sabato 31 maggio 2008

Rifiuti e discariche: Berlusconi chiede aiuto allo Stato

La discarica di Chiaiano è idonea, e se necessario il governo userà la forza perché possa funzionare. Lo ha detto oggi il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.


"Tutte le relazioni tecniche ci dicono l'assoluta idoneità di Chiaiano per la discarica. Useremo la forza dello Stato, l'esercito", ha detto Berlusconi in una conferenza stampa a Napoli, dopo un vertice in prefettura in cui è stato fatto il punto sull'emergenza rifiuti in Campania.

"Coloro che si opporranno all'utilizzo della discarica saranno persone perseguibili per aver commesso un reato", ha aggiunto il premier, ricordando che il decreto legge del governo trasforma le discariche in "zone di interesse strategico", trattate alla stregua di zone militari.

Poco prima il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per l'emergenza rifiuti Guido Bertolaso, nella stessa conferenza stampa, aveva detto che è ancora presto per dire cosa ne sarà della discarica di Chiaiano, che i tecnici sono al lavoro e che i risultati dei rilevamenti si avranno in una decina di giorni.

"Prima vediamo se salta Chiaiano, e poi ci fasciamo la testa. Adesso mi sembra prematuro", aveva detto il sottosegretario.

Già nei giorni scorsi si sono verificati violenti scontri a Chiaiano tra manifestanti contrari all'apertura della discarica in una cava di tufo nei pressi del paese e forze dell'ordine. Secondo gli inquirenti, frange vicine alla camorra e all'area del dissenso violento hanno fomentato la tensione e al momento vige una tregua precaria. La collina di Chiaiano è interessata da un piano di riqualificazione e sviluppo che comprende anche nuove edificazioni.

Berlusconi, nel sottolineare la posizione inflessibile del governo sulla questione, ha detto che "chi ancora si augurasse un passo indietro deve sapere che siamo convinti che sia nostro preciso dovere che lo Stato faccia finalmente lo Stato", e che il suo governo intende "lavorare con assoluta determinazione, non perdere ulteriore tempo, per non lasciare questa regione nella situazione attuale".

IMPIANTI CDR AI MILITARI. FUORI DA EMERGENZA IN TRE ANNI

A tal fine, si è deciso di affidare alle forze armate anche la responsabilità degli impianti di cdr, dove si produce combustibile dai rifiuti separando inizialmente l'umido dal secco.

"Abbiamo deciso, sentito il ministro della Difesa (Ignazio La Russa) e le autorità militari competenti, di richiedere alle forze armate di assumere loro la responsabilità degli impianti", ha detto Bertolaso.

"Nel corso dei prossimi giorni (i militari) rileveranno le attività", ha aggiunto.

Il piano predisposto dal governo, ha detto Berlusconi, "è il meglio che si può fare, non certo in tempo breve, ma nel giro di tre anni".

"Dobbiamo trovare delle discariche per smaltire le 7mila tonnellate che si producono ogni giorno. Le discariche andranno assistite dai termovalorizzatori. Fino alla costruzione dei termovalorizzatori dovranno essere aperte le discariche, e il decreto ne individua di nuove", ha spiegato.

Nel dl si individuano dieci siti per le discariche in tutta la regione. In due casi, quelli di Sant'Arcangelo Trimonte (Benevento) e Savignano Irpino (Avellino), la costruzione è già a buon punto, e dovrebbero aprire entro giugno.

Oltre a Chiaiano, anche altre località indicate nel dl sono già note perché proposte in passato per ospitare i rifiuti: è il caso di Macchia Soprana e Valle della Masseria a Serre (Salerno), ma anche di Ferrandelle a Santa Maria La Fossa (Caserta) o del comune di Terzigno (in località Pozzelle e Cava Vitiello). Le altre località sono Pero Spaccone ad Andretta (Avellino) e Torrione a Caserta.

ITER PARLAMENTARE DL CELERE. SI' A SUPERPROCURA

Berlusconi ha detto di ritenere che l'iter parlamentare del decreto legge sull'emergenza sarà un "viaggio celere... anche grazie all'aiuto dell'opposizione".

Ha poi precisato che "non esistono profili di incostituzionalità" nel dl, che prevede tra le altre cose l'apertura di nuove discariche e l'invio di spazzatura campana in altre regioni nell'attesa di completare il piano per la realizzazione di termovalorizzatori -- ad Acerra (Na), Santa Maria La Fossa (Ce), Salerno e Napoli -- che dovrebbe mettere fine a una situazione che va avanti da anni.

Il decreto stabilisce anche che lo stato di emergenza dichiarato in Campania cesserà alla fine dell'anno prossimo.

Il premier ha quindi accennato alla "previsione di una superprocura per evitare che ci siano interventi di magistrati locali che arrivino a rompere questo circuito".

"E' importante che ci sia un'unica autorità per tutta la regione (per) non impedire che questo piano vada a realizzazione", ha spiegato il capo del governo.

Circa l'inchiesta napoletana sulla gestione dei rifiuti in Campania, Berlusconi tra le righe ha giustificato le persone coinvolte, che nella "eccezionalità del momento non hanno eseguito i dettami delle leggi, fatte per la normalità e non per l'eccezionalità".

INTERVENTI AD OROLOGERIA. BERTOLASO UOMO VERO

L'inchiesta, che ha portato alla notifica di 25 ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari, vede coinvolta anche Marta Di Gennaro, una dirigente della Protezione civile che si è occupata di rifiuti con Bertolaso all'epoca in cui il sottosegretario era commissario all'emergenza. E' indagato anche il prefetto di Napoli Alessandro Pansa per presunte irregolarità che avrebbe commesso quando era commissario straordinario.

"Qualcuno ha definito questi interventi ad orologeria", ha detto il premier. "Ma Bertolaso per fortuna è uomo vero e non si è fatto intimidire o demotivare", ha aggiunto.

In ultimo, il presidente del Consiglio ha ribadito che tornerà settimanalmente nel capoluogo campano finché non avrà "la certezza" di poter arrivare "ad una soluzione concreta e definitiva" del problema.

Del resto "non è un peso venire qui, è gradevole", ha voluto precisare Berlusconi, che ha detto di considerarsi "un napoletano nato a Milano".

Fonte: Yahoo.it Aggregatore di Notizie

mercoledì 28 maggio 2008

CEI: no a nuove moschee sugli spazi cattolici

La Conferenza episcopale preparerà un documento per spiegare la posizione dei vescovi italiani sulla costruzione delle moschee nel nostro Paese. È quanto ha annunciato ieri il Segretario della Cei Giuseppe Betori, rivelando che nel corso della discussione che si è aperta lunedì pomeriggio ed è continuata ieri «ben tre interventi hanno chiesto un approfondimento del problema per avere una posizione ufficiale».



Betori ha ribadito il «no» della Cei nei confronti di quei preti che concedono dei locali ecclesiastici per la preghiera musulmana, perché così facendo «alienano per sempre quegli spazi alla fede cattolica».




Il caso più recente, che risale al novembre scorso, aveva coinvolto un parroco del trevigiano. «Quando un parroco presta i locali della parrocchia deve sapere che in quel momento aliena quello spazio alla religione cattolica e lo affida per sempre all’Islam», ha detto il Segretario della Cei, spiegando anche che «le moschee non sono un luogo di culto, ma luoghi di preghiera e di formazione». Secondo un’antica consuetudine, quando un terreno o uno stabile vengono utilizzati per la preghiera dei fedeli seguaci di Maometto, quello spazio non è più disponibile per le altre religioni.





Proprio per questo, nel 1993 la Cei aveva pubblicato una Nota nella quale, al paragrafo 34, si specificava che «le comunità cristiane, per evitare inutili fraintendimenti e confusioni pericolose, non devono mettere a disposizione, per incontri religiosi di fedi non cristiane, chiese, cappelle e locali riservati al culto cattolico, come pure ambienti destinati alle attività parrocchiali». Da allora sono passati quindici anni, oggi la presenza musulmana è molto cresciuta e in varie città italiane si discute sui progetti per la costruzione di nuove moschee per i fedeli dell’islam. La nuova nota dei vescovi servirà dunque a dare direttive unitarie sulle posizioni da prendere al riguardo, ribadendo il no alla concessione di spazi parrocchiali o ecclesiastici per la preghiera musulmana.




Betori, rispondendo alle domande dei giornalisti, è tornato sulle parole pronunciate lunedì dal cardinale Bagnasco e si è augurato che i Cpt per gli immigrati rappresentino una «soluzione di passaggio, non finale, per l’identificazione dei clandestini», chiedendo che siano accelerati «i tempi di valutazione» dello status e delle domande di asilo presentate da chi arriva nel nostro Paese, e coniugando l’esigenza di legalità, che è presupposto della sicurezza, con l’esigenza di accoglienza. Il vescovo ha anche invitato a non penalizzare singoli gruppi di immigrati, come in rom, ammettendo però che nel nostro Paese esistono «paura e senso di insicurezza». Da quanto si apprende, la discussione in assemblea è stata accesa riguardo agli immigrati, e alcuni vescovi sono intervenuti contro il provvedimento che intende istituire il reato di immigrazione clandestina.




Betori ha quindi auspicato che venga fatto un «tagliando» alla legge 194 (non citata da Bagnasco nella sua prolusione), spiegando che «come ogni altra legge è passibile di miglioramenti». E ha quindi affrontato lo spinoso problema della pedofilia spiegando che i vescovi, «appena c’è notizia» di un reato di questo tipo che coinvolge un sacerdote, «debbono aprire una inchiesta canonica», mentre la giustizia civile «segue le proprie strade». Sta infatti alle vittime «scegliere la strada della giustizia civile, cosa che non tutti sono pronti a fare».



Infine, Betori, che ha anche pronunciato parole in sostegno all’opera del sottosegretario ai rifiuti Bertolaso, è intervenuto sull’inchiesta genovese e sulle intercettazioni nelle quali vengono citati i nomi dei cardinali Bertone e Bagnasco: «Non hanno bisogno di solidarietà», ha detto il Segretario della Cei, «perché non sono minimamente coinvolti e ci sono solo persone che vantano amicizie con loro».Il numero due della Cei dovrebbe essere promosso a breve, con tutta probabilità nella sede cardinalizia di Firenze, che si renderà vacante perché il cardinale Antonelli verrà richiamato in Vaticano.



Per la sua successione, al posto-chiave di numero due della Cei, si fa con insistenza il nome del vescovo ausiliare di Milano Franco Giulio Brambilla, insieme a quello – oggi più defilato – del vescovo di Ivrea Arrigo Miglio. Altri nomi sono quelli dei vescovi Semeraro (Albano), Bassetti (Arezzo), Ghirelli (Imola) e Bianchi (Pistoia).



Fonte: Il Giornale - Andrea Tornielli - Fornito da F. Marizza

sabato 24 maggio 2008

Governo: partenza col botto!

Il governo Berlusconi è partito col botto, ma, soprattutto, mantenendo gli impegni assunti in campagna elettorale:

a) primo consiglio dei ministri operativo a Napoli;

b) abolizione dell'ICI, detassazione degli straordinari e intervento sui mutui come primi provvedimenti contro il carovita;

c) forte intervento contro la criminalità e contro l'immigrazione clandestina, per ridare sicurezza alle nostre città;

d) nuovo piano per l'emergenza rifiuti in Campania, con misure nuove e incisive.

Questa è la "moralità del fare", cui spesso fa riferimento il nostro presidente: fare quello che si dice, mantenere gli impegni assunti con i cittadini.

Sul nostro sito, www.ilpopolodellaliberta.it, puoi dire la tua su questi primi provvedimenti in Spazio Azzurro e votare quale dei tre interventi contro il carovita preferisci. Si tratta senza dubbio di un ottimo inizio, superiore a quanto fatto nel 1994 e nel 2001, frutto dell'esperienza maturata in tutti questi anni e della conoscenza dei problemi e del funzionamento della macchina dello Stato. Se il buon giorno si vede dal mattino, questo primo consiglio dei ministri è stato sicuramente un "buon giorno". Si deve continuare così ma per portare a buon fine quanto cominciato serve il sostegno costante della nostra gente e una costante attività di buona comunicazione.

Fonte: on. Antonio Palmieri - Responsabile comunicazione elettorale e internet Forza Italia /PDL

venerdì 23 maggio 2008

Risultati elettorali .. ma che bella sorpresa!




Sono dieci i Comprensori del Trentino in mano al PDL, dopo i risultati del voto per il Governo. Il Popolo della Liberta', dopo una sofferta campagna elettorale, che ha visto scendere i campo i nomi piu' capaci del centro destra trentino, uniti sotto un unico simbolo, per rappresentare quella meta' degli italiani che, sofferenti ormai, non potevano piu' tacere e essere rappresentati da una coalizione che non era capace di aiutarli; piccoli commercianti, artigiani, liberi professionisti, contadini, ma anche piu' di tutto lavoratori dipendenti che, grazie alla Lega Nord, si ritrovano nelle imprese con un motivo politico comune.

Ed e' proprio grazie a una prorompente Lega, riemersa in Trentino in seguito alle recenti riforme che hanno penalizzato il ceto medio, che il PDL ha vinto sia alla Camera che al Senato.

La sorpresa, infatti, e' venuta dal popolo leghista, che ha fatto la differenza: i numeri degli Azzurri ci sono, come i numeri di AN e Lega. Alla Camera non c'e' stata gara, come del resto, a conti fatti, neppure al Senato, dove tuttavia la legge elettorale vigente, che era stata contestata come legge in favore di Berlusconi in passato e cio' nonostante applicata anche dal Governo Prodi, ha dato ragione ai nostri.

Seppur con la difficolta' del caso: un partito nascente e trasversale, come quello del PDL, che raccoglie le voci di tutti, dal piu' esperto esponente della destra tradizionale, al giovane riformista liberale che sente il bisogno di impegarsi in prima persona, non solo nel government, ma anche nel mondo dello sviluppo e della produzione.

Ci tengo a ricordare che sono i giovani "imprenditori" e "liberi professionisti" a dare ossigeno al mondo del lavoro, ambito e luogo dove si devono lanciare senza rete, spesso sacrificando le loro professionalita' per l'equilibrio economico.

Nel piccolo come nel grande ci sono sempre dei sacrifici da fare e i nostri giovani sono quelli che non hanno paura di rischiare. Nessuna critica verso gli altri, non e' questo lo scopo, ma l'emergere di un sentimento di orgoglio nazionale e cittadino, dimostrato dai risultati elettorali, e' un buono, buonissimo, ottimo segno.

Una curiosita': la esponente del PDL piu' giovane al Governo si chiama Barbara e ha 27 anni! Auguri Barbara! Sei un esempio per tutti i nostri giovani!

Il nascente popolo della liberta'

Popolo della Liberta'
Dopo le cadute a varie riprese della politica a livello nazionale, sotto l'onda dell'entusiasmo reazionario bipolarista, ma non solo, sarebbe riduttivo, la destra italiana, figlia delle esperienze politiche del passato, ha deciso di non rimanere sguarnita di fronte alla necessita' impellente di una forza capace di riequilibrare la scena: per questa e per altre necessia' e' nato "Il popolo della liberta'"; intenzionato prima di tutto a elaborare una mentalita' democratica trasversale alla destra, che faccia da collante tra i partiti che la compongono: Lega Nord - Forza Italia - AN.

Lo spirito di rinnovo che si respira nella Destra, dalla nascita dei primi Circoli della Liberta' alla nascita del PDL non ha niente a che fare con le fredde fusioni di partito, tipiche di certa asettica politica, ma e' uno spirito coinvolgente e esuberante che e' cresciuto negli elettori, che ce l'hanno portato e fatto sentire con le loro lettere, con le loro telefonate e con le incessanti richieste di fare qualcosa di utile e di giusto per il Paese.

Come fare a spiegare che QUESTA fetta di elettorato da anni soffre, da anni implora di essere ascoltata e da anni auspica che ci sia la possibilita' di cambiare il sistema e di renderlo piu' affidabile; questa parte della gente, che e' quella che ci ha votato, si sentiva sguarnita, sola e debole, attaccata da ogni angolo, come se fosse essa colpevole di appartenere a una tradizione che riconosce il merito, che riconosce il passato e che ne e' figlia orgogliosa: una parte di elettorato che difficilmente scende in piazza per difendere i propri diritti, ma che ugualmente li difende scegliendo strade meno vistose, ma a volte piu' efficaci.

Questa parte della gente e' venuta da noi, ha chiesto che ci fosse una possibilita', silenziosa, per far crescere l'orgoglio della politica della tradizione e della trasparenza e noi la abbiamo ascoltata, cercando di realizzare, nei Circoli della Liberta', quello che in futuro sara' il PDL: una indispensabile forma di democrazia partecipata ma ordinata, che sa chiedere senza pestare i piedi a nessuno, ma aspettando il suo turno.

martedì 20 maggio 2008

Invito all'incontro con il dott. Di Bella


forza trento! nonsoloclub

in collaborazione con l’associazione “Libertà e Persona”

hanno il piacere di invitarTi all’

INCONTRO-DIBATTITO

“cura Di Bella: fantasia o realtà?”

scopriamo il tumore attraverso la medicina più recente

con il dottor

Giuseppe Di Bella

conduce

Ivano Marchi

giovedì 29 maggio 2008 ad ore 20,15

sala circoscrizionale via perini 2 a Trento

tutta la cittadinanza è cordialmente invitata

http://forzatrento.interfree.it - tel. 0461 233177

Fonte: Forza Trento Club - Tomasi

lunedì 19 maggio 2008

Fini: le verita' giudiziarie

Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha detto stasera che esistono ancora "misteri" sui possibili collegamenti internazionali della serie di stragi avvenute in Italia dalla fine degli anni 60.

Fini, che partecipava alla presentazione del Libro "La notte brucia ancora" - sull'attentato incendiario avvenuto a Roma nel 1973, in cui furono uccisi i fratelli Virgilio e Stefano Mattei - ha detto che sulla "ideologia che poi ha portato al terrorismo, al tentativo folle di una rivoluzione comunista... molto è stato scritto", mentre sullo stragismo "il discorso è molto più misterioso".

Su quasi tutte le stragi, a partire da quella di piazza Fontana del 1969, ha detto il presidente della Camera, "non è emersa la verità giudiziaria e ci sono ancora misteri sul contesto internazionale non ancora svelato".

Per Fini, "ci sono tante stragi su cui la verità, anche in termini processuali, è tutt'altro che scontata", compreso l'attentato alla stazione di Bologna del 1980.

Fonte: Reuters

Maroni: le badanti da regolarizzare

Nessuna sanatoria, espulsioni efficaci, ma un occhio di riguardo per le badanti. È la linea espressa dal ministro dell'Interno Roberto Maroni, a Varese per la Festa della polizia. Mentre Umberto Bossi, accanto al ministro, polemizza con la Spagna («loro - dice - sono stati i primi a sparare sugli immigrati») e, a proposito degli episodi di intolleranza contro i campi rom, osserva che «se lo Stato non fa il suo dovere lo fa la gente, la gente dopo un pò si rompe le scatole».

ULTIMI RITOCCHI AL PACCHETTO

Intanto gli uffici legislativi dei ministeri Interno e Giustizia continuano a lavorare al pacchetto sicurezza (un decreto ed alcuni ddl) che sarà varato mercoledì nel Consiglio dei ministri di Napoli. L'obiettivo è quello di scrivere articolati che non possano poi incappare nei rilievi di Quirinale, Ue o Corte Costituzionale e si sta rilevando un'impresa non facile.

MARONI, TERREMO CONTO DEL CASO DELLE BADANTI

A tenere banco è il caso badanti. «Non ci può essere sanatoria - ha spiegato Maroni - per chi è entrato irregolarmente, ma terremo conto naturalmente di quelle situazioni che hanno un forte impatto sociale, come le badanti». Non è giusto, ha sottolineato, «mettere sullo stesso piano chi viene per commettere reati, chi violenta una donna o rapina una villa, e chi viene e svolge un compito sociale importante, come quello delle badanti: quindi distingueremo». Un invito a tener fuori le badanti ed i collaboratori domestici ancora non regolarizzati dal giro di vite previsto è arrivato dal ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, che per loro ha auspicato una «rigida e controllata regolarizzazione». Nell'ultimo decreto flussi sono previsti 65.000 ingressi per colf e badanti extracomunitarie, ma le domande arrivate sono molte di più (sono complessivamente 700.000 a fronte di una quota di 170.000 lavoratori ammessi). Secondo la Uil, comunque, le badanti straniere presenti in Italia sono un milione e circa il 60% lavora in nero. Hanno un'età media vicina ai 45 anni, molte sono le diplomate o laureate, il più sposate e con figli nati o fatti venire in Italia.

ESPULSIONI PIÙ EFFICACI

Altro punto che sta molto a cuore al ministro dell'Interno è l'efficacia degli allontanamenti. E l'unico modo per un ottenerla, ha spiegato, «è l'espulsione immediata con accompagnamento alla frontiera». Nel pacchetto saranno così inseriti meccanismi più efficaci di espulsione sia per gli extracomunitari che per i comunitari. Per questi ultimi, ad esempio, la soluzione individuata è quella di far scattare l'allontanamento, con divieto di reingresso, per chi non dimostra di avere un reddito minimo lecito: se rientra in Italia, commette un reato e può essere arrestato.

OSSERVATORE UE CRITICO CON L'ITALIA

Un osservatore Ue per la questione nomadi ha criticato le condizioni trovate in Italia: «La situazione dei rom in Italia è orribile. È incredibile che in un paese democratico ci siano persone che vivono senza diritti e senza documenti anche se sono qui da 40 anni», ha sostenuto l'europarlamentare di etnia rom Viktoria Mohacsi durante una visita al più grande campo nomadi di Roma, il Casilino 900.


Fonte: L'Adige 18/05/2008

venerdì 16 maggio 2008

Tremonti: ICI e STRAORINARI

L'abolizione dell'Ici sulla prima casa e la detassazione degli straordinari andranno nel consiglio dei ministri di mercoledì prossimo. La conferma è arrivata a Bruxelles dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, che assicura: per tutti i tagli fiscali in programma nel 2008 «c'è la copertura finanziaria». Ma per il nuovo ministro è ancora presto per scendere nei dettagli di un provvedimento «i cui termini sono ancora da definire».

Tra le ipotesi sulle quali si sta lavorando per un'introduzione graduale della tassazione degli straordinare ci sarebbe non solo un tetto di reddito (le simulazioni si concentrano sulla fascia di reddito sotto i 35.000 euro) ma anche l'esclusione dalla misura per tutto il pubblico impiego. Non ne ha parlato nemmeno col commissario Ue agli affari economici e monetari, Joaquin Almunia, col quale ieri ha avuto un breve faccia a faccia ribadendo che il nuovo governo rispetterà tutti gli impegni presi in sede Ue sul fronte del risanamento dei conti pubblici, ma tenendo fermo al 2011 il raggiungimento del pareggio di bilancio.

Parlando coi giornalisti il ministro non va oltre sulle misure a cui sta lavorando. E a chi gli chiede se ci sia qualche «tesoretto» da utilizzare, risponde: «Magari ci fosse! Darei tutta la vita per averlo. Ma anche ammessa l'esistenza di questa entità ectoplasmatica, era già impegnata per ridurre il deficit». Per saperne di più su Ici e straordinari, dunque, «bisogna avere pazienza fino a mercoledì, quando ne discuteremo - ripete il ministro - nella riunione del consiglio di ministri», quella che si svolgerà a Napoli.

«Dobbiamo ancora definirne i termini del decreto», ha ribadito, spiegando comunque come per tutti i tagli fiscali in vista nel 2008, dall'azzeramento dell'Ici per la prima casa alla detassazione degli straordinari, «l'impegno del governo è quello della copertura assoluta di queste voci». Anzi: ci sarà la copertura anche dell'abbattimento dell'Ici deciso dallo scorso governo.

«Quella misura - ha sottolineato - come dicono all'Anci è coperta da una promessa. Quel mancato gettito grava sui bilanci dei Comuni. E noi siamo impegnati sia a coprire quel 40% non coperto, sia a coprire la nostra parte». Intanto l'Ue dichiara guerra agli stipendi d'oro dei manager, e il ministro Tremonti raccoglie la sfida dicendosi pronto a valutare un inasprimento della tassazione su bonus, premi e buonuscite dei dirigenti d'azienda.

Si tratta di voci che «vanno tassate in modo diverso da oggi», ha spiegato il ministro nella conferenza stampa seguita ai lavori dell'Ecofin, nel corso dei quali si è deciso di inserire la questione stipendi d'oro nell'ordine del giorno della prossima riunione dei ministri finanziari europei.

Fonte: L'Adige

giovedì 15 maggio 2008

Interesse comune: il futuro da oggi in poi


"...è dall’interesse comune di una classe dirigente eletta per risolvere i problemi degli italiani che può e deve nascere un Paese più sereno, un metodo più tranquillo e limpido di discussione, un’attitudine politica sempre esigente, sempre rigorosa, sempre severa ma non disfattista e arrogante."

Questa frase tratta dalla replica di Silvio Berlusconi alla Camera in occasione del voto di fiducia di oggi è la sintesi migliore della proposta fatta all'opposizione di lavorare, nel rispetto dei reciproci ruoli, per rilanciare l'Italia, risolvere quei problemi che la zavorrano, che preoccupano i cittadini e che impediscono al nostro Paese di esprimere le sue enorme potenzialità.

Unica eccezione l'Italia dei Valori, con Di Pietro convinto di essere ancora un pubblico ministero in servizio negli anni '92-94, i discorsi ascoltati in questi due giorni alla Camera e al Senato fanno ben sperare, per il futuro del governo e per una legislatura che sia davvero utile per il bene di tutti. Vedremo se alle parole seguiranno i fatti. Per ora l'appuntamento è per il primo consiglio dei ministri operativo, che si terrà come promesso a Napoli la settimana prossima.


Fonte: Comunicazione PDL

mercoledì 14 maggio 2008

Sicurezza: le prime di Berlusconi

Il premier Silvio Berlusconi, in apertura del dibattito sulla fiducia al Senato (fiducia votata stamane dalla Camera con 335 voti a favore, 275 contrari e un astenuto), ha definito "storica" la disponibilità al dialogo da parte dell'opposizione, verificata ancora stamane alla Camera nelle dichiarazioni di voto. "Una disponbilità mai prima verificata", ha aggiunto il premier che si e' detto grato a Veltroni per la sua apertura ad un confronto senza pregiudiziali.

"Mi preme ribadire e sottolineare che la ricerca del dialogo sarà il nostro metodo di lavoro", ha continuato il presidente del Consiglio, confermando quale sarà la linea che adotterà la sua maggioranza in questa legislatura e accennando all'intervento del leader dell'opposizione Walter Veltroni che "ha raccolto l'invito al dialogo fissando alcuni paletti sulle riforme e sulla sicurezza", consentendo "un confronto senza pregiudiziali". Secondo Berlusconi questo nuovo clima instauratosi tra maggioranza e opposizione "fa bene alle istituzioni, fa bene al Paese"

"Per migliorare la situazione del Paese servono dei rimedi, delle misure anche difficili e impopolari, per far fronte a vere emergenze sociali", ha continuato Berlusconi, annunciando poi che "il decreto sulla sicurezza sarà varato nella prima riunione operativa del Consiglio dei Ministri che sarà a Napoli". "Si impone una svolta profonda nelle politiche sulla sicurezza", ha detto ancora il premier che ha poi sottolineato i sacrifici delle forze dell'ordine e dei magistrati nella loro opera di contrasto alla criminalità. Parole accolte con un breve applauso dall'aula di Palazzo Madama.

Berlusconi ha poi sottolineato la necessita' di ridare credibilita' e autorevolezza alla politica':
"e' necessario che questo parlamento riscatti l'immagine della politica avviando procedure efficaci per raggiungere risultati tangibili per gli italiani perché non ci saranno ulteriori prove di appello". "Considererò un grande successo del governo e del Parlamento - ha aggiunto Berlusconi - se la prossima volta per chi vincerà le elezioni gli editoriali dei giornali non parleranno più di pacificazione e di legittimazione, come eventi straordinari, ma si occuperanno solo delle cose da fare per il bene del Paese". "Mi auguro che il prossimo premier, chiunque esso sia, al suo primo intervento alle Camere, non parli più di dialogo e pacificazione come eventi straordinari ma elenchi le cose pratiche che intende fare".

BERLUSCONI CITA IL PAPA, MAI SMETTERE LAVORARE PER L'ITALIA
In chiusura Silvio Berlusconi ha detto di voler "fare proprie le parole del Sommo Pontefice quando ha ricordato che il nostro dovere è di non smettere mai di lavorare per la nostra amata nazione italiana". Prima della citazione, Berlusconi aveva ricordato l'invocazione dell'aiuto di Dio fatta alla Camera senza che questo - ha spiegato - pregiudichi in alcun modo la natura laica e democratica dello Stato.

BERLUSCONI, USCIRE DA UNA GUERRA VENTENNALE
"Anche su questo terreno, in passato fonti di incomprensioni e di scontri, si può uscire da quella che è stata una guerra quasi ventennale". Così Silvio Berlusconi, al Senato, accenna al confronto sul sistema televisivo e in particolare sulla Rai. "Anche su questo terreno - aggiunge il presidente del Consiglio - non c'é altra strada che quella del dialogo e della comune assunzione di responsabilità". Berlusconi cita l'intervento del leader del Pd Walter Veltroni alla Camera che aveva parlato della necessità di garantire autonomia e libertà di informazione a partire dalla indipendenza della Rai assicurando che "su questi punti c'é la nostra adesione.


Fiducia al Governo

Il premier Silvio Berlusconi oggi ha espresso gratitudine al leader del Pd Walter Veltroni per la sua disponibilità al dialogo, nel giorno in cui il nuovo governo ha ottenuto la fiducia alla Camera, dove il Cavaliere ha detto che il suo esecutivo favorirà il clima di collaborazione con le opposizioni per la soluzione dei problemi del Paese.

"Sono grato a Veltroni e faremo tesoro della sua disponibilità. Abbiamo già avviato contatti con l'opposizione e il confronto inizierà già dalla fine di questa settimana", ha detto Berlusconi.

Il Cavaliere ha poi aggiunto che "siamo di fronte ad una disponibilità al confronto che non è pregiudiziale e non ha precedenti nella storia repubblicana".

"Ho seguito con attenzione gli interventi - ha proseguito Berlusconi - e desidero ringraziare tutti i colleghi della maggioranza e della opposizione e chi ha voluto incalzarci e sfidarci sul dialogo. Questo governo accoglie questa sfida costruttiva consapevole che non è solo questione di galateo, ma di assunzione di responsabilità alla quale nessuno può sottrarsi. Bisognerà adoperare il buon senso e cercare soluzioni condivise".

Veltroni ha detto nella sua dichiarazione alla Camera, prima del voto di fiducia al governo, che il Partito democratico farà un'opposizione "seria e responsabile": "Voteremo contro il suo governo, ma convergeremo su ogni scelta che vada verso un'Italia più equa".

Il leader del Pd promette che dai banchi della sua opposizione non si sventoleranno striscioni o si stapperanno bottiglie di champagne, come ha fatto il centrodestra con il governo di Romano Prodi: "La nostra sarà un'opposizione forte, seria e responsabile".

Veltroni ha però avvertito che il Pd intende mettere alla prova la maggioranza sul tema della Rai, a cominciare dalle regole per il rinnovo del suo cda: "Da qui, dall'indipendenza del servizio radiotelevisivo pubblico vedremo se il dialogo avrà seguito".

Lo ha rassicurato il presidente del Consiglio: "Anche su questo terreno, in passato fonte di incomprensioni e di scontri, si può uscire da quella che è stata una guerra quasi ventennale".
(ANSA)

lunedì 12 maggio 2008

Mariano Gardumi porterà la proposta del ticket Divina-Malossini per le elezioni di ottobre

Stasera, al comitato provinciale di Forza Italia, il coordinatore comunale Mariano Gardumi porterà la proposta del ticket Divina-Malossini per le elezioni di ottobre: l'esponente della Lega Nord candidato del centrodestra alla presidenza della Provincia e il leader azzurro vicepresidente e assessore «di peso», con deleghe come il turismo e lo sport. «Sono gli aderenti di Forza Italia a dirmelo - afferma Gardumi - ho ricevuto decine di e-mail, sms, telefonate che ritengono questa proposta entusiasmante». Tra i sostenitori dell'idea ci sarebbero anche consiglieri comunali e circoscrizionali. E non solo di Trento, dato che la giurisdizione di Gardumi comprende anche i dintorni del capoluogo e la valle dei Laghi. «Divina è la persona giusta al momento giusto - dice Gardumi - Certo che col cuore preferiremmo Viola o Borga, ma le elezioni non si vincono col cuore». Di Malossini gli azzurri prendono atto della rinuncia a correre per la presidenza, ma lo vogliono comunque al vertice. «Il partito ascolti il territorio» conclude Gardumi.

Fonte: L'Adige

giovedì 8 maggio 2008

Un Governo deciso a decidere


Con il giuramento di oggi il governo Berlusconi comincia la sua nuova avventura. Per poter lavorare a pieno ritmo mancano ancora le nomine dei viceministri e dei sottosegretari, che avverranno lunedì. A seguire ci sarà poi la scelta delle presidenze di commissione della Camera e del Senato. A quel punto, al massimo entro due settimane, Governo e Parlamento potranno lavorare a pieno regime.

Nel frattempo però il nuovo governo Berlusconi non resterà con le mani in mano. Ci sarà come promesso il primo Consiglio dei Ministri operativo a Napoli con le prime decisioni in tema di rifiuti, saranno ultimati i primi decreti e disegni di legge con le nuove misure per la sicurezza dei cittadini, con l’abolizione integrale dell’ICI, con gli interventi per aumentare i salari dei lavoratori. Sarà l’inizio di un cammino riformatore che nei prossimi cinque anni deve tirare fuori l’Italia dalla situazione in cui si trova. Il governo e la maggioranza faranno la loro parte ma avremo bisogno di non essere lasciati soli dai nostri sostenitori, specie nei momenti difficili, che, come in tutte le imprese umane, non mancheranno di capitare.

Fonte: Comunicazione

domenica 4 maggio 2008

Malossini: da Roma a Trento



Mario Malossini, leader di Forza Italia del Trentino, voleva andare a Roma come deputato, ma la scelta nazionale sull'ordine di lista, gli ha impedito, anche in questa occasione, di conquistare l'agognato seggio.




Morale, consapevole che sarà difficile un suo ripescaggio per un incarico romano, Malossini dovrà cominciare a guardarsi in giro a livello locale e decidere cosa fare in vista delle prossime elezioni provinciali. In molti sono tornati a chiedergli di essere lui il candidato del centrodestra alla presidenza della Provincia, convinti che sia l'unico nome forte che Forza Italia può contrapporre all'ipotesi del senatore Sergio Divina che ormai la Lega nord è decisa a sostenere con grande determinazione.

Lui però si schermisce, non ne vuole parlare, anche se la possibilità appare tutt'altro che peregrina. «Noi - ricorda Malossini - abbiamo dato due indicazioni, che sono Walter Viola e Rodolfo Borga e le riteniamo due candidature che hanno una loro validità: rappresentano una novità e sono credibili. Non credo dunque che siano cambiare le condizioni anche se capisco che la Lega nord possa avanzare la sua proposta. Ci troveremo al più presto con loro e con Alleanza nazionale, per affrontare la questione».

La Lega nord è così decisa a non mollare sul nome di Sergio Divina come candidato della coalizione di centrodestra, che ieri ha fatto sapere del via libera del leader nazionale Umberto Bossi a metterla giù dira paventando una corsa solitaria nell'ipotesi che venga scelto un nomi diverso. La Lega, anche nei mesi scorsi, aveva espresso forti perplessità sui nomi nuovi di Borga, Viola e anche su quello di Marcello Carli definendoli troppo deboli perché soprattutto sono sconosciuti. È evidente che l'unico nome che Forza Italia può mettere sul piatto senza correre il rischio di sentirsi dire che non è «forte» è quello del leader Mario Malossini.

Proprio per questo, mentre il coordinatore azzurro sembrava definitivamente uscito dalla rosa dei papabili ecco che lo vediamo riaffacciarsi riaprendo però anche quel dibattito sul suo nome, interno a Forza Italia e con gli alleati, che già aveva portato qualche mese fa a preferirgli altri candidati. In particolare, il nome di Malossini non piace ad Alleanza nazionale e neanche all'Udc, mentre la Lega ha sempre dichiarato di considerarlo un candidato competitivo. Insomma, invece di essere in dirittura d'arrivo, la scelta del candidato presidente del centrodestra sembra complicarsi ulteriormente. Malossini però si dice sicuro di una cosa: «Ci sarà rispetto da parte di Roma delle scelte del territorio.

Berlusconi non farà ingerenze e non credo che ci potranno essere imposizioni di un candidato della Lega. Se sarà questa la scelta vuol dire che la l'avremo fatta a Trento». E se lo dice lui che ha subito quello che ha subito in occasione delle candidature alle politiche, non resta che credergli fino a prova contraria. Intanto, avverte sempre Malossini: «Dobbiamo ancora capire se ci sarà la lista del Pd o due liste distinte. Io penso che sarebbe meglio andare con i due simboli. L'importante è però che la coalizione si presenti con poche liste: Forza Italia, An, Lega Udc e autonomisti e basta». L.P.


Courtesy: L'Adige.it

Welfare e Alemanno



"Non siamo disposti a rinunciare al ministero del Welfare". Lo ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, intervenendo alla trasmissione 'Domenica In'.




"Abbiamo bisogno di un governo equilibrato - spiega - con una presenza di uomini di An". Alemanno ha precisato di non aver avanzato alcuna candidatura: "non sta a me entrare nel toto-ministri. La candidatura espressa da AN e' quella del portavoce Andrea Ronchi". Poi indica per Giorgia Meloni un "ministero senza portafogli, come le Politiche giovanili" e definisce l'oncologo Francesco Cognetti un "ottimo ministro della Salute" (AGI)

venerdì 2 maggio 2008

Renato Schifani: il Sud rifiuta l'assistenzialismo e crede nello sviluppo

Il discorso di insediamento del presidente del Senato Renato Schifani

L'alta responsabilità che avete voluto affidarmi mi onora e mi emoziona profondamente. Voglio per questo porgere un sentito ringraziamento a tutti voi. Desidero in primo luogo rivolgere, a nome dell'Assemblea dei senatori e mio personale, un saluto deferente al Capo dello Stato, presidente Giorgio Napolitano (Vivi, generali applausi), supremo garante della Costituzione e dell'equilibrio delle istituzioni. Le sue doti di saggezza e la sua ferma cultura istituzionale sapranno essere, come lo sono state, una guida ed un valore. Un saluto particolare rivolgo ai Presidenti emeriti della Repubblica ed ai senatori a vita.



Permettetemi altresì di esprimere anche il mio ringraziamento al presidente Marini. In questi anni ho potuto apprezzarne le doti di equilibrio e la capacità di includere in un comune percorso tutte le componenti parlamentari, nella consapevolezza che di questa condivisa partecipazione e non già dell'opposizione sterile e preconcetta la democrazia si nutre. Questo riconoscimento è frutto della mia esperienza di Presidente di un Gruppo di opposizione nella precedente legislatura, durante la quale ne ho più volte dato atto. Così come non posso dimenticare la correttezza e la compostezza del mio confronto con il Capogruppo di maggioranza, senatrice Anna Finocchiaro, con la quale ho avuto sempre un confronto corretto.

Mi preme sottolineare quanto senta alta la responsabilità del ruolo che da questo momento assumo e gli anni trascorsi in quest'Aula mi hanno insegnato quanta sensibilità occorra per guidare i lavori del Senato della Repubblica. Si avvia una gestione che nelle aspettative appare densa di obiettivi da raggiungere, aspettative sulle quali il Senato dovrà impegnarsi perché i risultati corrispondano alle esigenze del Paese. Quanto al mio compito, io mi impegno ad adempierlo con il massimo scrupolo di garante delle regole, dei diritti dell'opposizione, della maggioranza e delle esigenze del Governo. Essere il garante sarà la missione principale da me più volte sentita in questa funzione.

So che dovrò assumere le ragioni di tutti e prima ancora il bene supremo dell'Assise che sono chiamato a presiedere, nella piena consapevolezza che dal concorso di tutti e nella salvaguardia di ruoli e posizioni politiche, etiche ed ideologiche dovrà avere luogo anche la necessaria riscrittura delle regole. Questo sarà uno degli elementi fondanti di questa legislatura che si apre, durante la quale è indispensabile che si sappia conservare e preservare il valore della reciproca legittimazione delle parti emerso sul finire della scorsa legislatura in occasione dell'apertura del dialogo sulla legge elettorale.

Questa reciproca legittimazione rafforza il Parlamento, consente a maggioranza e opposizione di operare per l'ottenimento del bene più importante, cioè la crescita del nostro Paese e l'affermazione dei valori della Costituzione repubblicana di cui quest'anno abbiamo celebrato il sessantesimo anniversario della sua entrata in vigore. In quella Carta c'è la nostra storia, il nostro passato, le nostre speranze, il nostro futuro. C'è il dolore di una guerra atroce e c'è la rinascita dalle macerie che ha spinto le generazioni che ci hanno preceduto a ricostruire mattone per mattone, pezzo per pezzo, il nostro Paese. E c'è anche la tensione costante da tenere verso il nostro valore più alto e più sacro: la libertà. È questo che ci rende uguali alle grandi democrazie, dove la contrapposizione fra differenti aree politiche, avversarie ma non nemiche, consente ai cittadini di credere che nelle scelte riformiste, di cui anche nel nostro Paese si avverte oggi la necessità, la politica sappia ritrovare la necessaria maturità.

L'avvenuta semplificazione del quadro politico potrà aiutare la stabilità e potrà aprire, in tempi brevi, una feconda stagione di riforme condivise. La riduzione dei Gruppi parlamentari potrà rappresentare una significativa facilitazione dei lavori di quest'Aula e delle Commissioni. Quella maturità dovrà essere la fonte primaria per alimentare la capacità di ascolto che le forze politiche oggi rappresentate in Parlamento dovranno esercitare per farsi interpreti di tutte le esigenze del Paese, comprese quelle delle minoranze oggi non più presenti. Questo per la politica è un valore ed è uno degli elementi idonei a ricollocarla al suo posto ambito: non a destra al centro o a sinistra, ma in alto, dove al di là delle democratiche competizioni elettorali e dei suoi esiti è possibile confrontarsi, ciascuno con la propria sensibilità, per il bene comune.

Questa semplificazione ne richiama un'altra: quella del linguaggio, della comunicazione politica con la quale il Palazzo non deve più parlare a sé stesso e per sé stesso, ma ai cittadini. Questo attuale tempo della politica ci offre una straordinaria opportunità. Sta a noi coglierla.
Quella che ci aspetta sarà la stagione delle riforme, ma anche dell'affermazione della legalità come valore irrinunciabile. Legalità e sicurezza sono le richieste più pressanti che vengono dalla gente, dal Nord al Sud. Insieme infatti all'azione di contrasto a tutte le mafie, occorre intensificare e migliorare le strategie per combattere quella dilagante criminalità che sta rendendo invivibili ampie aree del nostro Paese. Si tratta di un problema che va affrontato con la necessaria attenzione, perché serie e fondate sono le preoccupazioni dei cittadini anche in ordine alla relazione tra una parte significativa dei reati commessi e l'immigrazione clandestina di soggetti con pesanti storie criminali. Abbiamo il dovere, pertanto, di non sottovalutare questi aspetti, agendo con rigore e severità ove occorre, senza dimenticare la grande tradizione di tolleranza e accoglienza che dobbiamo conservare nei confronti di quella immigrazione sana e regolare che ha, invece, bisogno del nostro aiuto.

Sono inoltre fermamente convinto che la lotta a tutte le mafie non dovrà avere, ma neanche mostrare, alcuna pausa. Su questo fronte il Parlamento ha legiferato proficuamente, stabilizzando il 41-bis (il cosiddetto carcere duro) ed ha sostenuto magistratura e polizia giudiziaria in quella fruttuosa opera che da sette anni ad oggi ha consentito la cattura di pericolosi latitanti ai vertici della criminalità organizzata, recidendo molti rami della mala pianta del racket delle estorsioni. Permettetemi di soffermarmi su questo punto. Da siciliano, infatti, sento forte la necessità di un impegno crescente per la sicurezza e per l'affermazione dei valori di legalità perché ho vissuto, insieme a tutti gli altri siciliani, il dolore di vedere la mia terra ferita, vessata, umiliata e, insieme, l'orgoglio di vedere una Sicilia che non s'è mai piegata né mai data per vinta e che è stata capace, invece, di rialzarsi e gridare il suo rifiuto alla violenza, alla prepotenza, all'illegalità.

È di grande conforto vedere come nella società emergano e si moltiplichino le scelte virtuose e coraggiose di cittadini e categorie che, a viso aperto, si oppongono alle vessazioni della criminalità organizzata.Ma non è solo sulla necessità di una maggiore sicurezza che Nord e Sud del nostro Paese ci chiedono un forte impegno. L'esistenza di una questione meridionale e di una questione settentrionale appare ormai acclarata, pur nella differenza tra le due aree del Paese, e richiede interventi importanti per superare il divario tra Nord e Sud e per consentire di proseguire un percorso virtuoso di crescita che sia contestuale, se non vogliamo un Paese a due velocità. Il settentrione ha confermato di essere il cuore produttivo del Paese, crescendo nell'efficienza del sistema, integrandosi agli standard europei, ma mostrando un crescente bisogno di maggiore efficienza dello Stato e della pubblica amministrazione. Il Mezzogiorno, dal canto suo, ha dimostrato in questi anni di saper trovare la capacità di promuovere uno sviluppo fondato sulle proprie risorse, rifiutando l'assistenzialismo, le prebende e pretendendo invece interventi in favore delle infrastrutture e delle imprese.

Soltanto conciliando le esigenze e rispondendo alle istanze delle due aree del nostro Paese, ed impegnandoci con forza e convinzione per tessere quell'indispensabile legame forte tra Nord e Sud, sapremo onorare quell'unità d'Italia così fortemente voluta e di cui, durante questa legislatura che ci si apre, nel 2011 celebreremo insieme i 150 anni di vita. Assistiamo oggi ad un rinnovato amore dei cittadini verso il proprio Paese, verso la nostra patria. Le sempre più presenti espressioni politiche che ne mettono in evidenza i caratteri regionali e territoriali non fanno altro che esaltarne le diversità nell'unità, le ricchezze nazionali e nello stesso tempo le necessità locali.

La nostra è sempre stata una terra di grandi talenti, dove sono nati ed hanno operato geni che hanno fatto la storia dell'umanità. Dobbiamo dunque rafforzare nel mondo l'immagine di un'Italia che produce, che crea, che esporta, che è orgogliosa della propria storia e delle proprie tradizioni e che, davanti alle difficoltà, sa reagire con determinazione. Lo dimostrano le decine di migliaia di imprenditori che, nonostante le oggettive difficoltà della congiuntura internazionale, riescono a tenere testa alla sfida globale.Dobbiamo difendere senza tentennamenti le nostre radici cristiane, la nostra identità che tanto ha contribuito alla nascita dell'Occidente e della nostra civiltà. Dimenticare le proprie radici significa perdere l'anima, non ritrovare più se stessi, non trovare più le ragioni forti dell'appartenenza che ci permettono di accogliere e dialogare con gli altri senza cedimenti e senza ipocrisie.

L'Occidente, l'Europa e l'Italia o ritornano alle proprie radici o sono destinati ad un irreversibile tramonto.Siamo chiamati dunque a tenere alto il nome ed il prestigio dell'Italia, sia nel contesto dell'Europa unita, di cui siamo stati fin dall'inizio fondatori, sia nel contesto internazionale, attraverso il saldo rapporto atlantico ed il ruolo geopolitico nella grande area del Mediterraneo. Il nostro Paese deve ribadire sempre di più al mondo il suo ruolo di portatore di pace e di democrazia. Sulla concreta solidarietà democratica ai Paesi in difficoltà l'Italia sta offrendo un contributo di altissimo valore. Ha il merito, che nasce da un dovere umanitario, delle missioni di pace che sotto l'egida dell'ONU contribuiscono all'impianto di servizi umanitari e spesso all'avviamento di nuove democrazie. Seguiamo con ammirazione e partecipazione l'operato dei nostri uomini impegnati in questi rischiosi territori e a loro va la nostra sincera gratitudine.

Il nostro pensiero gratissimo e commosso va anche a coloro che hanno sacrificato la vita per l'umanità in nome dell'Italia e dei suoi valori: ai ragazzi di Nasiriya e agli altri che, come loro, hanno scritto il loro nome nel Pantheon degli eroi della pace. È un ricordo, quello di questi uomini caduti per la pace, che rimane indissolubilmente congiunto ad un altro: al ricordo della compostezza con cui i loro cari hanno vissuto la loro tragedia familiare. È stata una vera, indimenticabile lezione per tutti. Voglio rivolgere un pensiero a quegli eroi civili della lotta alla mafia che, come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, hanno donato la loro intelligenza e la loro vita: tanti, troppi caduti tra magistrati, uomini delle forze dell'ordine, giornalisti, imprenditori ai quali ci inchiniamo, riconoscenti e debitori. Di grande consolazione e certo non di rassegnazione appare a tutti l'evidente spinta che li ha mossi a difendere i nostri valori più importanti, quella cioè di preservare dalla violenza e dalla oppressione criminale il nostro futuro, il futuro dei nostri figli.

È proprio a loro, ai giovani, a quelli cui siamo chiamati a consegnare un'Italia più florida e più sana che voglio dedicare il mio pensiero conclusivo. Ai giovani chiediamo di guardare alla politica e alla forza delle istituzioni, perché alle loro istanze, che sappiamo essere prioritariamente la casa, il lavoro e la cultura, risponderemo con l'impegno e l'ausilio necessario di tutte le forze politiche.La nostra saggezza - se c'è - vale come testimonianza e patrimonio per la loro audacia, il loro entusiasmo e la loro fiducia. Siamo chiamati a sostenerli nel percorso che li porta a diventare adulti e a svolgere i ruoli che oggi noi svolgiamo. Soltanto se avremo le carte in regola, se avremo fatto quanto dovuto e quanto necessario, potremo guardarli negli occhi e vedere rispecchiato il nostro Paese, la nostra Italia.

Viva il Senato, viva l'Italia!

29/4/2008

Al via la Legislatura delle Riforme


Il discorso di insediamento del presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini.

Onorevoli colleghi, è con autentica e penso comprensibile emozione che mi rivolgo a voi per un doveroso indirizzo di saluto in apertura della XVI legislatura. Ringrazio quanti mi hanno espresso la loro fiducia e, con pari sincerità, quanti non lo hanno fatto per logici e più che naturali motivi politici.


Come i più recenti tra i miei predecessori, gli onorevoli Bertinotti, Casini e Violante, che saluto, sono anch'io un uomo di parte fortemente convinto della bontà dei valori che hanno ispirato il mio impegno politico. Ho, tuttavia, ben chiaro che il primo dovere dell'alta carica istituzionale cui mi avete chiamato è quello del rigoroso rispetto del principio di assoluta parità di diritti tra tutti i deputati nell'espletare, nella democratica dialettica tra maggioranza e minoranza, le prerogative che sono attribuite ai parlamentari dalla nostra Costituzione.
Al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che della Costituzione è il supremo e imparziale garante, rivolgo un doveroso quanto sincero e particolare saluto.

Con sentimenti di rispetto e stima mi rivolgo al Presidente e all'intera Corte costituzionale, al neo Presidente del Senato, senatore Schifani, con cui sono certo di una proficua collaborazione istituzionale , al segretario generale e a tutti i funzionari e i dipendenti della Camera dei deputati. Un deferente omaggio lo rivolgo al pontefice Benedetto XVI, guida spirituale della larghissima maggioranza del popolo italiano e indiscussa autorità morale per il mondo intero, come dimostrato anche dal suo recente, mirabile discorso all'Assemblea generale delle Nazioni Unite. La laicità delle istituzioni è principio irrinunciabile della nostra come di ogni moderna democrazia parlamentare ed è proprio nel nome di tale principio che il Parlamento deve saper riconoscere il ruolo fondamentale che nell'arco dei secoli la religione cristiana ha avuto e ha tuttora nella formazione e nella difesa della identità culturale della nostra patria, nella formazione e nella difesa della identità culturale della nostra patria, della nazione italiana, nazione di cui è simbolo la bandiera tricolore esposta in quest'Aula e alla quale rendo omaggio. È in essa che si riconosce il nostro popolo, le donne e gli uomini che vivono all'interno dei confini della Repubblica, come i nostri connazionali residenti all'estero, che per la seconda volta hanno eletto i loro rappresentanti in Parlamento.
È al nostro popolo, a coloro che il 13 e 14 aprile hanno esercitato il diritto di voto, così come a coloro che legittimamente si sono astenuti dal farlo, che la Camera dei deputati deve avvertire in via prioritaria il dovere di rispondere del suo operato. La credibilità e l'efficienza delle istituzioni rappresentano la risposta più alta, e proprio per questo più difficile, al rischio della disaffezione e della disistima nei confronti del sistema politico e della democrazia rappresentativa.

Credibilità significa nutrire la forte consapevolezza che spetta innanzitutto a noi, a chi ha il privilegio di sedere in quest'Aula, l'onere di dimostrare che i deputati non sono una casta di cittadini privilegiati. Ciò sarà possibile solo con la forza incontrovertibile dei fatti. Fin d'ora chiedo a ognuno di voi, onorevoli colleghi, collaborazione e sostegno per far sì che la Camera dei deputati sia un buon esempio per tutti gli
italiani in materia di trasparenza interna, corretto utilizzo del denaro del contribuente, riduzione delle spese, valorizzazione dei meriti e delle capacità.
Efficienza delle istituzioni significa riforme. Sarebbe sbagliato, perché non corrispondente al vero, affermare che nulla è stato fatto. Più volte, nelle passate legislature, la Costituzione è stata cambiata, anche nella prima parte. Non siamo all'anno zero, eppure spero di interpretare il sentimento di tutta l'Assemblea affermando, come ha fatto ieri anche il Presidente del Senato Schifani, che la XVI legislatura dovrà essere per davvero una legislatura costituente.
Le sfide del tempo in cui viviamo, a proposito della qualità della democrazia, esigono, infatti, una risposta che metta la società civile in condizione di avvalersi di istituzioni più snelle ed efficienti di quelle attuali. La modernizzazione del sistema Italia deve necessariamente riguardare anche il nostro assetto politico-costituzionale. Nella passata legislatura la Commissione affari costituzionali di questa Camera ha messo a punto una proposta, ampiamente condivisa, per superare il cosiddetto bicameralismo perfetto, per rafforzare con equilibrio il ruolo dell'esecutivo e il potere di indirizzo e di controllo del Parlamento, per realizzare un federalismo unitario e solidale. Mi auguro che da essa si possa ripartire in questa legislatura per definire una nuova architettura costituzionale che faccia della nostra democrazia una democrazia più rappresentativa e più governante.


La ricorrente contrapposizione tra i problemi e le aspirazioni del nord del Paese e quelli del meridione deve essere sanata unicamente nel nome di un autentico interesse nazionale. Ed è certamente interesse di tutti gli italiani, al di là di dove essi risiedono, avere istituzioni che siano per davvero al servizio dei cittadini, ne tutelino i diritti e ne valorizzino le capacità, istituzioni nazionali ed europee, perché sempre di più nell'epoca della globalizzazione economica con le opportunità ed i pericoli che essa comporta si deve avvertire la necessità di una politica comune dei popoli e degli Stati del vecchio continente.
A tale riguardo, è mio vivo auspicio che il futuro Governo invii sollecitamente alle Camere il disegno di legge di ratifica del nuovo Trattato europeo di Lisbona, perché l'Italia, Paese fondatore dell'Unione, deve esercitare anche in questa occasione un deciso ruolo di impulso e di stimolo.
Onorevoli colleghi, anche questa legislatura si apre a cavallo tra due ricorrenze di alto valore ideale e politico: il 25 aprile ed il 1o maggio. Celebrare la ritrovata libertà del nostro popolo e la centralità del lavoro nell'economia è un dovere cui nessuno si può sottrarre, specie se vogliamo vivere il 25 aprile e il 1o maggio come giornate in cui si onorano valori autenticamente condivisi e avvertiti come vivi e vitali da tutti gli italiani e, in particolar modo, dai più giovani.
Negli ultimi anni molti passi avanti nella giusta direzione sono stati compiuti e dalla quasi totalità delle forze politiche. Coloro che si ostinano ad erigere steccati di odio o a negare le infamie dei totalitarismi sono pochi, quanto isolati nella coscienza civile degli italiani.

La ricostruzione di una memoria condivisa, una sincera pacificazione nazionale nel rispetto della verità storica tra i vincitori e i vinti sono traguardi ormai raggiunti anche per il nobile e coraggioso impegno profuso, in stagioni politicamente diverse, da due Presidenti della Repubblica che voglio salutare e ringraziare: Francesco Cossiga e Carlo Azeglio Ciampi. Eppure, penso che sia tuttora di grande significato politico e morale rammentare il valore insostituibile della libertà, bene supremo per ogni essere umano, precondizione per ogni democrazia, e penso sia lecito domandarsi se ancora oggi - sessantatre anni dopo la liberazione - la nostra libertà corra pericoli e sia davvero minacciata. Spero non meravigli se alla domanda mi sento di rispondere affermativamente, se ritengo che la Camera dei deputati debba essere consapevole che un'insidia per la nostra libertà e, di conseguenza, per la nostra democrazia a mio avviso esiste tuttora.
La minaccia non viene di certo dalle ideologie antidemocratiche del secolo scorso, che sono ormai sepolte con il Novecento che le ha generate. I rischi per la nostra libertà sono oggi di tutt'altra natura. L'insidia maggiore viene dal diffuso e crescente relativismo culturale, dalla errata convinzione che libertà significhi assoluta pienezza di diritti e pressoché totale assenza di doveri e finanche di regole. La libertà è minacciata nello stesso momento in cui - come sta avvenendo per alcune questioni - nel suo nome si teorizza una presunta impossibilità di definire ciò che è giusto e ciò che non lo è

Essere consapevoli di questo pericolo e sventarlo è dovere primario della politica, se davvero vuole onorare il suo primato. Ed è compito delle istituzioni ed in primis del Parlamento riconoscere e valorizzare il ruolo centrale che, nella difesa della libertà autenticamente intesa, hanno l'educazione dei giovani e la diffusione del sapere. È nella famiglia e nella scuola, luoghi dove si formano i cittadini di domani, che nasce, cresce e si diffonde l'ideale della libertà, un ideale che va difeso quotidianamente da un altro pericolo: la progressiva perdita di autorevolezza dello Stato, l'affievolirsi del principio di legalità, l'aleatorietà del diritto alla giustizia, specie in sede civile, il conseguente diffondersi di un senso di insicurezza tra i cittadini, fenomeni che sono la spia di un malessere della democrazia che riguarda l'intero Occidente, che in Italia non sono più acuti che altrove, che non devono indurre a presagire la disgregazione della coesione sociale, ma che sono comunque presenti in misura tale da imporre alle istituzioni il dovere di contrastarli.

Sono certo che la Camera dei deputati, nel confronto tra le diverse posizioni culturali e politiche e, sempre e comunque, nel pieno rispetto del dettato costituzionale, vorrà e saprà farlo. È con questo fermo convincimento, che desidero rivolgermi - per rendere omaggio al loro impegno e per ricordare quanti sono caduti nell'adempimento del loro dovere - a tutte le donne e a tutti gli uomini che servono lo Stato.
Penso in primo luogo alla magistratura di ogni ordine e grado e agli appartenenti alle forze dell'ordine.

È a loro che si deve la certezza che l'azione dello Stato sia sostenuta da leggi giuste varate da un Parlamento democratico. L'azione dello Stato è sempre e comunque più forte di tutte le mafie, di ogni illegalità e abuso, di qualsivoglia prevaricazione e lesione dei diritti del cittadino. Analogamente si deve alle nostre Forze armate, cui parimenti rivolgo un grato saluto, se il terrorismo internazionale ha avuto la riprova che la libertà e la pace sono valori per la cui difesa e affermazione l'Italia è in prima linea, come dimostra il coraggio, l'umanità e, purtroppo, il sacrificio dei nostri soldati impegnati nelle missioni internazionali

Onorevoli colleghi, naturale corollario in termini ideali della festa del libertà è la festa del lavoro. È infatti solo il pieno esercizio del diritto del nostro popolo di lavorare e generare ricchezza che può liberare l'economia dalle secche della stagnazione ed è solo il diritto di ogni cittadino ad avere un lavoro dignitoso ed equamente retribuito che può liberare le famiglie dal bisogno e dal timore dell'emarginazione sociale.
Come garantire effettiva concordia tra capitale e lavoro, come aumentare la produzione della ricchezza nazionale, come ridistribuirla in modo equo, secondo le capacità ed i bisogni di ognuno, è ormai interrogativo che riguarda l'intera politica europea chiamata, anche su questo versante, a confrontarsi con il tramonto delle ideologie classiste ed etero-liberiste del Novecento e sempre più obbligata a rispondere alla sfida epocale della globalizzazione dei mercati. Mi auguro che anche su queste questioni, che si riflettono sulla qualità della vita quotidiana degli italiani, la Camera dei deputati sappia, nel confronto fra Governo e opposizione, fornire risposte capaci di rafforzare la credibilità delle istituzioni e fare imboccare al Paese la via della ripresa economica, dello sviluppo, della giustizia sociale.

Sono altresì certo che tutte le deputate e tutti i deputati, senza distinzione di appartenenza politica, avvertano oggi l'imperativo morale del massimo impegno per garantire che il diritto al lavoro possa essere esercitato in condizioni di sicurezza (Applausi).
La perdurante tragedia delle cosiddette «morti bianche» offende la coscienza di ognuno, non può e non deve essere considerata come ineluttabile, deve generare uno sforzo comune a tutte le istituzioni perché ad essa si ponga rapidamente fine.
Onorevoli colleghi, l'ultima breve considerazione che desidero rivolgervi è relativa alla cosiddetta "diplomazia parlamentare" avviata e sviluppata dai miei predecessori. Ritengo che la Camera dei deputati debba continuare ad avvalersene per rafforzare il dialogo con altre Assemblee legislative e in particolare con quelle dei Paesi del Mediterraneo. Sulle sponde del mare nostrum sono nate e si sono diffuse le tre grandi religioni monoteistiche. Per secoli il Mediterraneo è stato l'epicentro del pianeta, luogo di fecondi scambi culturali e commerciali, e teatro di guerre sanguinose tra popoli di cultura e di religione diversa.

Oggi è specie nel Mediterraneo che il rapporto tra la cultura ebraico-cristiana dell'Occidente e l'Islam può svilupparsi positivamente, nel segno del reciproco rispetto tra identità diverse, o può precipitare nel baratro di quello scontro tra civiltà, non a caso evocato e invocato dagli integralismi. Ed è altresì di tutta evidenza che è indispensabile saper guardare a ciò che accade nel Mediterraneo anche per affrontare le pressanti questioni poste dai massicci fenomeni migratori in atto e per dar vita ad effettive politiche di integrazione. Sono certo che il nostro Parlamento, che nel 2010 assumerà la presidenza di turno dell'Assemblea euromediterranea, saprà farlo e che di grande rilievo sarà il contributo fornito dalla Camera dei deputati.

Vi ringrazio per l'attenzione con cui mi avete ascoltato. A tutte le deputate e ai deputati, in particolar modo a chi ieri è entrato per la prima volta in quest'Aula, un sincero augurio di buon lavoro. Viva l'Italia, viva la Camera dei deputati

30/4/2008

I nomi del Governo, quasi pronti


Silvio Berlusconi sta sciogliendo gli ultimi nodi riguardanti la composizione della squadra di governo. "Stiamo lavorando a 360 gradi per mettere in campo la migliore squadra possibile. Inutile quindi per ora fare nomi", ha sottolineato il Cavaliere.



Niente tecnici, nessuna 'sorpresa' e qualche ministero da 'spacchettare', sempre nel rispetto della legge che fissa il tetto di sessanta poltrone governative. Il quarto governo del leader del Pdl assume contorni ben definiti dopo giorni travagliati di non facili trattative con gli alleati. Il Capo dello Stato iniziera' le consultazioni il 6 maggio sperando di poter conferire l'incarico nel giro di poche ore, e comunque entro il giorno successivo.

Berlusconi ha detto che intende varare la squadra di governo in tempi record per poter giurare al Quirinale il 10 e affrontare subito dopo il dibattito sulla fiducia in Parlamento e entrare nel pieno dell'operativita' entro la meta' di maggio. Intanto resta ancora irrisolto il nodo della Giustizia. Dopo una girandola di nomi e fallito il pressing su Claudio Scajola, saldamente ancorato alle Attivita' Produttive, il Presidente del Consiglio in pectore prima di lasciare Roma e' tornato ad affrontare l'argomento con l'ex Presidente del Senato, Marcello Pera, ispiratore nel '99 della riforma del giusto processo. Dopo la vittoria del centrodestra nel 2001 il filosofo popperiano, gia' avviato alla poltrona del dicastero di via Arenula, venne dirottato a quella di Palazzo Madama. Alla Giustizia fu inviato l'ingegnere leghista Roberto Castelli.

Si parlo' all'eopoca di 'pressioni esterne' che avevano 'suggerito' di sbarrare a Pera il portone del ministero della Giustizia. Ora il problema sembra ripetersi con la differenza che la casella di via Arenula a questo giro restera' in mano a un esponente di forza Italia, come si puo' osservare dal "ballottaggio" tra Marcello Pera ed Elio Vito. Convogliare Vito dalla Giustizia ai Rapporti con il Parlamento potrebbe generare un effetto domino nelle caselle governative.

Uniche tessere ferme nelle posizioni iniziali quelle con i nomi di Tremonti (Economia), Frattini (Esteri), Scajola (Attivita' Produttive), Maroni (Interni), Bossi (Riforme), La Russa (Difesa), Matteoli (Infrastrutture), Calderoli (Attuazione del Programma), Bondi (Beni Culturali), Zaia (Politiche Agricole). Bonaiuti e Letta sottosegretari alla Presidenza del Consiglio. Resta anche irrisolta la querelle tra FI ed An sul Welfare. Il dicastero di via Veneto sarebbe stato dato a Gianni Alemanno in caso di sconfitta nel ballottaggio per il Campidoglio. An continua a chiedere la poltrona e forse proprio il Welfare potrebbe essere 'spacchettato' in Lavoro e Solidarieta' Sociale. Ma forse la via piu' semplice e' di lasciare il Welfare immutato e darlo al senatore del PDL, Maurizio Sacconi, che fu proprio al dicastero di via Veneto sottosegretario nell'ultimo esecutivo di centrodestra. Sulle quote rosa Umberto Bossi ha gia' fatto sapere che Rosy Mauro sara' vicepresidente del Senato. Le signore al governo dovrebbero cosi' essere: Stefania Prestigiacomo alla Salute, Adriana Poli Bortone alle Politiche Comunitarie, Maria Stella Gelmini all'Istruzione e Maria Vittoria Brambilla alla Solidarieta' Sociale.

(AGI) - Roma, 2 maggio - 2008