
Come ha spiegato Mara Carfagna, leader di Azzurro Donna, " la nostra priorita’ e’ di innalzare l’occupazione femminile, che in Italia e’ solo al 46,6%, molto in ritardo con i piani dell’agenda di Lisbona. Le altre priorita’ sono proteggere la figura della donna madre, che deve trovare un equilibrio tra famiglia e lavoro e combattere la piaga della violenza sulle donne. Percio’, ci sara’ una manifestazione elettorale delle donne del centro destra il 28 marzo al palazzo delle Esposizioni dell’Eur: saranno presenti Fini e Berlusconi".
6/3/2008 votaberlusconi.it

mercoledì 5 marzo 2008

Appuntamenti da non perdere






Tutti in piazza con il popolo della liberta' per occuparci della politica del futuro.


Le date


  • Sabato 8 marzo dalle 10.00 alle 19.00

sara' operativo il Gazebo in Via San Simonino all' angolo di Largo Carducci a Trento citta'

  • Domenica 10 marzo dalle 11.00 alle 18.00

insieme sotto il Gazebo, sempre a Trento in Via San Simonino

Appuntamenti da non perdere



Cara amica, caro amico,
domani mercoledi' 5 Marzo, il Presidente Berlusconi sara' protagonista della trasmissione televisiva "Porta a Porta" che sara' in onda su RAI UNO a partire dalle ore 23.25 circa.

Questa sara' una occasione importante per ascoltare, direttamente dalle parole del Presidente Berlusconi, l'illustrazione del programma del Popolo della Liberta' per le prossime elezioni politiche.



Fonte: Il Filo Azzurro

Sette obiettivi di programma



PRIORITA' DA AFFRONTARE PER RIALZARE L'ITALIA


1. Rilanciare lo sviluppo
2. Sostenere la famiglia
3. Più sicurezza, più giustizia
4. I servizi ai cittadini
5. Il Sud
6. Il federalismo
7. Un piano straordinario di finanza pubblica.


Scarica il Programma


La politica sotto il gazebo

In coda e senza spazientirsi perché questa è l'occasione per cambiare l'Italia. È il Popolo della libertà che fa il programma, le priorità dei primi cento giorni del governo Berlusconi. Il presidente con 3636 parole cambia l'Italia e noi, dicono, «decidiamo su cosa puntare per il futuro del Paese messo in ginocchio dalla sinistra».


Refrain dai diecimila gazebo spalmati da Nord a Sud e che pure nei mille lombardi è anche test sulla pubblica amministrazione: «Esperienza esaltante» osserva Sandro Bondi che vota le priorità programmatiche a Porta Venezia, nel cuore di Milano. «C'è entusiasmo, c'è la partecipazione convinta di tantissima gente e soprattutto di un numero incredibile di giovani» commenta il coordinatore nazionale di Forza Italia.

Fotografia di un partito «già profondamente radicato nella coscienza popolare» aggiunge Bondi, mentre Mariastella Gelmini spiega ai cronisti che tutto questo è «coerente con il modo in cui il Popolo della libertà è nato». Già, ha ragione la sempre in prima linea coordinatrice lombarda degli azzurri: è il filo diretto con il Paese aperto da Berlusconi, «miglior auspicio per il voto del 13 aprile».

(...)

Temi di una campagna elettorale «aperta in mezzo alla gente, con tre schede, ognuna di cinque voci, stampate in milioni di copie che saranno ristampate molte volte in questo mese e venti giorni che separano dal voto» fa sapere l'azzurro Luigi Casero, che oggi inaugurerò insieme a La Russa, Gelmini e i massimi esponenti di Fi e An la prima sede del Pdl nel milanesissimo corso Vittorio Emanuele.


«Mettere assieme macchine organizzative diverse non è stata impresa facile, ma ce l'abbiamo fatta. Adesso, la velocità è aumentata» dicono gli azzurri: «Ora continuiamo il cammino con la gente». Quei cittadini che alle venti di sera sono ancora in coda ai diecimila gazebo. «Tutti insieme con un obiettivo: dare priorità ai temi declassati dal governo Prodi e dare slancio al Pdl» conclude Michela Vittoria Brambilla.

Fonte: Il Giornale del 02/03/2008

martedì 4 marzo 2008

QUOTE ROSA

Pubblichiamo di seguito l'intervento del Consigliere Provinciale di Forza Italia Mauro Delladio in merito all'annoso problema delle quote rosa.




Il mio intervento si limiterà a proporre alcune considerazioni, in particolar modo sulla questione “quote rosa” che ormai da tempo infiamma gli animi e occupa grandi spazi sulla stampa locale.

Nel dibattito non sono mancati toni accesi, minacce di ricorsi alla Corte costituzionale e non da ultimo indicazioni di voto alle prossime elezioni provinciali contro chi si esprimerà contro le cosiddette quote rosa.

Correrò questo ultimo rischio.

Prima di entrare nel merito delle quote, desidero chiarire ancora una volta il mio pensiero in merito al concetto di “genere”.

Un numero sempre più crescente di provvedimenti normativi, a qualsiasi livello istituzionale, sia in Italia che in Europa, sono caratterizzati da un concetto, quello di “genere” per l’appunto.

Politiche di genere, bilancio di genere, identità di genere, differenza di genere, rappresentanza di genere, approccio di genere, parità di generi sono solo alcuni dei neologismi con cui si sta affrontando una tematica considerata non più secondaria ma centrale e quasi una conditio sine qua non di ogni provvedimento.

in Italia spesso si usa il termine genere come “sinonimo” di donne, soprattutto in ambito politico, creando di fatto delle ambiguità.

Anche la nostra Provincia non è immune da questi ragionamenti.

Lo abbiamo riscontrato recentemente, solo per fare un esempio, con la legge sulla cultura.

La proposta di legge della giunta provinciale, che stiamo esaminando, evoca questo concetto e lo pone alla base di tutta la discussione.

Da quanto è dato a sapere nessun altro argomento o proposta di modifica della legge elettorale esistente troverà soddisfazione.
Tradizionalmente gli individui vengono divisi in uomini e donne sulla base delle loro differenze biologiche.
Nel sentire comune, infatti, il sesso e il genere costituiscono un tutt'uno.
Gli studi di genere propongono invece una suddivisione, sul piano teorico-concettuale, tra questi due aspetti dell'identità:
il sesso (sex) costituisce un corredo genetico, un insieme di caratteri biologici, fisici e anatomici che producono le diversificazioni maschio e femmina,
il genere (gender) rappresenta una costruzione culturale, la rappresentazione, definizione e incentivazione di comportamenti che rivestono il corredo biologico e danno vita allo status di uomo o donna.
Sempre secondo gli studi di genere, sesso e genere non costituiscono due dimensioni contrapposte ma interdipendenti: sui caratteri biologici si innesta il processo di produzione delle identità di genere.
Il genere – secondo queste teorie - è un prodotto della cultura umana e viene creato quotidianamente attraverso una serie di interazioni sociali che tendono a definire le differenze tra uomini e donne.
Secondo i soloni degli studi di genere a livello sociale è necessario testimoniare e testimoniare continuamente la propria appartenenza di genere attraverso il comportamento, il linguaggio e/o il ruolo sociale.
Si parla a questo proposito di ruoli di genere.
In sostanza, il genere è un carattere appreso e non innato.
Maschi e femmine si nasce, uomini e donne si diventa.
E’ importante capire la raffinatezza - si fa per dire - di questi ragionamenti.
Interessante è rileggere alcuni passi di un’intervista rilasciata da Gabriele Kuby: una sociologa e scrittrice impegnata nei movimenti studenteschi del ’68 tedesco.
Ne riprendo alcuni passi perché chiariscono il pensiero “di genere” che sta avanzando in Europa e anche in Italia negli ultimi decenni.
La scrittrice espone che: “In pochi conoscono il significato e la portata del termine “gender” – ossia “genere” nella lingua italiana - sebbene sia divenuto il “principio guida e l’obiettivo trasversale” della politica dell’ONU, all’Unione Europea e dei singoli Stati.
Questo concetto presuppone il fatto che qualsiasi orientamento sessuale–eterosessuale, omosessuale, bisessuale e transessuale – sia equivalente e debba essere accettato dalla società.
L’obiettivo è il superamento dell’”eterosessualità forzata” e la creazione di un uomo nuovo, cui viene lasciata la libertà di scegliere e godere la propria identità sessuale indipendentemente dal suo sesso biologico.
Chiunque si contrapponga a ciò, singole persone o Stati, viene discriminato come “omofobo”. Si tratta di un attacco mondiale all’ordine della creazione e, così facendo, all’intera umanità.
Esso distrugge il fondamento della famiglia e in questo modo consegna ai despoti l’uomo che non sa più se è uomo o donna.”.
Un altro interessante spunto di riflessione, che conferma l’avanzata di questo processo ideologico in atto soprattutto nella società occidentale, proviene dal dibattito scaturito all’interno della IV conferenza mondiale delle donne, tenutasi a Pechino dal 4 al 15 settembre 1995.
In quella sede è stato fatto rilevare che si distinguono non due ma cinque generi: femmine, maschi, omosessuali femminili, omosessuali maschili e transessuali. Qualcuno è andato ancora oltre parlando di ermafroditi e pseudoermafroditi maschi e femmine.
Capite che se non abbiamo chiaro il concetto di “genere” che oggi inseriamo a piene mani nelle leggi proposte che andremo a votare, potremmo ritrovarci un domani in una confusione esistenziale che porterà all’annichilimento dell’identità delle persone.
Perché questo è, in realtà, l’obiettivo finale di questa politica globale: spogliare l’uomo dell’ancoraggio della sua identità sessuale al dato oggettivo e naturale, perché possa risultare più agevolmente manipolabile dal potere di turno, non importa di quale colore politico.
Già, perché la parola “genere” nasconde questa grande insidia, ormai entrata nel pensiero soprattutto di una certa parte politica: una persona non è più maschio o femmina, ma quello che si sente di essere.
Non è più importante e fondante la sua differenza biologica, bensì la sua connotazione culturale legata al ruolo nella società.
In estrema sintesi, per il pensiero che ho richiamato poc’anzi, il “sesso” riguarderebbe solamente le caratteristiche biologiche e fisiologiche di una persona, mentre il “genere” si riferisce all’educazione e precisamente ai ruoli, ai comportamenti ed alle attività considerate appropriate per uomini e donne.
L’impressione è che il termine “genere” sia adoperato come una leva per scardinare l’idea tradizionale di famiglia e l’identità sessuale definita.
Mi sono permesso queste alcune considerazioni per evidenziare la necessità di avere piena consapevolezza dell’uso di certi termini quando vengono inseriti nelle norme che licenzieremo, solo perché oggi vanno per la maggiore, e per certificare in maniera inequivocabile che il sottoscritto, quando parla di generi, ne intende solamente due: maschile e femminile.
E che, di conseguenza, quando pensa alla famiglia, ritiene a meritare diritto di cittadinanza in quanto essenziale alla crescita delle persone e della società, sia solo ed esclusivamente quella fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna, così com’è sancita dalla Costituzione della Repubblica Italiana.
Rimangono salvi i diritti inviolabili individuali garantiti anch’essi dalla Costituzione.
Bene. Dopo questa riflessione che non vuol essere esaustiva vorrei riflettere sulle cosiddette “quote rosa”.
Non mi è chiaro in quale modo le “quote rosa”, o “quote donna” come le si vogliano chiamare, favoriscano un percorso, al pari di un uomo, che altrimenti sarebbe precluso.

Mi domando e vi domando per quale motivo senza le quote, una donna che voglia esprimere le proprie capacità nella vita politica, non possa svolgere quelle stesse mansioni ed assecondare le proprie attitudini ed esprimere i propri talenti senza subire per questo una mutazione genetica.

Margaret Thatcher, per diventare primo ministro inglese, non ha avuto bisogno di "quote rosa".

La figlia del droghiere ha fatto mangiare la polvere a tutti gli uomini del suo partito, uno dopo l'altro, fin quando non si è trovata, sola, al vertice dello schieramento conservatore e del governo.

Una donna che ha qualcosa di realmente interessante da dire, lo fa e trova anche un pubblico che l’ascolti.

Angela Merkel (conservatrice pure lei, a conferma che l'emancipazione femminile non è monopolio della sinistra), Cancelliere, vanta una carriera politica della quale hanno fatto le spese moltissimi uomini, evidentemente meno capaci di lei.

Anche in Germania non esistono quote rosa obbligatorie, ma semplici livelli minimi - più o meno elevati - di presenza femminile all’interno dei partiti, che questi - peraltro non tutti - adottano di propria iniziativa.

Il principio della selezione del migliore introducendo la tanto richiamata meritocrazia, al termine di una competizione leale, dovrebbe essere il sale di ogni democrazia e, come è dimostrato, non impedisce alle donne di arrivare ai massimi vertici della politica.

Il rischio concreto è che in nome della parità tra “generi” si arrivi ad attuare una selezione inefficiente della classe politica ed inaugurare un precedente illiberale nell’accesso alle cariche pubbliche.

Le ragioni per cui molte donne si possano sentire umiliate le ha riassunte bene Emma Bonino in una intervista del 12 ottobre 2005.

Esiste una serie sterminata di statistiche sui danni prodotti nelle università e nelle pubbliche amministrazioni in quei Paesi dove sono stati introdotti simili provvedimenti.

Quella che era nata come una promozione sociale all’insegna del politicamente corretto ha finito infatti, inevitabilmente, per trasformarsi in un’ingiustizia, consentendo il passaggio della selezione a individui meno qualificati di coloro che, non essendo tutelati, si sono ritrovati primi nella lista dei bocciati.

Il rischio è che certi partiti si vedano obbligati a candidare l’ultima arrivata pur di rispettare l’obbligo delle quote.

E che dire del rischio – del grave rischio – se passa il pensiero che ho esposto in apertura del mio intervento e cioè quello che introduce come minimo cinque o più generi, che un domani nelle liste elettorali dovranno essere previste quote non solo per le donne ma anche per gli omosessuali e per i transessuali.

Voglio sottolineare che non considero l’orientamento sessuale una discriminante, ed è per questo che non comprendo perché si voglia introdurre una modifica di legge che invece preveda delle quote basate proprio sulla differenza sessuale.

E cosa impedisce, ad esempio, agli italiani di fede islamica di chiedere la loro dose di quote? L’identità religiosa è forse meno importante di quella sessuale?

Ma andiamo oltre, perché le quote riservate alle donne - o a qualsivoglia minoranza - debbono riguardare solo l’accesso alla vita politica e non, ad esempio, le selezioni per l’ente pubblico o l’accesso ad altre cariche della pubblica amministrazione?

E per quale motivo i privati dovrebbero comportarsi in modo diverso dal settore pubblico?

E perché non introdurre quote tra i direttori di giornali, di banche pubbliche e di ospedali ?

Le donne non sono una categoria di nicchia, o una specie in estinzione.

Il rispetto e la credibilità vanno conquistate e non ricevute per grazia.

E’ vero piuttosto che la rappresentatività del 50% dell’elettorato va incoraggiata e promossa, è vero che si debbono mettere in campo tutti quegli strumenti di sensibilizzazione che consentano alle donne di entrare alla pari nella competizione politica.

Se ad una obbligo di candidatura però non si affiancano tutta una serie di misure sociali atte a sostenere la donna proprio nel suo impegno pubblico o lavorativo certamente si fa una azione legislativa più di facciata che di sostanza.

La mancanza o la carenza di infrastrutture o di sostegno sociale - asili nido aziendali e pubblici, assistenza agli anziani, flessibilità degli orari di lavoro anche per il privato, prevenzione del mobbing - non invoglia di certo nessuna donna ad intraprendere la vita pubblica o anche solo a scegliere una carriera lavorativa più impegnativa.

Le donne non hanno bisogno di riserve indiane, di ghetti in cui siano costrette a stare, bensì interventi che facilitino la loro preziosa partecipazione attiva in ogni settore sociale e valorizzando e proteggendo anche e soprattutto la maternità quale momento fondante della società: niente bambini,niente società.
Sia chiaro che non è mia intenzione riproporre un arcaico modello di donna fattrice, per ogni donna la maternità è e resta comunque una libera scelta.

La revisione delle norme dovrebbe riservare una maggiore attenzione agli interventi in grado di accrescere la tutela dei giovani alla ricerca del primo impiego, all’ampliamento delle misure a favore delle giovani coppie che cercano un’abitazione, all’inserimento occupazionale delle giovani donne, all’appoggio della propensione alla maternità rafforzando i servizi di custodia per la prima infanzia.

In poche parole aiutare in tutti i modi i padri e le madri a crescere i loro figli dall’ingresso nella scuola materna alla conclusione degli studi.

Pari opportunità non vuol dire “quote rosa” o altri distorti meccanismi che riconducono ad un obbligo la partecipazione all’attività sociale e politica delle donne.

Per questo le quote rosa come rivendicazione di uno spazio appaiono più che mai inappropriate anzi rischiano di ottenere l’effetto contrario suscitando le antipatie di quanti ritengono ingiustificato la pretesa di ottenere non per merito, ma per “legge” una qualsiasi agevolazione nella carriera politica o lavorativa.

E’ di poche settimane fa la notizia che il Parlamento europeo con una propria relazione chiede all’Unione Europea e agli Stati membri di promuovere una presenza equilibrata di donne e uomini nei consigli di amministrazione delle imprese ma non chiede l’imposizione di “quote rosa” come accade in Norvegia.

L’Aula europea ha soppresso il paragrafo che invitava gli Stati membri “a seguire l’esempio norvegese” adottando misure volte a garantire una quota di almeno il 40 percento di donne presenti nei consigli di amministrazione delle imprese pubbliche e nelle società per azioni.

Penso che la linea guida, confermata in sede europea, di non imporre il meccanismo delle quote ma di promuovere la presenza equilibrata di donne e uomini negli Organismi politici, economici e sociali sia da prendere in seria considerazione.

E’ chiaro che il mio voto – se ancora non è stato chiaro - sarà contrario all’introduzione di meccanismi legati alle quote rosa.