martedì 3 giugno 2008

Berlusconi: clandestinita' non e' sempre reato

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha detto oggi che a suo giudizio la condizione di clandestinità di un immigrato non deve essere considerata come un reato in sé, ma come un'aggravante nel caso in cui un irregolare delinqua.
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"Personalmente penso che non si può perseguire qualcuno per la permanenza non regolare nel nostro paese condannandolo con una pena, ma questa può essere un'aggravante se commette reato", ha detto Berlusconi rispondendo a una domanda nel corso di una conferenza stampa congiunta col presidente francese Nicolas Sarkozy.

Dopo le critiche mosse ieri dall'Alto commissario dell'Onu per i diritti umani, Louise Arbour, al disegno di legge che prevede, se fosse approvato, il carcere fino a quattro anni per il nuovo reato di clandestinità, al premier italiano è stato chiesto se il governo intenda "sfumare" la norma.

"Non è un monito dell'Onu, è una dichiarazione smentita dallo stesso portavoce dell'Onu circa un giudizio negativo su qualcosa che è ancora in divenire. La proposta di legge ... è all'esame del Parlamento (che) è sovrano e deciderà secondo coscienza e secondo buon senso", ha risposto Berlusconi, ammorbidendo di fatto la posizione del governo.

Il ministro degli Esteri Franco Frattini, in una intervista pubblicata oggi dal Messaggero, ha ricordato che in paesi come Francia, Germania, Svezia e Gran Bretagna esiste già da anni questo tipo di reato, mentre in Italia non ancora perché la norma è in discussione in Parlamento ma non è stata varata.

Intanto, non si è fatta attendere la risposta della Lega Nord, partito che più ha puntato sulla lotta ai clandestini anche in campagna elettorale.

"La previsione di un reato di immigrazione clandestina non è certo finalizzata a mettere in galera tutti coloro che lo dovessero commettere", ha detto il ministro per la Semplificazione normativa e coordinatore della Lega, Roberto Calderoli, precisando che la norma ha due obiettivi.

"Il primo, di carattere preventivo, è quello di dare un messaggio che disincentivi chi intende partire e di conseguenza gli ingressi irregolari", ha aggiunto.

"Il secondo, di carattere repressivo, non è tanto il periodo di carcere quanto una misura che pesa ben di più per l'irregolare ovvero l'espulsione immediata dopo la sentenza. L'obiettivo, quindi, non è certo il riempire le carceri di clandestini ma il trovare uno strumento adeguato che ne consenta l'allontanamento in tempi certi e rapidi".




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