
Vittoria Brambilla scrive agli elettori:
Ci sono le liste, c'è il programma, c'è un mese di tempo per una campagna elettorale da vivere con passione e convinzione. Ecco, sì: convinzione e passione. A leggere molti giornali, in questi giorni, sembra che si tratti di un confronto al cloroformio. Acceso solo da trite banalità d'occasione. Come se tutto ruotasse attorno alla candidatura di Ciarrapico nel Popolo della Libertà. Intendiamoci, la compilazione delle liste alla vigilia di un appuntamento elettorale ha qualcosa di estenuante. Un rito oscuro a chi, come me e come molti miei amici, si avvicina per la prima volta al Palazzo. Ma siamo sicuri che sia il caso di fare tante prediche su chi è entrato o chi è rimasto fuori? Ci sono tre cose che mi infastidiscono di questi borbottii del giorno dopo.
La prima riguarda chi rinfocola questo gusto dell'antipolitica (questa sì è antipolitica). C'è anche chi si rammarica sinceramente. Ma costoro sanno che l'impegno non è un interruttore: acceso o spento? Decidere di occuparsi della cosa pubblica è una scelta che non può nutrirsi solo di gratificazioni episodiche o immediate. Bisogna combattere. E noi, gli amici dei Circoli della Libertà nel grande movimento del Popolo della Libertà, combatteremo. Ve lo assicuro. Chi invece rimesta nel torbido è spesso chi non se lo può permettere. Gli eredi dei cattocomunisti di Pci e Dc - che oggi sotto la presidenza di Romano Prodi si sono arruolati nel Pd - vagheggiano ancora la politica riservata ai "migliori". La presunta aristocrazia di chi vanta patenti di eticità, ma sempre autoassegnate.
Salvo poi compilare elenchi di candidati sullo stile degli album di figurine Panini: l'impiegata, il precario, l'imprenditore cattivo, l'operaio buono, il fustigatore di fannulloni...Un elenco dove c'è proprio tutto. Tranne la politica, che è fatta di sangue e qualcos'altro che una signora forse è meglio che lasci solo immaginare.
La seconda insofferenza mi viene da quella presunta uguaglianza di programmi e intenzioni di governo. Ma non è così. Così come non è vero che la situazione in cui versa il Paese non è colpa di nessuno. I salari sono i più bassi in Europa, la tassazione è la più alta, i consumi sono al lumicino, la crescita è quasi a zero, i rifiuti hanno sepolto un'intera regione e l'immagine di tutto il Paese, ma non è più colpa di nessuno. Come se dal 2006 ad oggi il Paese non avesse avuto un Governo. E forse è drammaticamente vero: l'Italia da due anni non è stata governata. Ma a Palazzo Chigi c'è ancora un inquilino che si chiama Romano Prodi, presidente di quel partito - il Pd - che oggi, con le magìe e bugìe di Veltroni, vorrebbe scaricare i propri insuccessi solo sui suoi alleati. Ma come? E tutti quei ministri? Tutti quei sottosegretari? Tutti quei parlamentari? Nulla, tutti innocenti. È in questo riflesso che si vede che i programmi non sono tutti uguali. C'è chi ostenta continuità con il Governo Prodi - guai a criticarlo, se n'è accorto anche Massimo Calearo, che ha dovuto fare marcia indietro - e poi dice di voler cambiare pagina. Ma come? A colpi di statalismo e di assistenzialismo: il salario minimo uguale per tutti che cos'è? La dote fiscale indistinta per i figli che cos'è?
La terza ragione del mio disappunto nasce proprio dalla crisi in atto, che sembra impedire la forza del sogno. Il Governo Prodi ci consegna un Paese sfinito. Sfiduciato. L'Italia di oggi è quella che non sa nemmeno sottoscrivere i titoli di Stato a media lunga scadenza, perché guarda solo al breve e brevissimo termine. Non c'è più nemmeno un angolo della nostra Penisola che possa essere considerato un lembo di paradiso. In questi giorni sto frequentando un territorio che mi è caro, l'Emilia Romagna, dove sono candidata per il Pdl. Qui è nata mia madre. Qui da tanti anni trascorro le mie vacanze estive. Chi incontro mi dice che la situazione è cambiata. I problemi della sicurezza sono drammatici, anche grazie alla politica sconsiderata condotta dal Pd sul fronte dell'immigrazione. Bologna è la città dove l'ordine pubblico è meno garantito. Peggio di Napoli o di Palermo, per intenderci. Ma anche le condizioni economiche non sono più quelle di una volta.
Insomma, quando Silvio Berlusconi esorta con il suo "Rialzati, Italia!" si riferisce a tutto il Paese. E allora è opportuno ricordare che occorre serietà e responsabilità. È giusto ripetere che ci aspetta un tempo di sacrifici e di doveri. È necessario non coltivare illusioni miracolistiche. Ma è altrettanto giusto e opportuno coltivare il sogno di un futuro migliore. Sì, dobbiamo comunque saper sognare. Non vuol dire credere alle false promesse, ma occorre avere il coraggio di ripartire da sé, dal proprio orgoglio, dalle proprie capacità e dal proprio merito. Per questo ho detto che la campagna elettorale che abbiamo di fronte deve essere vissuta con passione e convinzione.
Il Popolo della Libertà sa coltivare il buon senso e vuole costruire il futuro del Paese. Vogliamo tornare a sognare con i piedi ben piantati per terra. I nostri sogni non si nutrono con le illusioni dell'ideologia, ma con la volontà di chi vuole migliorare e migliorarsi. Anche quando è difficile. Soprattutto quando è difficile. Per questo occorre anche il tuo impegno. Ci conto.
Ci sono le liste, c'è il programma, c'è un mese di tempo per una campagna elettorale da vivere con passione e convinzione. Ecco, sì: convinzione e passione. A leggere molti giornali, in questi giorni, sembra che si tratti di un confronto al cloroformio. Acceso solo da trite banalità d'occasione. Come se tutto ruotasse attorno alla candidatura di Ciarrapico nel Popolo della Libertà. Intendiamoci, la compilazione delle liste alla vigilia di un appuntamento elettorale ha qualcosa di estenuante. Un rito oscuro a chi, come me e come molti miei amici, si avvicina per la prima volta al Palazzo. Ma siamo sicuri che sia il caso di fare tante prediche su chi è entrato o chi è rimasto fuori? Ci sono tre cose che mi infastidiscono di questi borbottii del giorno dopo.
La prima riguarda chi rinfocola questo gusto dell'antipolitica (questa sì è antipolitica). C'è anche chi si rammarica sinceramente. Ma costoro sanno che l'impegno non è un interruttore: acceso o spento? Decidere di occuparsi della cosa pubblica è una scelta che non può nutrirsi solo di gratificazioni episodiche o immediate. Bisogna combattere. E noi, gli amici dei Circoli della Libertà nel grande movimento del Popolo della Libertà, combatteremo. Ve lo assicuro. Chi invece rimesta nel torbido è spesso chi non se lo può permettere. Gli eredi dei cattocomunisti di Pci e Dc - che oggi sotto la presidenza di Romano Prodi si sono arruolati nel Pd - vagheggiano ancora la politica riservata ai "migliori". La presunta aristocrazia di chi vanta patenti di eticità, ma sempre autoassegnate.
Salvo poi compilare elenchi di candidati sullo stile degli album di figurine Panini: l'impiegata, il precario, l'imprenditore cattivo, l'operaio buono, il fustigatore di fannulloni...Un elenco dove c'è proprio tutto. Tranne la politica, che è fatta di sangue e qualcos'altro che una signora forse è meglio che lasci solo immaginare.
La seconda insofferenza mi viene da quella presunta uguaglianza di programmi e intenzioni di governo. Ma non è così. Così come non è vero che la situazione in cui versa il Paese non è colpa di nessuno. I salari sono i più bassi in Europa, la tassazione è la più alta, i consumi sono al lumicino, la crescita è quasi a zero, i rifiuti hanno sepolto un'intera regione e l'immagine di tutto il Paese, ma non è più colpa di nessuno. Come se dal 2006 ad oggi il Paese non avesse avuto un Governo. E forse è drammaticamente vero: l'Italia da due anni non è stata governata. Ma a Palazzo Chigi c'è ancora un inquilino che si chiama Romano Prodi, presidente di quel partito - il Pd - che oggi, con le magìe e bugìe di Veltroni, vorrebbe scaricare i propri insuccessi solo sui suoi alleati. Ma come? E tutti quei ministri? Tutti quei sottosegretari? Tutti quei parlamentari? Nulla, tutti innocenti. È in questo riflesso che si vede che i programmi non sono tutti uguali. C'è chi ostenta continuità con il Governo Prodi - guai a criticarlo, se n'è accorto anche Massimo Calearo, che ha dovuto fare marcia indietro - e poi dice di voler cambiare pagina. Ma come? A colpi di statalismo e di assistenzialismo: il salario minimo uguale per tutti che cos'è? La dote fiscale indistinta per i figli che cos'è?
La terza ragione del mio disappunto nasce proprio dalla crisi in atto, che sembra impedire la forza del sogno. Il Governo Prodi ci consegna un Paese sfinito. Sfiduciato. L'Italia di oggi è quella che non sa nemmeno sottoscrivere i titoli di Stato a media lunga scadenza, perché guarda solo al breve e brevissimo termine. Non c'è più nemmeno un angolo della nostra Penisola che possa essere considerato un lembo di paradiso. In questi giorni sto frequentando un territorio che mi è caro, l'Emilia Romagna, dove sono candidata per il Pdl. Qui è nata mia madre. Qui da tanti anni trascorro le mie vacanze estive. Chi incontro mi dice che la situazione è cambiata. I problemi della sicurezza sono drammatici, anche grazie alla politica sconsiderata condotta dal Pd sul fronte dell'immigrazione. Bologna è la città dove l'ordine pubblico è meno garantito. Peggio di Napoli o di Palermo, per intenderci. Ma anche le condizioni economiche non sono più quelle di una volta.
Insomma, quando Silvio Berlusconi esorta con il suo "Rialzati, Italia!" si riferisce a tutto il Paese. E allora è opportuno ricordare che occorre serietà e responsabilità. È giusto ripetere che ci aspetta un tempo di sacrifici e di doveri. È necessario non coltivare illusioni miracolistiche. Ma è altrettanto giusto e opportuno coltivare il sogno di un futuro migliore. Sì, dobbiamo comunque saper sognare. Non vuol dire credere alle false promesse, ma occorre avere il coraggio di ripartire da sé, dal proprio orgoglio, dalle proprie capacità e dal proprio merito. Per questo ho detto che la campagna elettorale che abbiamo di fronte deve essere vissuta con passione e convinzione.
Il Popolo della Libertà sa coltivare il buon senso e vuole costruire il futuro del Paese. Vogliamo tornare a sognare con i piedi ben piantati per terra. I nostri sogni non si nutrono con le illusioni dell'ideologia, ma con la volontà di chi vuole migliorare e migliorarsi. Anche quando è difficile. Soprattutto quando è difficile. Per questo occorre anche il tuo impegno. Ci conto.
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