venerdì 27 giugno 2008

Dal Parlamento


Ha già una data di discussione in Parlamento il disegno di legge che sospende i processi per le quattro più alte cariche dello Stato e che il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare oggi (anche se il lodo Schifani bis non compare all'ordine del giorno della riunione a Palazzo Chigi.)
Le norme - che puntano a consentire il «sereno svolgimento» delle funzioni di presidente della Repubblica, presidenti di Senato e Camera e presidente del Consiglio - su sollecitazione del governo e per decisione della Conferenza dei capigruppo di Montecitorio, approderanno infatti nell'Aula della Camera lunedì 28 luglio. Una circostanza irrituale, quella della calendarizzazione prima del via libera di Palazzo Chigi, che irrita l'opposizione proprio nel giorno in cui dal Csm arriva un primo parere negativo sul provvedimento «sospendi-processi», del quale la sesta commissione dell'organo di autogoverno della magistratura rileva la incostituzionalità e la dubbia «compatibilità» con la obbligatorietà della azione penale.
Il parere del plenum arriverà il primo luglio, ma intanto con il presidente della Commissione Giustizia del Senato Filippo Berselli il Pdl chiede la testa del vicepresidente del Csm Nicola Mancino per la fuga di notizie da Palazzo dei Marescialli. «Le dimissioni sarebbero un atto dovuto - afferma Berselli - di elementare sensibilità istituzionale, non un atto eroico».
Berselli punta il dito contro Mancino per non aver saputo garantire la dovuta «riservatezza», dopo le indiscrezioni «di enorme gravità istituzionale», che avrebbero messo «in grandissima difficoltà ed imbarazzo» il capo dello Stato Giorgio Napolitano e «non possono passare sotto silenzio». La tensione sul tema giustizia resta perciò altissima. E l'opposizione, in vista del varo del disegno di legge con corsia preferenziale sull'immunità delle alte cariche, respinge al mittente la proposta avanzata per il Pdl da Gaetano Pecorella, legale del premier.
«Potremmo andare in tempi brevi all'approvazione del Lodo - azzarda il deputato del Pdl - se l'opposizione si dichiarasse disponibile ad approvarlo, senza nemmeno passare attraverso la sospensione dei processi così come previsto ora dal decreto sicurezza». Il Pd non accetta ramoscelli d'ulivo, sul tema. «Non c'è e non ci può essere nessuno scambio o incrocio tra la norma blocca-processi ed il cosiddetto Lodo Schifani», chiude il ministro della Giustizia del governo ombra Pd, Lanfranco Tenaglia. Mentre Antonio Di Pietro e l'Idv continuano a stigmatizzare «l'uso privato che questo governo fa delle sue funzioni» e annunciano opposizione al "Lodo-bis" «dentro e fuori il Parlamento», il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini insiste invece sulla necessità di «bloccare la norma salva-processi offrendo a Berlusconi la disponibilità ad affrontare il tema della immunità delle più alte cariche dello Stato».
Ma anche dal Pdl si respinge l'ipotesi dello scambio tout court con il nuovo lodo. «Vogliamo solo - spiega Maurizio Lupi, vicepresidente Pdl della Camera - che chi viene eletto dai cittadini possa governare seriamente, senza dover essere messo sotto accusa da parte di giudici che intralciano l'azione politica». A complicare le cose le nuove intercettazioni telefoniche di Silvio Berlusconi, che aprono un altro fronte di scontro. Ma il premier viene descritto, da chi gli ha parlato, come sempre più determinato ad andare avanti nella partita sulla giustizia.
«Noi abbiamo il dovere di abbassare i toni, ma dobbiamo farlo in Parlamento dialogando con l'opposizione - ragiona Italo Bocchino, presidente vicario dei deputati Pdl - Se fuori dal Parlamento l'opposizione alza i toni perchè tirata per la giacca da Di Pietro, ovviamente non è nostra responsabilità se il clima si surriscalda».

Fonte: L'adige del 26/06/2008

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