«Nelle grandi democrazie, la buona amministrazione è stata sempre garantita dall'alternanza: noi siamo l'alternativa». Parola di Sergio Divina che appone il suo sigillo alla presentazione da parte di Forza Italia dei candidati inseriti nella lista del Pdl, 20 (di cui sette donne) su 34.
Un'alternativa soprattutto a quel sistema di governo («Fortemente clientelare» secondo il deputato lombardo eletto nel collegio regionale Maurizio Del Tenno») creato, secondo gli azzurri, da Lorenzo Dellai: «Vogliamo che la prossima legislatura - attacca Ettore Zampiccoli, coordinatore provinciale - non venga ricordata come questa e cioè per il malgoverno, per le consulenze, per le politiche lobbistiche». Attorno a piazza Dante si sarebbe sviluppato un sottobosco che avrebbe consentito alla Provincia di «occupare tutti gli spazi politici, culturali ed economici». Invece, Forza Italia fa leva sui valori «cattolici e liberali» per progettare una «piccola rivoluzione in tema di partecipazione: vogliamo che i trentini siano protagonisti». Alla stessa domanda sull'inchiesta rivolta ieri al Pd, i vertici azzurri rispondono più risentiti: «Il nostro partito è sempre stato garantista e non ha mai buttato fuori nessuno prima che la giustizia abbia fatto il suo corso - osserva il senatore Giacomo Santini - e voglio sottolineare il nobile gesto di Malossini che si è fatto da parte». Più di un candidato non gradisce le domande (giudicate «fuori tema» anche da Santini), ma Zampiccoli rompe gli indugi: «La Compagnia delle Opere è bipartisan - avverte - ma qui c'è in ballo un sistema di potere in cui l'architetto Angelini faceva quello che faceva per conto di Grisenti, uomo messo da Dellai in posti che contano. È un sistema di governo tipico della Margherita. E non si sa che fine abbia fatto il comitato etico di cui aveva parlato il presidente». Del Tenno rincara: «Il vero pericolo per l'autonomia è la gestione di Dellai». «La Sicilia? Funzionava così, ma solo in passato». Anche Divina interviene nel dibattito: «Non ci siamo con le proporzioni - avverte - perché siamo venti a uno. I partiti non c'entrano ma, soprattutto, diciamo che parliamo di un sistema di controllo totale sull'economia trentina. E se andiamo oltre rischiamo la diffamazione». Dice la sua anche il candidato Giuseppe Stefanelli che se la prende con la «cappa» di centrosinistra che attanaglierebbe le Giudicarie: «Alle provinciali hanno fatto sei consiglieri più un assessore esterno, Tiziano Salvaterra - ricorda - ma come mai ogni volta che si vota per le politiche vinciamo noi?». Santini tranquillizza poi i trentini: «Ho parlato con i ministri Calderoli e Fitto - spiega - i quali mi hanno assicurato che le autonomie provinciali non si toccano: la riforma riguarda solo le regioni a statuto ordinario». Walter Viola sintetizza i tre punti del programma forzista, poi condiviso dall'intera coalizione: la riforma della strapotere provinciale per evitare sprechi ed introdurre più sobrietà («Ho sentito Dellai parlarne: mi pare eccessivo visto che lui non l'ha mai abbracciata»), rivedere sanità, Itea ed Icef, sostenere la maternità, sburocratizzare l'amministrazione, snellire le spa pubbliche e razionalizzare gli investimenti in ricerca affinché abbiano reali ricadute sul territorio. Giacomo Santini azzarda anche un quarto punto: «Introdurre un irrinunciabile principio di trasparenza per chi assume incarichi pubblici».
Fonte: L'Adige
domenica 28 settembre 2008
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