mercoledì 30 luglio 2008

Divina Presidente

Alla fine il Popolo della libertà ha detto sì. Dopo mesi di tira e molla, candidature e controcandidature, votazioni interne ai partiti e sondaggi, lusinghe e minacce, a novanta giorni dal voto per le elezioni provinciali Forza Italia e Alleanza nazionale hanno garantito il loro appoggio alla candidatura del senatore leghista Sergio Divina alla presidenza della giunta.



Lo hanno fatto in un incontro tenuto ieri pomeriggio in cui Divina era affiancato dal segretario del partito Fugatti, Savoi e Bridi.




Per Forza Italia erano presenti i coordinatori Malossini e Zampiccoli e il consigliere provinciale Viola, mentre la delegazione di An era guidata dal senatore de Eccher e Frau. Senatore, questo accordo arriva tardi? «Noooo. Mettiamola così: tutti i parti importanti hanno tempi lunghi. I mammiferi sono quelli con l'attesa più lunga ma sono anche quelli che riescono a fare le cose migliori. Gli invertebrati hanno invece meno difficoltà a realizzare un prodotto nuovo ma i risultati non sono certo eguali. Tutto poi si innestava in un momento di forte dibattito dovuto alla grande semplificazione del quadro politico in cui due grandi partiti quali Forza Italia e An hanno deciso di fondersi nel Pdl».




Ha sempre creduto in questo risultato? «Sì, perché io ho sempre creduto nella responsabilità e nella serietà delle persone. Inoltre dalle confidenze che ricevevo, avevo sentore di una stragrande maggioranza che convergeva su un'unica candidatura e, lo dico con imbarazzo, quella ritenuta con maggiori probabilità di successo era la mia».




Però se voi non aveste forzato la mano, probabilmente non sareste arrivati a questa intesa. «In queste cose ci vuole un po' di fair play, di diplomazia e di responsabilità ma a volte anche un po' di determinazione». Ora che percentuale di successo si attribuisce? «Io zero. Non diamo numeri. Siamo in pista. Adesso c'è lo start. Sarà una grande pedalata con una grande volata con esito assolutamente non scontato. Sarà una gara di squadra: a me come capitano spetta il compito di lanciare lo sprint. E il successo si giocherà davvero negli ultimi metri perché non ci saranno distacchi abissali come voleva far credere Dellai e neanche partite già vinte come quelle vendute da Andreolli».




A proposito di squadra: lei intende presentare la sua eventuale formazione di giunta prima del voto? «Non si vende la pelle dell'orso prima di averlo ucciso. E comunque non lo farò per il semplice motivo che sarò estremamente rispettoso di quelli che saranno gli orientamenti degli elettori. Sulla base del risultato, i partiti formuleranno richieste di responsabilizzazione e coinvolgimento in relazione al peso elettorale che otterranno». Qualche tipo di accordo lo avrete pur preso con gli esponenti del Pdl. «Vi assicuro che sul piatto non è stata messa la spartizione dei posti. Si è parlato di cosa fare e delle priorità da darci. Il mio compito sarà ora quello di prendere i due programmi dei partiti, sentire anche le forze "secondarie" e mettere assieme un programma in cui tutti si riconoscano».




All'appello manca ancora l'Udc. «Non fa parte della coalizione di governo, però noi la stiamo aspettando. Hanno dichiarato che, un minuto dopo l'ufficializzazione di una candidatura unitaria, avrebbero dichiarato il loro appoggio. Attendiamo che ciò si avveri». Malossini sarà della partita? «Lo deciderà lui». Allora cambiamo la domanda: lei conta sulla presenza di Malossini? «Non mi deve tirare in questo tormentone. Sarà solo lui l'arbitro del proprio futuro».




Ma è o no un elemento importante? «Io lo so valorizzare per l'uomo che è, di peso e di competenza, che ha dimostrato grandi qualità amministrative. Però questo è un rapporto personale tra Divina e Malossini. Ragionando invece in termini di coalizione, sarà il suo partito a decidere che ruolo dovrà avere». Quale sarà il suo primo provvedimento in caso di elezione a presidente? «Prima arriviamo lì e dopo facciamo. Di sicuro ci sarà grande responsabilità, sobrietà, attenzione nel maneggio del denaro pubblico e verso la nostra economia, che non ha bisogno di ingenti aiuti monetari ma di sostegno in termine di promozione e di sburocratizzazione.




L'amministrazione pubblica con una mano ti dà dei soldi e con l'altra ti carica di tante incombenze inutili che vanificano il sostegno finanziario. Di sicuro andremo incontro a periodi non di vacche grasse». Certo che il ministro Brunetta non vi sta aiutando con le esternazioni sulle autonomie speciali da abolire. «Problema già risolto: abbiamo fatto una colletta per raccogliere fondi con cui mandarlo in ferie per due o tre mesi in modo che non faccia altri danni.




Per noi il punto di riferimento è Calderoli che sta dicendo esattamente l'opposto e citando il Trentino come modello per l'autonomia e il federalismo. Brunetta, ahimé, si è accorto che l'unico modo per finire sui giornali è quello delle frasi ad effetto: così se si trova in Veneto spara sui trentini, se è in Sicilia se la prende con i continentali, ma se si trovasse a un tiro al bersaglio rischierebbe di farsi male ad un piede perché è un po' distratto. Lui ha risultato se va oltre le righe ma non è che un ministro, per avere un po' di popolarità, può comportarsi in questo modo».
29/07/2008 Fonte: L'Adige di Guido Pasqualini

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