
Domenica la rivolta contro il declassamento di Supermario al sesto posto in lista. Posizione disperata per l'elezione, tuonavano i vertici di Forza Italia. Sono passati tre giorni e Walter Viola, consigliere provinciale azzurro, papabile candidato del centrodestra alle provinciali di ottobre, sfodera invece un inaspettato ottimismo: «La partita è aperta e Malossini ce la può fare». Il primo tempo si gioca il 13 aprile, il secondo ad ottobre: «Per le provinciali - incalza Viola - bisogna lavorare a un'alleanza di tutte le forze alternative a Dellai».
SITO INTERNET DI WALTER VIOLA
Consigliere Viola, Zampiccoli ha detto che le candidature del Pdl sono un grosso regalo a Dellai.
Un conto sono le reazioni a caldo. Si pensava che Malossini fosse candidato al 3º posto, questo non è accaduto, c'è stato uno stravolgimento totale e oggettivamente la sua elezione sembrava a rischio.
Tutti concordano. Invece non è più così?
No, non lo è. Per com'è fatta questa legge la partita è assolutamente giocabile. Malossini non è in un posto sicuro, ma altamente probabile. Alla Camera, il ramo più politico del parlamento, la Margherita non sarà rappresentata, forse ci sarà un Ds, la Froner, quindi è probabile che l'unica persona di peso insieme a Fugatti sia proprio Malossini.
Avete rifatto i calcoli?
Due dati: nel 2006 la Svp con 180 mila voti ha mandato a Roma quattro parlamentari, l'Unione tre con 130 mila voti. Forza Italia più An hanno preso 160 mila voti. Si commenta da sola la possibilità di eleggere un quarto candidato se il Pdl non perde consensi ma anzi ne guadagna. Anche perché con molti più contendenti si abbassa il quorum per entrare in parlamento.
Le candidature imposte da Roma non rischiano comunque di penalizzare il Pdl di fronte a un centrosinistra che punta sull'alleanza autonomista? Non c'è l'esigenza per il centrodestra di radicarsi di più sul territorio?
Assolutamente sì, questo è il percorso che a livello locale abbiamo fatto in questi anni. Noi non pensiamo di rescindere il rapporto con Roma, anche perché con tutta la stima per gli autonomisti l'autonomia è stata fatta dalla Dc che era un partito centralista. E c'è poi un altro aspetto da considerare.
Quale?
Nell'ultimo anno si è registrata una certa insofferenza verso la nostra autonomia e i suoi presunti o reali privilegi. E a questo non possiamo rispondere semplicemente barricandoci in una torre d'avorio trentina dicendo "Noi l'autonomia ce l'abbiamo e ce la teniamo". Occorre guardare ad alleanze territoriali, sull'asta dell'Adige ma non solo, verificando un modo diverso di porsi sullo scacchiere nazionale ed europeo.
Non è che in queste elezioni paga di più puntare sul livello nazionale e sull'antitesi Berlusconi-Veltroni?
In effetti al bar la mattina si parla più che altro dei dibattiti a Porta a Porta e a Matrix.
Tra sette mesi si vota per le provinciali. Lì il discorso cambierà? Che possibilità di dialogo con l'Udc?
Sono convinto che bisogna aprire un percorso. Ci sarà il Pdl...
Lo dà per sicuro?
Non lo do per assodato, ma sicuramente bisogna andare con più coraggio verso il Partito popolare europeo. La situazione è di estremo movimento ma mi auguro ci sia la possibilità di una sintesi delle forze alternative a Dellai, recuperando anche il mondo autonomista.
A proposito di autonomisti. Non è che Bezzi ha fatto la fine di Mastella?
Non so quali fossero gli accordi romani con Bezzi, ma la possibilità di una ricucitura positiva c'è. Il problema è mettere il progetto per il Trentino davanti a certi bisticci personalistici che oggettivamente non portano da nessuna parte.
I sondaggi danno il Pd in rimonta.
Ma quale rimonta... è finita da una settimana. Veltroni è un abile comunicatore, ma gli elettori hanno sotto gli occhi gli effetti del governo Prodi.
(13 marzo 2008 - TRENTINO)
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